L’uomo greco cerca l’immortalità: i misteri
eleusini
Bruno Chinè
17
maggio 2009
Sin
dalla notte dei tempi l’uomo ha preso coscienza dell’ineluttabilità della morte
ed ha tentato di esorcizzarla aspirando all’immortalità. I misteri eleusini
rappresentano una possibilità di raggiungere l’immortalità per l’intervento
d’una dea potente e misteriosa: Demetra. Per l’uomo moderno non è certo facile
capire il vero significato che i greci davano al termine “ misteri “ e più
ancora le ragioni per cui venivano attratti da una liturgia esoterica
rigenerante. Possiamo sostenere, alla luce della ricca e documentata letteratura
oggi a nostra disposizione, che i misteri eleusini sono principalmente “ riti di
passaggio ” riguardanti sia la collettività che i singoli: da una stagione ad
un’altra, dalla vita alla morte. Sono quindi culti stagionali di fecondità e si
basano su un racconto mistico che viene da lontano. Ma hanno anche un
significato più profondo che riguarda la vita e la morte, il benessere
psico-fisico ed il destino ultimo dell’uomo dopo la conclusione della vicenda
terrena. La celebrazione dei misteri riproduce ciò che è avvenuto in un tempo
meta storico per opera d’un Dio. Il termine “ mistico “, quindi, non ha nulla in
comune con la
mistica
cristiano- cattolica. Questa ultima, nelle sue diverse accezioni, presenta un
denominatore comune: l’uomo non accetta la propria finitezza ed, assetato
d’infinito, vuole allontanarsi dal contingente, dal molteplice, dalle apparenze
per identificarsi con l’Uno-Tutto, ossia con Dio, in cui l’uomo, eternamente
insoddisfatto, trova finalmente la pace. “ Io sono in Te e Tu sei in me”
scriveva uno dei più grandi mistici del medioevo, Maestro Echart, rivolgendosi a
Dio. E prima di lui Sant’Agostino, nel suo dialogo col Creatore, aveva
scritto: “ Il nostro cuore è inquieto fin quando non riposa in Te” . Per i
greci, invece, l’uomo, tramite il rito d’iniziazione ai misteri, partecipa
alle vicende d’un Dio mistico che per una vicenda di morte, discesa agli inferi,
e resurrezione “ ha subito un destino umano”. Ma qual è il racconto su cui si
fondano i misteri eleusini, i più antichi ed importanti del mondo greco? La
prima fonte scritta la troviamo nell’Inno a Demetra, di incerta datazione,
attribuito ad Omero. Questo, in sintesi, il racconto poetico: Persefone,
chiamata anche Kore, ossia la Fanciulla, figlia di Demetra, la possente dea
Madre, generatrice della vita, mentre è intenta a cogliere un meraviglioso
narciso, fatto nascere appositamente da Gaia, la Terra, viene rapita
improvvisamente da Ade, dio degli inferi che, la carica sul suo carro e la porta
nel suo regno. Il rapimento avviene col consenso di Zeus che concede Kore in
sposa al dio degli inferi. Demetra, venuta a conoscenza del ratto non si
rassegna: come dea dovrebbe capire che tutto è avvenuto per un odine divino
superiore, ma in lei prevale l’aspetto umano, esplode il sentimento materno e va
alla ricerca della figlia. Si copre di lutto e si lascia sopraffare dal dolore
come una comune mortale, dimenticando di essere una dea possente. Peregrinando
sulla terra per il dolore si rifugia nella cittadina di Eleusi, situata a circa
22 km da Atene, ed assunte le sembianze d’una anziana nutrice, si presenta al
palazzo del re Celeo, divenendo nutrice del figlio Demofonte, e tenta di
trasformarlo in Dio immortale. Non fa in tempo per un errore commesso dalla
madre Metanira. A questo punto Demetra deve rivelare la sua vera identità
divina. Chiede al re, ottenendolo, un tempio nel quale vi prende dimora e si
ritira dalla vita dell’Olimpo. La terra diventa arida, non dà germogli,
scoppia una carestia, gli uomini rischiano di scomparire, l’eterno ordine della
natura viene minacciato. Zeus, per salvare gli uomini, acconsente che Persefone
ritorni sulla terra, da sua Madre. Ma Ade non intende privarsi completamente
