Polsi tra memoria e realtà
Bruno Chinè

 

Bovalino 11 giugno 2009

L’invito rivoltomi dall’Associazione “ Un cuore per amico”, costituita e diretta dal dinamico Gigi Mandarano, già segretario generale alla provincia di Catanzaro, mi ha offerto una ulteriore occasione di partecipare ad un pellegrinaggio presso il Santuario della Madonna di Polsi, assieme a tanti cardiopatici della Locride e al dott. Sirleo in rappresentanza dei medici della cardiologia dell’Ospedale di Siderno. Ho così rivisto a distanza di tanti anni il sito religioso che meglio sa esprimere fede e storia, speranze e delusioni del popolo calabrese. Ho incontrato per la prima volta la sacra Statua della Madonna della Montagna nel lontano 1948, sulla strada provinciale di Ardore San Nicola, nei pressi del cimitero. Assieme a tanti ragazzetti di Azione Cattolica e al popolo, guidato dai sacerdoti, siamo andati incontro alla miracolosa effigie della Vergine, che per la prima volta lasciava la Montagna per incontrare la gente che era chiamata ad assumere decisioni politiche di portata storica per le sorti del nostro Paese. L’Italia usciva dalla dittatura nazi-fascista, dalla guerra perduta, dall’esperienza lacerante della Resistenza e della guerra civile ed era chiamata alla prima elezione democratica nella quale doveva scegliere tra democrazia parlamentare sul modello Occidentale e democrazia popolare, leggi comunismo. Sì, proprio così. Infatti l’elezione del 1948 rappresentava per l’Italia oltre ad una scelta di campo ben precisa, un modello di civiltà. Il popolo italiano, ritornato libero, era chiamato a fare una scelta di fondo: o Democrazia Cristiana o Fronte Popolare, ossia o sistema democratico pluralista o comunismo. Come si vede la posta in gioco era grande per le sorti dell’Italia. Va ricordato che il Fronte Popolare, sotto la effigie di Garibaldi, nascondeva il volto di Stalin, il sanguinario dittatore dell’Unione Sovietica.  Queste le ragioni storiche per cui, come era avvenuto in tante altre occasioni drammatiche per la vita del popolo, come guerre e pestilenze, si sente il bisogno d’implorare l’intervento della Madonna di Polsi per evitare ulteriori drammi al Paese. Se seguiamo le “ ragioni ” della Fede diciamo che la supplica venne accolta dalla Madonna. La Democrazia Cristiana infatti ottenne la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento e Alcide De Gasperi ebbe i numeri per  ricostruire il Paese avviandolo sulla strada della democrazia, della pace e del benessere.

Ho visitato Polsi per la prima volta nel lontano 1950. Il mio nonno paterno, in compagnia d’un mio cugino, anch’egli allora bambino, e d’un asino che portava sulla groppa due cesti con i viveri e qualche coperta per la notte che avremmo passato all’aperto, passò da casa mia e chiese a mia madre il permesso di portarmi con sé. Grande fu la mia gioia iniziale, ma quando la notte ci sorprese sulle montagne tra Platì ed il Sanatorio e mio nonno, dopo averci dato da mangiare ed aver assicurato l’animale ad un albero, ci coprì con una coperta invitandoci a dormire, mi sono sentito perduto e mi sono messo a piangere. Mio nonno m’invitò a stare tranquillo dicendo che la montagna era sotto il controllo della famiglia Montalbano. Evidentemente non ho capito il messaggio, ma mi sono addormentato. Abbiamo dormito sotto un cielo stellato settembrino tra intermittenti latrati di cani e  belati di greggi provenienti dai vicini “ Iazzi” ( ovili). La mattina, rinfrancati dal riposo notturno, abbiamo ripreso il viaggio attraverso sentieri aspri, assieme ad altri pellegrini, ed in serata abbiamo raggiunto la valle di Polsi e all’improvviso ci siamo trovati dinanzi il Santuario. La chiesa, la piazzetta, le strade vicine erano gremite di migliaia di fedeli sopraggiunti da ogni parte del Meridione d’Italia. Lungo il torrente c’era una lunga fila di capanne coperte con felci verdi e dentro la gente mangiava e riposava e ti offriva ospitalità. Dappertutto canti religiosi, suoni di cornamusa, d’organetto e tamburello. Uomini e donne ballavano freneticamente rispettando il gruppo di provenienza al comando d’un maestro di ballo. Le donne scalze e coi costumi di provenienza si scatenavano nella danza della tarantella come le baccanti invasate dal dio. Intere mandrie di animali venivano portate in dono alla Madonna e qualche vitello con dei fiocchi colorati legati sulle lunghe corna veniva spinto da braccia robuste  dinanzi all’altare della Vergine, per grazia ricevuta. Lungo il torrente venivano scannati agnelli e capre ed il loro sangue caldo si univa alle acque limpide e fresche che scendevano dalla montagna. Gente scalza e col cilicio si trascinava sulle ginocchia verso la chiesa pregando ed implorando aiuto dalla Madre celeste. Durante la notte abbiamo riposato un po’ in una capanna di frasche accolti dagli amici del nonno e la mattina, dopo la processione, assieme a tanti pellegrini, abbiamo preso la via del ritorno, salendo la montagna verso Cano, e poi puntando su San luca e Bovalino col nostro inseparabile asinello. Lungo la stretta, ripida e scoscesa strada in terra battuta c’erano lunghe litanie di pellegrini a piedi, con asini, muli e cavalli. Gli uomini sparavano freneticamente in aria con fucili e pistole in segno di festa. Arrivati nei pressi di Farnia fui colpito dalla vista d’ una lunga corda di ferro sospesa nell’aria che trascinava grossi tronchi di pini ed abeti verso la valle. Mio nonno mi disse che si trattava d’una teleferica che portava il legno dalla montagna agli opifici di Bovalino.

