I canti religiosi di Settilia Palma Mammoliti

Bruno Chinè

 

Per i tipi delle Arti grafiche di Ardore, a cura di Fortunato Nucera, e con una nota biografica di Aurelio Pelle, ha visto recentemente la luce un pregiato volumetto di canti religiosi di Settilia Palma Mammoliti. La poetessa è nata a San Luca nel 1920, dove tuttora vive, ed ha composto i suoi canti, o meglio le “ razioni”,  in un lungo arco di tempo, trattenendoli nella sua memoria, essendo illetterata come Cola Napoli, Mastro Bruno Pelaggi, Domenico Pulitanò e tanti altri poeti dialettali calabresi i cui versi sono scesi spesso nella tomba assieme a loro.   Scrive di lei il nipote Aurelio Pelle: “ Conserva e nasconde un temperamento artistico e civettuolo innato, ma, come Melusina, protagonista dell’omonima novella alvariana, è da sempre tenacemente restia a farsi riprendere o fotografare, sia pure dai suoi familiari”.

   Nella sua dotta introduzione al libro, Fortunato Nucera, a proposito della poesia dialettale, fa un opportuno riferimento a Pier Palo Pisolini che per primo capì che il dialetto, in quanto lingua viva del popolo, ha una sua immediatezza e  freschezza che spesso manca alla lingua nazionale, e pertanto è più adatto alla poesia e va conservato per i contenuti spirituali di cui è portatore. L’appello di Pasolini ha dato un notevole impulso alla valorizzazione dei dialetti in Italia, ma nessuno poteva frenare la forza livellatrice della televisione e l’atteggiamento ostile del ceto medio-alto contro il dialetto. Il tempo, la televisione e l’ignoranza degli uomini hanno lavorato contro i dialetti. Dopo tanti danni prodotti si avverte l’esigenza di tornare alle radici, alla conservazione e valorizzazione dei dialetti e delle culture di cui sono espressione. Anche il dialetto calabrese di oggi ha subito diverse contaminazioni, specialmente per opera dei mass-media ed ha perduto spontaneità e freschezza. Tanti termini sono scomparsi ed il dialetto s’è impoverito, e con esso la stessa lingua italiana. La visione della vita della Mammoliti si basa su una religiosità legata alla tradizione cattolica: Dio, la Madonna, gli Angeli ed i Santi sono presenti in tutte le vicende della giornata terrena dell’uomo e lo accompagnano fino al trapasso. Nei momenti difficili della vita, come le malattie, i disastri naturali, le guerre il popolo semplice si rivolge fidente a Dio, alla Madonna e ai Santi per invocare aiuto ed avere conforto. La poetessa parla con la forza della Fede: la Madonna della Montagna dà la parola ai muti, la vista ai ciechi, la pace ai cuori afflitti. Fedele alla tradizione contadina, secondo la quale al prossimo si augura la buona morte, chiede  al Padre Eterno di assistere alla sua agonia “ finu a l’urtimu mumentu”, ed invoca la Madonna: “A lu meu capizzu Vi vogghju assettata,/ u mi ‘ssistiti l’urtima ‘gonia”. La Madonna di Polsi ed il culto della Croce di Cristo sono sempre presenti nell’animo semplice e religioso della Mammoliti. La poetessa si rivolge alla Vergine non per chiedere ricchezze ed onori bensì la pace dell’anima su questa terra e le gioie del paradiso dopo la morte. E’ un messaggio  fuori moda, ma su cui dobbiamo riflettere. Oggi la televisione che occupa quotidianamente quasi tutti gli spazi della nostra anima respinge tutto ciò che non è giovane, bello e ricco. La sofferenza, il dolore, il corpo segnato dal tempo e dagli acciacchi, la morte non trovano cittadinanza nella televisione. Una merce non viene presentata per quello che è, ma è resa appetibile associata ad una giovane donna sorridente e discinta. Se poi quella donna è mercificata, sofferente, anoressica e drogata è una questione privata che non interessa minimamente la collettività. La visione religiosa della Mammoliti può apparire ingenua e superata. Una moderna visione scientifica sembra abbia sostituito definitivamente  la fede dei nostri padri, ma nei momenti difficili dell’esistenza scopriamo che la scienza non è in grado di fermare il dramma della guerra, le pestilenze, i terremoti, il dolore, la morte e tutto ciò che, da un momento all’altro, può rendere drammatica o annientare la vita di ciascuno di noi. In questi momenti, in tanti, vorremmo avere la fede della Mammoliti.