Chiamarsi Venerdì

 Bruno Palamara*

27 aprile 2010

Sono lontani i tempi in cui era un obbligo morale l’uso per i nascituri di nomi facili e tradizionali che difficilmente uscivano dai confini della parentela. Chi contestava questa secolare usanza si poneva al di fuori delle regole e, come conseguenza, all’interno della famiglia si insinuavano momenti di acuta litigiosità che si protraevano per anni.  

         Per secoli abbiamo assistito senza impedimenti alla trasmissione del nome in base a regole non scritte, ma accettate da una dominante mentalità maschilista che dettava le regole che tanto somigliavano al famoso manuale Cencelli della politica dei nostri tempi: il nome del primo figlio maschio doveva essere necessariamente quello del nonno paterno, quello della prima figlia doveva corrispondere al nome della nonna paterna. Se poi c’erano altri figli, si imponevano prima i nomi dei nonni materni e di seguito, se la famiglia aumentava a dismisura, quello degli altri parenti prossimi, fratelli, sorelle, cognati e via dicendo.

        E così proliferavano i vari Giuseppe e Maria, Giovanni e Anna, Antonio e Francesca, Salvatore e Rosa e così via, citando in questo caso solo i nomi di quelli che, in effetti, sono tra i nomi più diffusi nel nostro paese, se non i più popolari.

        Con l’avvento e lo sviluppo dei mass media e il moltiplicarsi di film e di telenovele di importazione straniera, il ricorso a nomi di personaggi noti è andato sempre più ampliandosi e sono cominciati a circolare nomi come Suellen, Yasmine, Mariana, Denise, Michel, Samantha, Vanessa, Thomas, Louisantonio, Ylenia, Jessica, che le anagrafe o i genitori stessi provvedevano spesso a storpiare come per Gessicah, Maicol, Hashjah, fino ad arrivare a Chanel (figlia del calciatore Totti), a Oceano (figlio di Jhon Elkann, vicepresidente della Fiat, a sua volta nipote diretto di Gianni Agnelli).        

      Qualcuno si è voluto spingere oltre, varcando il limite della misura, dando ai propri figli nomi strani, bizzarri, eccentrici, nomi di cui, spesso, i figli provano imbarazzo, se non proprio vergogna e che, a volte, diventano un peso enorme, pesante come un macigno, insopportabile per bambini che un giorno diventeranno adulti. 

      Uno che si è distinto in questa ricerca del nome è stato sicuramente il ministro della Difesa on. Ignazio La Russa, che ha voluto dare ai propri figli nomi come Geronimo, Kocis e Apache come anche il padre del calciatore Diana, che ha imposto al figlio il nome Aimo, e chissà quante migliaia di volte lo avrà costretto a spiegare da dove arriva quel nome così particolare.

        A volte, ci si trova addosso nomi che poi si rivelano per carattere, per aspetto fisico il contrario di quello cui fanno riferimento: pensate al nome Modesto in un uomo dalla forte personalità, al nome Leone in un uomo pusillanime, al nome Ercole in un uomo dall’aspetto fisico gracile e sottile. 

          Il fatto diventa ancora più scabroso, quando dalla stravaganza, dalla eccentricità si passa all’imbarazzo o, addirittura, alla vergogna che si prova per il proprio nome.

            A dimostrare che il problema diventa anche fatto sociale, è intervenuta recentemente la Suprema Corte di  Cassazione che con la sentenza n. 25452 del 22 ottobre 2008 pone un freno alla fantasia di genitori a volte troppo originali, e mette in discussione i nomi troppo anomali. La Cassazione, infatti, ha confermato il cambiamento d'ufficio del nome di battesimo imposto al loro bambino da due genitori  di Genova. Il “casus belli” era nato, quando l'ufficiale l’anagrafe comunale del capoluogo ligure ha sì registrato il nome, Venerdì, ma, contemporaneamente, come vuole la legge, ha segnalato la vicenda alla Procura, considerando quel nome “ridicolo”. La coppia si è, quindi, rivolta alla Giustizia. Ma i giudici di primo e di secondo grado hanno confermato la decisione dell’anagrafe, per cui il bimbo non potrà chiamarsi Venerdì, come avrebbero desiderato i genitori, ma si chiamerà Gregorio, il nome del santo festeggiato il 3 settembre giorno di nascita.

     Secondo i giudici, il nome imposto dalla coppia al bambino evocava il noto personaggio del romanzo “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe, “una figura umana caratterizzata dalla sudditanza e dall'inferiorità”, e Venerdì sarebbe un nome “dal carattere ridicolo e suscettivo di ironia e scherno, in grado di arrecare un grave nocumento alla persona che lo porta”.

                Per la prima sezione civile della Suprema Corte il ricorso è inammissibile, confermando, quindi, la sentenza del Tribunale di Genova secondo cui è “vietato imporre al bambino nomi ridicoli o vergognosi”, poiché è necessario evitare “situazioni discriminanti e difficoltà di inserimento della persona nel contesto sociale” e avrebbero trasformato il bimbo nello “zimbello del gruppo”, precludendogli “serene relazioni interpersonali”.

       La coppia è rimasta male, ma non demorde: “Per noi nostro figlio resterà Venerdì e basta. Vorrà dire che se avremo un altro bambino lo chiameremo Mercoledì”.

         Perciò, basta con i nomi assurdi ai figli, va bene la fantasia, l'importante è non esagerare: è questo, in estrema sintesi, l'avvertimento della Corte di Cassazione ai genitori in procinto di assegnare il nome ai propri figli, perché, lo avrà constatato ognuno di noi, un individuo dal nome fuori dal comune, bislacco, strampalato quasi sicuramente verrà deriso e preso di mira da compagni a partire dal primo giorno di scuola.

        Il consiglio che ci permettiamo di dare a tutti gli aspiranti genitori è quello di pensarci mille volte prima di “imporre” il nome al proprio figlio perché il nome, che indica la propria identità più profonda, è per sempre e dovrebbe rappresentare il dolce suono col quale convivere tutta la vita,

     Se poi il nome che si vuole imporre al proprio figlio viene dato da un genitore che ha già di suo un cognome particolare, bisogna proprio stare attenti per non incorrere in quella ridicola situazione in cui è venuta a trovasi la signorina Vacca alla quale il padre disgraziatamente ha imposto il nome Vera.

 Ma di questo parleremo in una prossima puntata.

                                                                     
Pubblicato su “La Riviera”  il 12 aprile 2009                                                                       

 

 *Bruno Palamara è autore de: “Il cognome. Origine, evoluzione, curiosità” Edizioni Laruffa