E se puntassimo sulle “ Istituzioni”?
Bruno Chinè
Ormai
da molti anni l’attenzione dei media è rivolta alla nostra Regione quasi
esclusivamente per la presenza del fenomeno “ndrangheta”, e alcuni su questa
mala pianta, che da noi vegeta naturalmente, hanno costruito le loro fortune
economiche e politiche. Da tempo è comparsa sul mercato una nuova professione
che rende, e trova proseliti in tutto il Bel paese: quella degli addetti alla
lotta alla mafia. All’indomani di fatti delittuosi, che purtroppo da noi
accadono spesso, assistiamo a dei cortei oceanici ai quali partecipano
rappresentanti degli Enti locali, politici d’ogni orientamento, ministri della
Repubblica e di ogni culto religioso, ed i soliti professionisti dell’antimafia.
Non si capisce bene contro chi è diretta la protesta dato che ai cortei, nelle
prime file, ci sono i rappresentanti delle Istituzioni che hanno il compito di
assicurare l’ordine pubblico e di vigilare sul rispetto della legalità e
sicurezza dei cittadini. In queste occasioni spesso si distinguono i giovani che
sinceramente sentono il bisogno di spendere le loro fresche energie per
estirpare la mala pianta della ndrangheta. Non mancano i politici di turno
pronti ad avvicinare i giovani incoraggiando le loro ingenue iniziative e
trasformandoli quasi in teste d’ariete nella lotta contro la mafia, che loro
però si guardano bene di farla veramente. Ma il vero obiettivo dei politici è
un altro: quello di fare proselitismo. In tutto questo non trovo nulla di
strano. In un sistema democratico è normale cercare di avvicinare i giovani ai
partiti che restano il fondamento della vita democratica. Non mi sembra però
giusto approfittare di stati emotivi che vedono i giovani in prima linea
naturalmente per impiegarli in una “ lotta alla mafia” che è una cosa seria,
difficile, pericolosa e non può essere affrontata mandando i ragazzi in lungo e
largo per l’Italia, distraendoli dai loro studi. A noi sembra che le cose stiano
così: o la mafia non è quel mostro che si vuole fare credere e quindi si può
combattere con cortei, con l’intervento di preti antimafia e associazioni
giovanili varie, oppure lo è, e in questo caso non servono i cortei, se non come
momento di protesta contro la politica che non assicura le libertà democratiche
dei cittadini. Dopo il delitto Fortugno abbiamo apprezzato la generosità dei “
Ragazzi di Locri” “ E ora ammazzateci tutti” e dell’Associazione FO.RE.VER.
Abbiamo apprezzato la rivolta morale e civile dei giovani ma non abbiamo mai
creduto che tanta generosità potesse dare un serio contributo nella lotta alle
ndrine. Forse non abbiamo la fede mentre altri riescono ancora ad illudersi ed
illudere. La realtà però si commenta da sola: le cose stanno oggi esattamente
come prima perché, come si suol dire, siamo partiti col piede sbagliato. E chi
ha il dovere di assicurare legalità e sicurezza non sta facendo nulla di nuovo.
L’Italia ormai da diversi anni sta attraversando una crisi lunga e travagliata,
dovuta anche alla mancanza di una classe dirigente preparata, onesta e capace di
perseguire il bene pubblico. Mancano i leader con un alto senso dello Stato,
capaci d’affrontare l’impopolarità esponendo i mali del Paese. Sono state anche
fatte tante riforme sbagliate che hanno indebolito le Istituzioni. Oggi la gente
non ragiona, fischia. E ha tutte le ragioni per farlo. Solo che così i problemi
non si risolvono. Eppure esiste ancora una Costituzione democratica che affida
la tutela dell’ordine pubblico e la lotta a tutte le mafie alla Magistratura ed
alle Forze dell’ordine. Ma in questi ultimi anni abbiamo assistito disgustati ad
attacchi, anche da parte di uomini di Governo, alla Magistratura ed alle Forze
dell’ordine. Tutto questo non ha certo incoraggiato il lavoro difficile dei vari
“ Servitori dello Stato”, molti dei quali nell’esercizio delle loro funzioni
hanno perduto la vita. Eppure, secondo noi, la via per combattere le mafie e
ogni forma d’illegalità è una sola: ammodernare le Istituzioni, iniziando dalla
Magistratura che deve restare indipendente ed essere dotata altresì di mezzi
moderni per operare con ritrovato slancio e concordia. Lo stesso dicasi per
l’Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato e delle Fiamme gialle. In queste
Istituzioni democratiche i cittadini onesti trovano la tutela delle loro libertà
garantite dalla Costituzione. Proprio qui dobbiamo puntare quindi per ottenere
la repressione di ogni forma d’illegalità. Ma le Istituzioni addette al
mantenimento dell’ordine pubblico hanno bisogno di buone leggi. E questo è
compito della politica, che non c’è. L’educazione alla legalità deve essere
demandata invece alla scuola, radicata in tutto il paese e frequentata dai
bambini, dai ragazzi e dai giovani. Il resto è solo demagogia, mascheramento
della realtà, e rivela pressappochismo e mancanza di volontà d’affrontare i
problemi in termini seri per fare diventare più civile e moderno il nostro
Paese.
(Nella foto Bruno Chinè)