Il crepuscolo della democrazia

di Bruno Chinè

 

 

   Giorni fa, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo sulla situazione politica del nostro Paese, in occasione dell’inaugurazione dell’Archivio storico dello Stato, ha sentito il bisogno di chiarire agli italiani che “ non bisogna confondere la crisi della politica con la crisi della democrazia “ed ha aggiunto che bisogna trovare un punto di riferimento nelle Istituzioni “ che hanno bisogno del necessario rispetto”.  Ed ancora ha aggiunto: “ Siamo nel momento in cui si discute molto, in Italia e fuori del nostro paese, della crisi e delle difficoltà della democrazia rappresentativa”. Si tratta d’un intervento col quale il Presidente Napolitano intende tranquillizzare gli italiani sulla tenuta delle Istituzioni, a dispetto della grave crisi della nostra democrazia rappresentativa. Intervento apprezzabile, senza dubbio, ma tutti sanno che tra la crisi della politica e quella della democrazia esiste un rapporto biunivoco. Le buone istituzioni sono create dalla buona politica e sono difese dalla stessa, oltre che dalla fiducia dei cittadini. Ora, nel nostro Paese, dopo la demolizione per via giudiziaria della prima Repubblica, la politica ha cambiato molte leggi restringendo, spesso,  gli spazi di democrazia. Il cambiamento del tit. V della Costituzione, per esempio,  ha apportato danni enormi al sistema democratico. L’elezione diretta del sindaco e dei presidenti di Province e Regioni dà ai vincitori  poteri enormi senza contrappesi assegnati alle minoranze. Certo si è avuta maggiore stabilità negli Enti locali ma a scapito della democrazia e del buon governo. La parte politica che vince oggi può fare quasi tutto, e senza rispondere dinanzi alla legge, perché  Bassanini, con apposita legge, ha provveduto a dividere il momento politico da quello gestionale. Questo ultimo è stato affidato ad una burocrazia improvvisata, di nomina politica, quindi docilissima alla volontà di chi la nomina. Negli Enti locali sono scomparsi anche i controlli di legittimità e gli stessi segretari degli enti, che un tempo dovevano dare su ogni delibera un parere di legittimità, rispondendo dinanzi alla legge, vengono scelti dai sindaci o presidenti di provincia o regione. I poteri dei sindaci, presidenti di provincia, di regione, dei manager delle  ASL, di nomina politica, sono aumentati, assieme al malgoverno. Recentemente il Procuratore generale della Corte dei Conti ha lanciato un preoccupante allarme sulla corruzione della Pubblica Amministrazione, stimando il ricavato delle tangenti a circa 50/ 60 miliardi di euro l’anno “ costituenti una vera e propria tassa immorale occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini”. Si tratta d’un fenomeno “ perdurante”- dice il Procuratore, anche se ci sono tanti cittadini che non cedono alle lusinghe del guadagno facile e vogliono operare con onestà e nel rispetto delle istituzioni. Ora, dinanzi ad un allarme di corruzione “perdurante” di tali proporzioni, lanciato dalla massima Magistratura contabile,  il Presidente della Repubblica, certo per amor di patria tace e intende tranquillizzare i cittadini affermando che solo la politica è in crisi. A nostro parere, invece, il Presidente farebbe meglio ad inviare, un messaggio alle Camere, invitandole ad adottare con urgenza le necessarie norme anticorruzione.  Con una legge votata dall’attuale maggioranza di governo è venuta meno persino la principale conquista del liberalismo moderno, frutto dell’illuminismo e della rivoluzione francese, ossia l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge. Com’è noto, oggi, le cinque alte cariche dello Stato, sono al riparo da qualunque eventuale intervento della magistratura. L’attuale legge elettorale, definita “ una porcata” dagli stessi autori, consente  ai capi dei partiti di nominare l’intero Parlamento, che in base alla nostra Costituzione, rappresenta la sovranità popolare.  L’attuale legge elettorale assomiglia più alla legge Acerbo che ad una legge elettorale d’uno stato democratico moderno. Ma il Nostro Parlamento, che rappresenta la Casta, per usare le parole di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, ritiene che in questo momento in Italia ci siano problemi più importanti  da risolvere: vale a dire i problemi della democrazia e del buon funzionamento delle istituzioni possono aspettare. Il Presidente della Repubblica invita gli italiani ad avere fiducia nelle istituzioni, e fa bene. Però il Presidente del Consiglio, da anni, un giorno sì e l’altro pure, invece di attaccare la mafia, la delinquenza e la corruzione, si scaglia contro la magistratura e sostiene che solo le sentenze fatte da giudici “non comunisti” vanno rispettaste. Di riforme per ridimensionare la “ Casta” ed evitare la “ Deriva” non se ne parla. La nostra democrazia è entrata in crisi quando sono stati distrutti i partiti che assicuravano la partecipazione popolare alla gestione della cosa pubblica, ad ogni  livello, e selezionavano la classe dirigente. Il popolo è stato privato degli strumenti di partecipazione ed al posto dei partiti democratici s’è insediata la “ Casta”. E’ venuta meno la coscienza civile nella gente e sono entrate in crisi non solo le ideologie ma gli stessi valori civili e religiosi. Alexsis de Tocqueville, nel suo studio sulla Democrazia in America,  ha scritto che a fondamento d’ogni  sana democrazia servono valori etici e religiosi. Quelli che da noi mancano.