I monti Stella e Consolino, tra bellezze naturali e storia
Bruno Chinè
Il monte Consolino di Stilo e il monte Stella di Pazzano, per i loro anfratti
naturali, per il panorama stupendo che offrono a chi, dall’alto delle loro cime
volge lo sguardo verso la Ferdenandea o verso le sottostanti valli silenziose e
verdeggianti, hanno regalato l’ambiente ideale ai monaci greci che, sulle orme
di San Basilio, si muovevano alla ricerca di luoghi rupestri e solitari per
appagare la loro sete di Dio, ma spesso anche per sfuggire alla furia di arabi e
saraceni che minacciavano i paesi del Mediterraneo orientale. Le pendici dei due
monti, dal VII secolo in poi, si popolarono di eremiti e di asceti, come le
pendici del monte Ahtos, e comunità monastiche sorsero in tutti i luoghi
rupestri della Calabria, dando vita ad una meravigliosa fioritura di
spiritualità bizantina che servì da vivaio ai grandi santi calabresi come San
Fantino, Santo Elia, San Nilo, San Giovanni Therestis, e tanti altri che
decorarono miracoli e prodigi, e che, ancora oggi, vivono nella pietà popolare e
vengono onorati e festeggiati in tanti paesi calabresi.
Tra i resti della cultura bizantina occupano un posto di primo piano la basilica ed il monastero di San Giovanni Therestis in Bivongi, sorto ( XI secolo), su un insediamento preesistente di una piccola comunità monastica basiliana. La basilichetta, costruita a forma di T, come tante altre sorte in Calabria nello stesso periodo, è caratterizzata da una grande semplicità costruttiva, ma la cupola offre pregi architettonici che rivelano una cultura ed un gusto legati all’architettura orientale. Anche le maestranze, sfruttando il semplice materiale esistente sul luogo, hanno saputo dosare sapientemente pietrisco e laterizi. La costruzione risale al primo periodo normanno, e più precisamente ai tempi del Conte Ruggero d’Altavilla che, attratto dalla fama del piccolo insediamento, anche per la presenza del Santo Taumaturgo, ormai noto per il suo carisma ed i suoi prodigi, concesse al monastero privilegi e donazioni. Si tratta comunque di una povera e semplice costruzione basiliana, sorta prima dell’anno mille, in un luogo allora impervio ed aspro, tra i fiumi Stilaro e Assi che, in milioni di anni, hanno avuto il tempo di scavare due estese vallate prima di scendere paralleli verso l’azzurro Ionio. Il luogo fu reso celebre per la presenza di San Giovanni Therestis che col suo stile di vita semplice, il suo carisma ed i suoi miracoli entrò nel cuore del popolo semplice e devoto del luogo, per poi varcare i limiti della Calabria. Il miracolo che ha dato la fama e l’appellativo al Santo è quello della mietitura del grano. I contadini di Bivongi, Stilo e Pazzano, sotto il sole cocente della canicola venivano costretti da un proprietario inumano, come allora ce n’erano tanti, a mietere dall’alba al tramonto, con le falci arroventate dal sole, senza concedere loro un attimo di tregua. Ebbene, il santo, approfittando di un breve temporale estivo che aveva costretto i mietitori a lasciare momentaneamente i campi, compì il miracolo. I mietitori ed il loro padrone, appena passato il temporale, tornarono al lavoro ed ebbero la sorpresa di vedere i campi già mietuti e la messe ben sistemata in covoni e nei frulli. La notizia si diffuse a vista d’occhio a al Santo, da quel momento, fu aggiunto il meritato appellativo “Therestis”, ossia il mietitore. Dopo la morte di Giovanni Therestis il monastero di Bivongi diviene meta di pellegrini provenienti da ogni angolo della Calabria. Nel 1660, con l’autorizzazione di Papa Alessandro VII, i monaci per sfuggire i briganti che infestano quei luoghi e che più volte li hanno spogliati, anche delle loro umili vesti, si vedono costretti a lasciare monastero e basilica. Si sistemano in una sede più comoda e più sicura, a Stilo, dove portano le reliquie del Santo Mietitore. Il monastero di “San Giovanni Vecchio” viene così definitivamente abbandonato e in pochi secoli va in rovina, come tanti altri monasteri, e non solo della ricca area culturale di Stilo, Bivongi e Pazzano, che, ancora oggi, esercita un’attrazione irresistibile e suscita emozioni uniche al visitatore sensibile alle bellezze naturali e al fascino del nostro passato. Ma ciò che vale non muore e, in tempi recenti, per merito di tante persone colte, ed in primo piano dell’Amministrazione comunale di Bivongi l’antico monastero è stato ristrutturato e riconsegnato ai monaci ortodossi. S’è fatta un’operazione culturale di grande rilevanza in una terra che sembra voglia appropriarsi finalmente del proprio passato illustre.