“ La maschera del barone ” presentata ad Ardore
L’ultimo romanzo di Nicola La Barbera
Bruno Chinè
Il sindaco di Ardore Peppe Campisi e la sezione ardorese del Movimento federalista europeo, presieduta da Franco Romeo, hanno organizzato una interessante serata culturale per presentare l’ultimo lavoro letterario dello scrittore Nicola La Barbera, “ La maschera del barone “. Nonostante oggi si registri un calo d’interesse per la carta stampata, e per il libro in particolare, il salone della biblioteca comunale era gremito da un pubblico interessato, composto anche da tanti giovani. Moderatore dei lavori della serata il giornalista Aristide Bava. Ha aperto i lavori il dott. Giuseppe Grenci, presidente del Consiglio comunale di Ardore, che ha portato i saluti del Sindaco, assente per motivi istituzionali, ed ha sottolineato che l’Amministrazione comunale è lieta di accogliere incontri culturali perché solo la cultura può salvare la Calabria. Subito dopo ha preso la parola il dott. Franco Romeo, presidente della sezione del Movimento federalista di Ardore, la più attiva di tutta la Calabria. Dopo aver rivolto parole di apprezzamento a Nicola La Barbera per il suo ultimo romanzo ha illustrato gli scopi del Movimento da lui presieduto evidenziando che la cultura è l’unico mezzo per farci diventare buoni italiani, ma anche cittadini europei, dato che oggi la nostra grande patria è l’Europa. A questo punto ha preso la parola il prof. Bruno Chinè per presentare succintamente il libro. Il relatore ha premesso che nel Novecento la Locride ha dato un grande contributo alla letteratura nazionale con scrittori di spessore europeo come Corrado Alvaro, Francesco Perri, Mario La Cava, Saverio Montalto, Saverio Strati, nati a distanza di dieci chilometri l’uno dall’altro. Ora questi grandi sono scesi nella tomba e la Locride risulta culturalmente impoverita; resiste la voce nobile ma ormai stanca di Saverio Strati. La Locride rimasta orfana di questi grandi, dimostra oggi segni di ripresa con gli scritti dei fratelli Mario e Francesco Nirta, Paolo Catalano, Carlo Pascale, Nicola La Barbera, Filippo Todaro, Costantino Criaco, ed altri. Nicola La Barbera è arrivato a Bovalino dalla natia Sicilia portando con sé i tratti tipici della cultura dell’Isola le cui radici affondano nella Magna Grecia quando Siracusa s’imponeva in tutto il Mediterraneo per le arti, la scienza, la tecnica, la raffinatezza, prima che i Romani la colonizzassero. La Sicilia resta una terra ricca di fascino, non solo per i suoi miti, ma anche per l’apporto della civiltà araba che portò nell’Isola la filosofia, la matematica, le scienze e la tecnica creando le premesse per la fioritura di quella straordinaria civiltà Sveva che con Federico II, chiamato Stupor Mundi, fece di Palermo il centro più raffinato d’Europa. “ La maschera del barone” è un romanzo breve o un racconto lungo ambientato nella Sicilia del dopoguerra ed il protagonista, don Fifì, è un barone che guida anche una mafia agro- pastorale basata su leggi rigide e su un codice d’onore condiviso dalla maggioranza dei suoi concittadini. L’altro protagonista del libro è il nipote di don Fifì, figlio d’un Procuratore della repubblica e commissario di polizia a Bovalino. Nonno e nipote rappresentano due mondi antitetici nel racconto di La Barbera e questo vuole significare il passaggio da una civiltà basata sulla forza delle tradizioni, spesso assurde, viste con l’occhio di oggi, sull’onore, sulla parola data, sul rispetto dei deboli, a quella attuale dove si registra una caduta di valori e la mafia è solo una spietata organizzazione a delinquere, intenta a lucrare a tutti i costi, specialmente a scapito dei deboli. Mafia, camorra, ndrangheta, oggi sono delle holding il cui scopo è quello di accumulare capitale affrontando il rischio della galera e della morte. Dell’antico codice d’onore non è rimasto nulla.
Il commissario descritto La Barbera non accetta compromessi e basa la sua azione solo sulle leggi. Rappresenta certo la nuova cultura che sta sbocciando faticosamente in Sicilia dopo la drammatica stagione delle stragi, e molto timidamente anche in Calabria. Intorno a questi due protagonisti, girano personaggi e fatti che rendono il libro interessante e di facile lettura. E’ presente nel libro la triste e violenta stagione dei sequestri di persona che ha messo definitivamente in ginocchio Bovalino e la Locride. La Barbera ha vissuto questa stagione e nel suo racconto il Commissario e i suoi uomini sono impegnati appunto a risolvere un sequestro di persona che si conclude con la liberazione dell’ostaggio senza pagamento di riscatto. Nel racconto di La Barbera la legge vince, nella realtà è un po’ diverso fino a quando negli uomini non sboccia un nuovo senso civile e una nuova morale. La scrittura di La Barbera ha respiro narrativo e sa avvincere il lettore. E non è poco.
La regia della serata culturale è stata affidata al prof. Domenico Agostini, grande animatore culturale e presidente dell’UNLA che ha presentato al pubblico i brani più significativi della “Maschera del barone” affidandone acluni alla recitazione di giovani collaboratrici che hanno letto con piglio di vere attrici.
Tra gli interventi più significativi quello dello scrittore e giornalista Filippo Todaro che ha evidenziato la necessità d’inserire nei curricula degli studenti calabresi la cultura regionale. Ha chiuso i lavori il moderatore Aristide Bava ringraziando tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della serata culturale ed invitando il pubblico a leggere l’avvincente racconto di La Barbera.