Finanziaria e blocco delle pensioni
Bruno Chinè
Nicolò Machiavelli, profondo conoscitore dell’animo umano, ha scritto che l’uomo è attaccato al denaro e perdona più facilmente chi gli uccide il padre che chi lo colpisce negli interessi economici. Certo il Segretario fiorentino non si riferiva al pagamento delle tasse ma ai ladri veri che sono esistiti in ogni tempo. Ma anche il pagamento delle tasse può essere una rapina se non avviene secondo quei sacrosanti criteri dettati dalla nostra Carta costituzionale: progressività e giustizia. Certo il momento che l’Italia sta attraversando non è facile ed il pericolo greco è sempre in agguato, sia per la situazione economica obiettiva, sia perché la speculazione come le fiere colpisce gli organismi più deboli. Nonostante tutto questo sulla cronaca parlamentare di qualche settimana fa è apparso un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha approvato all’unanimità e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa euro 1350,00 al mese. Inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali. Siamo del tutto convinti della necessità della manovra finanziaria per allinearci con le direttive della C.E. ma non possiamo accettare i criteri con cui il Governo ha tassato i cittadini. Il blocco della rivalutazione delle pensioni pari a cinque volte il minimo, 2400 euro circa, è iniqua anche perché l’introduzione del pagamento dei tiket sulla sanità pesa di più sugli anziani che hanno frequenti bisogni di cure specialistiche che non sui giovani. E’ stata definita la tassa sui poveri e sui deboli che per il loro stato non hanno più potere contrattuale. Ma oltre ad essere una tassa che peggiora gli ultimi anni di vita di milioni di pensionati, è ingiusta nel rapporto con i pensionati d’oro che percepiscono decine di migliaia di euro al mese. Si dirà che questi sono pochi e non danno un gettito significativo alle entrate. Ma questo è irrilevante; importante è dare un esempio di equità nel prelievo. E poi ci sono i privilegi della Casta, ossia del nostro ceto politico a livello nazionale, regionale e locale. Ebbene la Casta ha protetto ancora una volta se stessa, come avveniva nel regno del Re Sole per la nobiltà ed il Clero. C’è poi il problema del finanziamento dei costi della politica. Un referendum popolare s’è pronunciato contro, ma la casta l’ha reintrodotto chiamandolo rimborso spese. E si tratta d’un rimborso vergognoso, 1 euro ad elettore anche se i partiti oggi non sono più radicati nel territorio, non hanno contatti col popolo e mancano gli eletti essendo i deputati e senatori nominati dai capi partito ossia dalla casta. Ma c’è un argomento ancora più pregnante per negare il finanziamento ai partiti: questi, quasi tutti, mancano d’una struttura democratica e si basano solo sui leader che sono veri e propri monarchi. Ebbene sul finanziamento alla politica che divora risorse ingenti la finanziaria balbetta. Ecco perché la tassa sulle pensioni è doppiamente iniqua. Un Parlamento degno di questo nome si dovrebbe vergognare di tassare le pensioni superiori a 1400 euro e aumentarsi i propri stipendi che sono i più alti in Europa. Si dice che fra due anni arriverà l’equiparazione ma tutti sanno che si tratta d’una beffa per rendere più dolce l’amara pillola che devono inghiottire oggi i poveri. Ma vergogna e rossore non sono più di moda. La Casta protegge se stessa e tutto ciò che le serve per mantenere il potere, per esempio la Rai. Stipendi d’oro per i protetti e contratti milionari per prodotti scadenti che umiliano il servizio pubblico. Abbiamo visto la buonuscita di Santoro ma lo stesso vale per quella di Vespa e di tanti altri professionisti bravi o scadenti, raccomandati dai politici. Si dirà che la Rai è autonoma ma tutti sanno che non è vero. La Rai è la grande mammella che mantiene e nutre il nostro ceto politico. Ed infine una osservazione sulla finanziaria: manca lo sviluppo quindi tra poco tempo bisogna farne un’altra tassando ancora i poveri. Oggi il 47% della ricchezza del Paese è concentrata nelle mani del 10% della popolazione che non paga però il 47% delle tasse. Altro cha tassazione progressiva come recita la Costituzione. Ci sono poi le riforme a costo zero indicate giorni fa da Mario Monti su Corriere della sera, ossia le liberalizzazioni che il governo non vara perché protegge un proprio elettorato straricco in grado di condizionarlo. E che dire della norma a favore ancora una volta della Fininvest, ossia di Berlusconi? Ai tempi del Re Sole un ministro dell’economia illuminato, il Necher aveva proposto al Sovrano la riforma del fisco per fare pagare anche i nobili ed il clero: non è stato accoltato ed è scoppiata la Rivoluzione francese.