26 Dicembre 2006


"Gentile Signor Grillo,
mi permetto di scriverle, anche senza conoscerla personalmente, per chiedere il
suo aiuto. Sono Maria Fida, la figlia maggiore di Aldo Moro.
Questo è il 29° anno dalla tragica morte di mio padre ed il potere non si è
ancora stancato della cortina fumogena creata ad arte al fine di adombrare la
verità storica del caso Moro oscillando tra due poli: la congiura del silenzio
(un silenzio assordante) da una parte e la memoria negata dall’altra. Ma il
peggio del peggio è quando si mettono in scena film e spettacoli teatrali quasi
sempre basati su fonti parziali o discutibili. Una vera apoteosi
dell’ingiustizia! Leggo con raccapriccio che, in aprile, dovrebbe uscire su
Canale 5 una fiction in due puntate su Aldo Moro. Orripilante,
ma non basta. Stando alle indiscrezioni la sceneggiatura -come nel film di
Bellocchio– si baserebbe su testi della Braghetti e di altri Brigatisti
e su conversazioni avute con Francesco Cossiga. Intollerabile
ed assurdo
Questa non è libertà di pensiero e di espressione, ma un deliberato atto di
violenza gratuita. Se è giuridicamente possibile farlo non significa che sia
etico. Perché –mi chiedo io- persone che hanno cooperato, a vario titolo, al
rapimento ed all’uccisione di mio padre dovrebbero avere competenza adeguata a
tracciarne un profilo da affidare sic et simpliciter al giudizio dell’opinione
pubblica che non sempre è in grado di valutarne la attendibilità storica? E
perché al contrario devono essere sempre tenute alla larga tutte le persone che
gli hanno vissuto accanto e che lo amavano? La risposta è semplice, perché se si
dovesse descrivere il vero Moro l’assurdità della sua morte ingiusta
risalterebbe nitida invece nella mistificazione delle ipotesi a tema
essa svanisce senza quasi lasciare traccia. Proprio come nel caso Welby in nome
di diritti sacrosanti si opera contro l’amore. Per papà non valeva il diritto
alla vita, per Welby il diritto a lasciare dignitosamente il suo corpo mortale.
Entrambi sono stati accusati di strumentalizzazione. Ma quale? Forse quella di
dire e rivendicare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità?!
Papà, in nome di principi sanciti dalla Costituzione in favore dell’uomo, è
stato sacrificato alla ragion di Stato (tranne che poi quando era troppo tardi
tale riconoscimento è stato conclamato e reiterato mille volte).
Per il povero Welby si pretendeva che accettasse di finire soffocato sia pure in
presenza della macchina dopo una interminabile agonia. Visto che la natura umana
permette di conoscere veramente solo quello che si è sperimentato è evidente che
sia nel caso Moro che nel caso Welby nessuno avesse davvero titolo per dettare
giudizi. E sarebbe tanto bello se ci sforzassimo di diventare più amorevoli e
misurassimo le cose con la ragione del cuore.
Mio padre se ne è andato ed è in salvo, proprio come Piergiorgio Welby, ma io
esprimo ugualmente cordoglio e dolore lancinante per una fiction che trasformerà
una tragedia greca in coriandoli di plastica. Non è giusto, non
è giusto, non è giusto. Se non lo si vuole ricordare degnamente si faccia
silenzio, un silenzio assoluto e compassionevole. Mi spiace ma io non riconosco
ad Anna Laura Braghetti nessun titolo di merito (e lo dico io quella del
perdono). Essere stata la carceriera di Moro non è una categoria di pensiero, né
tantomeno un titolo accademico. Se era impietosita perché non lo ha lasciato
andare o almeno non si è personalmente rifiutata di fargli da guardiana? In
quanto all’emerito ex Presidente Senatore Francesco Cossiga, come già ho avuto
occasione di scrivergli in privato, le lacrime non lavano il sangue
innocente. Se come afferma spesso davvero provava affetto per Aldo Moro
non lo ricordi attraverso una inutile fiction. Mi piacerebbe che cadesse un
fulmine dal cielo e distruggesse tutte le copie della stessa o ancora meglio che
gli italiani si opponessero, con forza e sdegno, a questa ulteriore ignominia.
In migliaia mi hanno detto “ Avremmo voluto fare qualcosa per salvarlo “. Adesso
possono difenderne la memoria e lasciarlo al ricordo di coloro che lo hanno
amato e lo amano con tenerezza e struggimento. E possono altresì dare a noi, che
abbiamo avuto la vita devastata dalla sua morte, un po’ di pace.
Deve essere vietato togliere ad un uomo buono ed innocente oltre la vita anche
la dignità. Che sulla valle delle lacrime scenda il silenzio. Con gratitudine
per quanto vorrà e potrà fare".
Maria Fida Moro