della bella sposa. Le fa mangiare un chicco di melograna che ha il potere di
farla tornare periodicamente agli inferi. La storia del rapimento mitico, come
molte altre storie reali, finisce con un compromesso. Col ritorno di Persefone
la terra rifiorisce e torna a dare frutti, e la misteriosa armonia che la
governa viene ristabilita. Ma quando la Fanciulla è nel regno dei morti la terra
s’addormenta e la natura sembra voglia morire. Non è difficile vedere in questo
mito un chiaro riferimento all’alternarsi delle stagioni che garantiscono la
fertilità e la vita sul nostro pianeta. Il culto di Demetra prima, ed i misteri
eleusini dopo, hanno origine da antichi culti agrari dell’aria micenea e della
Tracia, però rappresentano qualcosa di più. Il momento esoterico dei riti
comprendeva cerimonie speciali con meditazioni sul mistero della nascita, della
vita, della morte e resurrezione( ritorno di Persefone). Pur non conoscendo in
particolare gli oggetti sacri che venivano mostrati agli iniziati, né la
liturgia dei misteri, sappiamo che i partecipanti, finita la celebrazione, si
sentivano trasformati interiormente per quello che avevano visto: un nuovo
equilibrio psico-fisico, una raggiunta sintonia con la vita dell’intero cosmo,
pronti ad affrontare il mistero della morte ed il viaggio dell’anima
nell’aldilà. Potevano essere iniziati tutti: uomini e donne, ricchi e poveri,
greci e barbari purché parlassero greco e non si fossero macchiati di delitti.
Durante la celebrazione dei misteri una processione di oltre trentamila persone,
con fiaccole, sfilava da Atene ad Eleusi. Qui gli iniziati entravano nel
tempio di Artemide per assistere al rito di iniziazione e contemplare i sacri
misteri. Non conosciamo i particolari della liturgia perché gli iniziati
giuravano sulla loro testa che non avrebbero rivelato quanto visto ad estranei.
E mai giuramento è stato così rispettato. Ad Eleusi si celebravano i piccoli e
grandi misteri. I primi, in primavera, comprendevano digiuni, purificazioni,
sacrifici; i secondi o grandi misteri, a settembre, probabilmente
rappresentavano la discesa di Persefone agli Inferi ed il suo ritorno sulla
terra. Durante la celebrazione dei misteri gli iniziati vivevano emotivamente ed
intuitivamente il rapimento di Persefone, la vita nel mondo degli inferi, la
disperazione di Demetra per la perdita della figlia, l’intervento risolutore di
Zeus, il ritorno della Fanciulla sulla terra che rifiorisce. L’armonia
preesistente viene ristabilita. La discesa agli inferi, l’esperienza del buio e
della luce, rappresenta la discesa dell’uomo nella profondità oscura del
proprio essere per poi tornare alla luce purificato e rigenerato. I misteri
eleusini assicurano agli iniziati, e solo ad essi, una vita in sintonia con
l’ordine misterioso della natura, e la salvezza dell’anima dopo la morte. Per il
richiamo all’ interiorità, per lo spirito di tolleranza per altri culti, per la
loro natura esoterica, si diffusero in tutto il mondo antico. A Roma fu iniziato
ai misteri eleusini anche Marco Tullio Cicerone che disse di averne tratto
notevoli benefici spirituali. Qual insegnamento l’uomo d’oggi può trarre dalla
riflessione sui sacri misteri di Eleusi? Innanzitutto può prendere coscienza che
la vita e la morte dell’uomo restano avvolte nel mistero, a dispetto dei
progressi della scienza moderna; che la vita umana è legata da fili misteriosi a
quella dell’intero universo di cui costituisce una piccola parte; che l’uomo non
è il padrone della vita, né il re dell’universo; che la distruzione
dell’ecosistema rappresenta uno stravolgimento delle forze cosmiche su cui si
regge la vita. Ed infine, una riflessione e comprensione, anche a livello
intellettuale, dei sacri misteri ci aiuta a conoscere meglio noi stessi e ad
assumere conseguentemente un diverso atteggiamento dinanzi al creato, dando un
nuovo senso alla nostra vita.