La vita tormentata di don Ernesto Buonaiuti

di Bruno Chinè 

  

Nei primi decenni del secolo scorso un gruppo di seminaristi dei più prestigiosi seminari romani si trovano insieme la sera, sempre allo stesso orario, per la visita di adorazione al SS Sacramento nella Chiesa del Gesù. I nomi di questi seminaristi erano destinati a diventare famosi, per motivi diversi, in Italia e all’estero. Si tratta di don Giulio Belvedere, don Ernesto Buonaiuti, don Alfonso Manaresi, don Romolo Murri e don Angelo Roncalli. Dopo l’ora di adorazione i quattro si trattengono insieme nel cortile per discutere a lungo e animatamente tra la meraviglia di coloro che frequentano la Chiesa. Gli interessi culturali dei quattro sono spesso divergenti ma li unisce l’ansia del nuovo sia nella ricerca d’un nuovo approccio alle Sacre Scritture sia nella ricerca d’una nuova dimensione sociale alla luce della Rerum Novarum. Dopo gli anni del seminario questi giovani valenti percorrono strade diverse. Don Angelo Roncalli raggiunge la sua Bergamo collaborando col Vescovo, don Giulio Belvedere collabora col Vescovo di Bologna, don Ernesto Buonaiuti resta a Roma per insegnare Storia delle religioni, don Alfonso Manaresi si dedica all’insegnamento a Bologna e don Romolo Murri, dotato d’una profonda passione politica, rimane a Roma per lavorare nella Fuci. Ma  gli strali del Santo Uffizio cadono terribili e inesorabili sui due professori. Buonaiuti e Manaresi sono due intellettuali di prima grandezza e dotati di una forte vocazione religiosa vivono un’autentica vita cristiana. La loro passione culturale, l’ansia di rinnovamento della Chiesa, l’applicazione del metodo storico allo studio delle Sacre scritture insospettìsce subito la parte più conservatrice della cultura cattolica del tempo che accusa di modernismo i due professori e le loro opere vengono messe all’indice. Don Alfonso Manaresi subisce varie persecuzioni dagli organi inquisitori del tempo ma riceve l’appoggio della parte più moderata della cultura cattolica rappresentata dal cardinale Respighi e dall’arcivescovo Ferrari di Milano. Ma non basta. 

  Per don Ernesto Buonaiuti le cose vanno peggio. Appena ottenuta la cattedra di Storia ecclesiastica a Roma, a soli ventitré anni, pubblica un articolo sulla rivista fiorentina Studi religiosi per il quale riceve un forte attacco da parte del direttore di Civiltà cattolica padre Rosa. In seguito viene convocato dal cardinale vicario Respighi e privato della cattedra. Pubblica un breve saggio sullo gnosticismo per il quale ottiene una censura orale dal Santo Uffizio solo perché il testo era stato preventivamente mandato in visione a padre Lepidi, allora maestro dei sacri palazzi apostolici. Gli comunicano però che il libro merita di essere condannato. Nonostante si trovi nel mirino degli inquisitori don Ernesto viaggia in Francia e in Inghilterra incontrandosi con i teorici del modernismo. A Milano partecipa ad un convegno organizzato dalla rivista il Rinnovamento e sostiene la tesi ardita che il Concilio tridentino e quello Vaticano vanno superati. E’ troppo per i tempi!

  Con l’enciclica Pascendi Dominici Gregis Pio X, in un clima di intolleranza teologica e di contrapposizioni ideologiche, condanna ogni forma di modernismo ed i personaggi sospetti di adesione a tale movimento, senza andare tanto per il sottile vengono condannati. Subito dopo l’Osservatore romano pubblica tutti i nomi degli scomunicati e tra questi c’è don Ernesto Buonaiuti. Questi non dispera. Nella Chiesa ha ancora tanti che gli vogliono bene ed apprezzano il suo ecumenismo e l’ansia di rinnovamento anche se, a parere dei saggi, i tempi non sono ancora maturi per le sue idee; ha ancora la Rivista, la simpatia del segretario di Stato cardinale Gasparri, l’appoggio e l’amicizia di don Belvedere e  annovera tanti allievi ed estimatori in ogni parte d’Italia. Ma anche la Rivista viene condannata e soppressa. Nel 1914 per don Ernesto si presenta un’altra possibilità: il Ministero della pubblica istruzione bandisce un concorso all’Università di Roma di una cattedra di Storia del cristianesimo. Si presenta e risulta vincitore superando nel punteggio Odolfo Omodeo e Luigi Salvatorelli. Rinasce la speranza, la madre che lo voleva sacerdote ne è entusiasta, ma le persecuzioni non finiscono per don Ernesto. Questa volta arrivano dallo Stato italiano. Il Fascismo richiede giuramento di fedeltà a tutti i prof. Universitari. Buonaiuti si rifiuta in nome del Vangelo e perde il posto. Rifiuta quella che il cardinale Pizzarro chiama “ la tessera del pane”. Sono i tempi più difficili per la vita del sacerdote ma non piega mai la schiena ed accetta cristianamente una vita di stenti, mantenendo l’animo sereno e continuando senza tregua i suoi studi prediletti. Le persecuzioni non si fermano: nel 1932 il suo saggio La chiesa romana viene messo all’indice dal Santo Uffizio; la stessa sorte tocca nel 1942 alla sua Storia del cristianesimo e a tutte le altre sue pubblicazioni. Dopo la caduta del Fascismo i professori che non si erano piegati vengono reintegrati nell’insegnamento ma lui no.  Il Nunzio apostolico Francesco Gorgoncini si reca dal ministro Guido De Ruggiero per fare presente che una norma concordataria lo vieta. Riottene la cattedra quando la morte è già in agguato. La Civiltà cattolica e l’Osservatore romano non si fermano nemmeno dopo i funerali. Troviamo scritto nel suo testamento: “Mi sento partecipe in speranza e comunione, con quella nuova chiesa cristiana ecumenica a cu i ho veduto lavorare quelle denominazioni evangeliche che mi sono sempre apparse salutarmene travagliate da un autentico spirito di fraternità, di pace e di vita carismatica nel mondo ”. I tempi di cui abbiamo parlato sono lontani; tante cose sono cambiate anche nella Chiesa dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II. Molte idee del sacerdote ” ribelle “ sono diventate realtà. La Chiesa ha rivalutato Galilei e Savonarola che allo stesso Carducci sembrava ispirato dal Diavolo, per cui, come scrive Giulio Andreotti “ Non è improvvida oggi una rilettura di Buonaiuti: ora per allora. La ricostruzione serena d’una vita tanto tormentata; la fedeltà all’abito sacerdotale; l’ansia di aggiornamento: sono tutti elementi che portano, non solo dinanzi a Dio, a conclusioni molto meno severe”.