  Con i giovani di Azione Cattolica della Diocesi, ai tempi del Vescovo Perantoni e di Padre Zaccaria, abbiamo fatto a Polsi ritiri di studio e di preghiera. E quando poi ho avuto modo di coprire incarichi amministrativi ho portato qualche granello per migliorare Polsi. Dopo anni di convegni e di studi sulla realtà di Polsi, di cui sono ancora testimonianza gli atti, si era raggiunta la convinzione unanime tra forze politiche, culturali e religiose che il problema principale del Santuario fosse quello della costruzione d’una moderna strada che lo collegasse velocemente a San Luca. Sua Eccellenza mons. Ciliberti, al tempo vescovo di Locri e Mons. Marra, attuale arcivescovo di Messina, ed al tempo, Ordinario delle Forze Armate italiane, diedero proprio a me, nella veste di assessore ai LL. PP. della provincia il compito di predisporre un progetto d’una strada a scorrimento veloce tra San Luca e Polsi. La giunta Provinciale del tempo, guidata dal dott. Gallizzi, si rivolse a tecnici specializzati ed il progetto fu presentato anni dopo, cioè nel 1992, quando in Italia era in corso la cosiddetta rivoluzione di tangentopoli i cui risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti. Il progetto prevedeva sette chilometri di viadotto, una galleria nei pressi del lago Costantino per non disturbare eventuali fenicotteri ed anatre e fare infuriare la lega protezione uccelli, ed una circonvallazione intorno al centro abitato di Polsi per consentire la costruzione di bar, ristoranti ed alberghi. Di questo progetto non s’è saputo più nulla. In più d’una occasione pubblica mons. Bregantini, informato della presenza del progetto, ebbe a dire che il Santuario di Polsi deve essere raggiunto a piedi come nei secoli passati. Così i politici non sono stati nemmeno sollecitati a rispolverare il progetto per effettuare un eventuale intervento definitivo per togliere dall’isolamento il Santuario più importante della Calabria. Ed oggi il dinamico ed intelligente don Pino Strangio, che si dedica con fede e generosità alla cura delle anime di migliaia di pellegrini che vanno a Polsi con fede e speranza, per raggiungere il Santuario deve quasi giornalmente affrontare un viaggio lungo, aspro e pericoloso, lui che nella strada su viadotto lungo la fiumara pur ci crede.

    Ritornando da Polsi assieme agli amici dell’associazione “ Un cuore per amico”, del sindaco di San Luca avv. Sebastiano Strangio, che ha onorato la comitiva con la sua presenza, e del rettore del Santuario don Pino Strangio ho rivissuto le stesse emozioni del primo viaggio a Polsi fatto a piedi e a dorso d’asino. Eppure d’allora ad oggi tanta acqua s’è versata nel Bonamico, tante cose sono cambiate, spesso in meglio, ma due cose sono rimaste ferme come nei secoli passati: la Fede del popolo calabrese nella  Madonna della Montagna e la strada in terra battuta che s’inerpica come un serpente infinito sui fianchi della montagna che continuamente si sfalda vanificando gli interventi che pur continuamente vengono effettuati.

Intervento dello scrittore Pietro Sergi sull'articolo di Bruno Chinè: Polsi tra memoria e realtà

Risposta di Bruno Chinè