Matrimonio clandestino,
un romanzo sulla “ maffia” scritto nel 1942
di Bruno Chinè
Bovalino 12 novembre 2008
Matrimonio clandestino è un romanzo breve scritto da Saverio Montalto nel 1942 e tuttora inedito. L’Italia era in guerra e sul piano militare le sorti dell’Asse registravano le prime incrinature, specialmente sul fronte africano, anche se i due Dittatori ostentavano sicurezza e fede nella vittoria finale. Nei paesi, specialmente del Mezzogiorno, la gente viveva una vita grama e di duro lavoro. La civiltà contadina così come si era manifestata nei secoli precedenti registrava le prime crisi, e Corrado Alvaro, cogliendo per primo i segni del cambiamento, scriveva che su di essa non c’era da piangere. Un mondo povero, ma solidale e ricco di valori umani, il mondo delle “ api non regine”, per usare una efficace immagine di Pasquino Crupi, incominciava a sfaldarsi e cedeva il posto al nuovo che si manifestava anche col volto malvagio e prepotente della mafia. Fino allora era stata la città a dimostrare un volto inumano e tanta miseria, anche morale, specialmente nelle zone di forte immigrazione. La provincia era ritenuta terra privilegiata: con le sue tradizioni ben solide, la sua religiosità, i suoi valori antichi, e specialmente col senso di solidarietà verso i più deboli rappresentava l’Eden. E questo vale non solo per la provincia italiana ma anche per quella americana. La cultura ufficiale del nuovo Mondo, infatti, presenta una visione idilliaca della provincia fino a quando non appare la celebre Antologia di Spoon River che sfata il mito americano della provincia felice. Da noi Corrado Alvaro si era accorto che la vita di città fosse più spersonalizzante, rispetto a quella del paese, più ricca di umanità, anche se più povera e meno libera. In Italia è stato Saverio Montalto a sfatare il mito della vita provinciale idilliaca e serena e a presentarci la “ provincia infetta”, per usare ancora una efficace espressione di Pasquino Crupi. L’infezione tipica delle province del Sud, secondo Montalto, è quella di mafia. Il fenomeno mafioso non è certo nuovo nella storia del Mezzogiorno, ma nel 1942 apparentemente sembrava debellato dalle leggi speciali volute dal Regime. Montalto, in tutti i suoi scritti, dimostra il contrario. “ Matrimonio clandestino” ci presenta, infatti, l’infezione mafiosa in uno stato avanzato, anche nei piccoli centri, e ancor prima de La famiglia Montalbano, finito di scrivere nel manicomio criminale di Aversa nel 1945, il primo romanzo organico sulla mafia scritto in Italia. La mafia di Montalto ammorba tutta la comunità, ingoia le poche risorse disponibili, sfrutta i deboli e vezzeggia i potenti, trovando il proprio fondamento antropologico nella malvagità dell’animo umano. Matrimonio clandestino è un romanzo breve o un racconto lungo. Potrebbe essere definito una favola per il suo inizio “ Vivevano molti anni or sono.. in un paese.. due sorelle…” e per la linearità del racconto e la semplicità del linguaggio. Ma si tratta d’una favola senza lieto fine e col dramma finale. Il racconto si snoda su una china che conduce quasi inesorabilmente verso lo scacco finale della protagonista. A parte le belle descrizioni del paesaggio calabrese, si respira dall’inizio alla fine del romanzo, un’aria pesante, un senso d’impotenza umana dinanzi agli eventi, un’angoscia quasi kafkiana. L’ambiente è sempre ben individuato ed è quello chiuso della provincia calabrese durante il Ventennio. Nel mondo di Montalto non tutti sono malvagi, anzi esistono tanti personaggi buoni e coraggiosi, come comare Peppina, che hanno il coraggio di perorare la causa dei deboli, ma infine dinanzi alla forza e al blocco di potere politico mafioso, si devono arrendere. E’ un romanzo drammatico non solo per la fine della protagonista, Rosina, una sartina umile e onesta, che quasi per volontà d’un destino maligno viene attratta da un bruto mafioso che gradualmente e con raggiri diabolici la trascina e la fa precipitare in un abisso di malignità e di morte. Dopo averla messa incinta inventa un matrimonio clandestino per sottrarle i pochi risparmi. Il tutto con la l’appoggio della mafia locale e la collusione dei pochi notabili del paese. Infine l’abbandona e, per metterla definitivamente a tacere, le manda a casa due scagnozzi che la invitano a dimenticare don Gim, a cambiare paese ed accettare la loro protezione par essere avviata alla prostituzione, subito dopo il parto. L’altro personaggio del romanzo è Gim, un giovane aitante, arrogante, malvagio, privo di sentimenti umani e d’una pur minima coscienza morale. Intorno ai due protagonisti ruotano i personaggi più in vista del paese, mafiosi anch’essi o comunque asserviti alla mafia. Rosina, in un primo tempo, sentendosi corteggiata, avverte brividi e paura, ma poi, come spesso capita, cade nelle grinfie del bruto e se ne innamora persino. Quando s’accorge d’essere incinta chiede a Gim di accelerare il matrimonio, anche per evitare lo scandalo nella piccola comunità. Lui rifiuta e sua madre, donna Anna la pazza, violenta e di facili costumi, diffonde veleni e calunnie su Rosina e sua sorella Teresa, un’umile e onesta ragazza poliomielitica. Minaccia di morte le ragazze per allontanarle dal figlio e zittirle. Rosina non ha scampo. Per lei non c’è nessuna via d’uscita dignitosa. La gente per paura e per un falso moralismo non dà solidarietà ad una ragazza incinta. Non può cambiare paese perché la mafia estende i suoi tentacoli ovunque. Così il suicidio di Rosina è annunciato da Montalto sin dalle prime pagine del romanzo. Lo scrittore, sin dall’inizio del racconto, ce la presenta come una cinciallegra attratta dal serpente e che, prima o dopo, è destinata a cadere nelle sue fauci. L’innamoramento della ragazza, infatti, è accompagnato da lampi sinistri e tuoni che squarciano il cielo tra nuvole nere. La comunità tutta è avvolta nelle spire della mafia. I deboli, che ancora hanno umanità, non intervengono per paura. I mafiosi, quindi, esercitano sui deboli il diritto di vita e di morte. Le Istituzioni sono assenti, e chi può non interviene per paura o per interesse. E’ un romanzo drammatico che presenta uno spaccato di vita e di costume solo apparentemente scomparso. Ci presenta la dialettica tra bene e male. Un bene quasi di natura, quello presente in tante persone umili, ed un male smisurato, una malvagità quasi incredibile nelle classi di potere. Ma in quegli stessi anni, per opera di tanti potenti malvagi e pazzi non operavano i campi di sterminio di Mathausen e di Auswitz? Il romanzo è rimasto inedito perchè Saverio Montalto non è mai entrato nei giri che contano, e in Italia, chi sta fuori dei giri non ottiene notorietà. Ma questo non diminuisce per nulla il valore artistico del libro. Anche in questo scritto, come al solito, si rivela narratore di razza. Sa avvincere e convincere il lettore che lo incontra.