Pubblicato su “La Riviera”  il 26 aprile 2009

 

Il cognome

 Bruno Palamara*

 

       In un mondo che si caratterizza per i suoi continui cambiamenti e le ricorrenti trasformazioni, colpisce la persistente immutabilità di quell’elemento  a volte caro, a volte detestato che è il cognome il quale, al contrario del nome, che è imposto da persone vicine a noi (mamma e papà), ha, invece, un’origine lontana, secolare, a volte millenaria.

        Quasi tutti, però, sorvolano su questo aspetto, convinti come sono che il cognome sia un elemento acquisito, scontato, naturale della propria persona. Non è proprio così, perché la sua affermazione non è stata né facile, né casuale, ma rappresenta una storia lunga, infinita, iniziata nel profondo buio dei secoli con la stessa nascita dell’uomo e generata per il suo legittimo e naturale bisogno di denominare le cose del mondo. Cercheremo di spiegare in breve questo percorso che, a ben vedere, fa parte della stessa storia dell’umanità.

         Infatti, ogni popolo nel corso dei secoli ha ideato e messo in pratica un suo sistema di denominazione per quanto riguarda l’individuazione della persona fin dai tempi del Vecchio e del Nuovo Testamento, quando le persone venivano  individuate e conosciute attraverso i cosiddetti nomi teofori (evocatori della divinità), che già nel nome avevano il loro intrinseco significato: Isacco (“Dio gli sorride”), Giacobbe (“seguace di Dio”), Giuseppe (“accresciuto da Dio”), Nabucodonosor (“il dio Nabù protegge il confine”), Giovanni (“Dio ha avuto misericordia”), Maria (“l’amata”), Emanuele (“Dio è con noi”), Matteo (“dono di Dio”).

         I greci usavano il semplice nome, si pensi a Socrate, Platone, Aristotele, o il patronimico, come Pelide per indicare Achille o il demotico, il luogo di origine, come in Aiace d’Oileo.  Gli arabi e i popoli nordici usavano rispettivamente i primi i suffissi ibn e bar, i secondi “ssen”, “sson”, per specificare “figlio di…” (nome del padre), come Muhammad ibn Abd Allāh significa “Muhammad figlio di Abd Allāh” e Eriksson significa “figlio di Erik”.

       I Romani si distinsero anche in questo campo: all’inizio della loro storia usavano il nome unico, nomen unicum, per es. Romolo, Numitore, passarono poi al sistema bimembre, nomen e proenomen: Numa Pompilio, Anco Marzio, Quinto Massimo, prima di aggiungere ancora un terzo elemento, il cognomen, una sorta di soprannome di famiglia, nato dalle più diverse situazioni, pervenendo così al tria nomina (Caio Giulio Cesare, Marco Tullio Cicerone). Il cognomen col tempo è diventato l’elemento più importante tanto che è con esso che i personaggi di quei tempi sono conosciuti dai posteri, Cesare, Augusto, Scipione.

 Con la caduta dell’impero romano e le continue invasioni barbariche il “tria nomina” tese a scomparire e si tornò al nome unico, come testimoniano i nomi di derivazione barbara: Alarico, Teodosio, Teodolinda, Riccardo, Clotilde. Ogni persona fu individuata dal solo nome personale di battesimo, con vezzeggiativo nell'ambito familiare, talvolta riferito anche alle caratteristiche della persona o al luogo di provenienza o alla paternità.

       Dopo un lungo percorso, durato tutto il Medio Evo, si pervenne al consolidamento del cognome quando, per mettere ordine in un campo dove regnava confusione e grande instabilità e anche per evitare possibili matrimoni tra consanguinei, data la mancanza di certezza dei dati personali, che non venivano nemmeno trascritti, il Concilio di Trento (1545-1563) rese obbligatori i registri di battesimo, di matrimonio e poi di morte, imponendo e istituendo di fatto il primo ufficio di stato anagrafico della popolazione. E’ proprio da questo momento che inizia il consolidamento del cognome, che si concretizzerà, però, per quanto riguarda la popolazione italiana, solo negli ultimi decenni dell’ottocento quando verranno create le anagrafi comunali che sanciranno l’obbligo della immutabilità del cognome, poi confluito nell’art. 6, comma 3, del Codice Civile del 1942, il quale codificherà questo principio, stabilendo che “non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati”

       Tornando a quel periodo ognuno va a registrare il proprio cognome  e nascono aneddoti di vario genere, perché  il cognome che viene attribuito a queste persone è il più vario e va dal soprannome all’aspetto fisico, al luogo di provenienza, ad una qualsiasi situazione comica, drammatica, toccando anche un problema di ordine sociale quale quello dei trovatelli. Nascono così cognomi strani, bizzarri, stravaganti, originali.

       Interessanti i nomi che provengono dal famoso nomen omen dei latini secondo il quale il nome non è altro che quello che si farà da grande. Ci sono infiniti esempi, citiamo solo questi. Alberto Beneduce è stato l’eminenza grigia di Benito Mussolini,  Cantalamessa è il monaco reso famoso dalla televisione,  Pistone fa il meccanico, La Prova è un valente avvocato, il signor Mangione è un dietologo, il dott. Zecca è un veterinario, il dott. Matti è uno psichiatra ecc.

       Altrettanto importanti i cognomi che si rifanno a nomi di mestiere come Zappavigna, legato all’attività di coltivatore di vigneti, Carbone, collegato ad un soprannome indicante l’attività di estrattore o venditore di carbone, Pittari, legato al mestiere di inbianchino, dal dialetto “pittàri”, Laganà, che si rifà all’attività di ortolano, Mesiti e Misitano, specifici del reggino ionico indicanti l’attività di mediatore, di sensale, Fazzari o Fazzolari, cacciatore di colombi, dal latino “fassa”. Dal mestiere di fabbro  e dalla lavorazione del ferro derivano i cognomi Ferraro, Ferrero, Ferrigno, Fabbri, Fabbris e tanti altri come Barbieri, Bottai, Argentieri, Cavallaro, Sarti, Medici.

    Altri cognomi si rifanno ai difetti fisici o a caratteristiche somatiche, come Calvi, Occhipinti, Quattrocchi, Occhiaperti, Guerci, Spanò, Condò, Condello, Condemi, tipici calabresi, che tendono ad indicare che il capostipite era di piccola statura, Mollica, indicante persona di corporatura minuta, esile, da “molicula”, piccola quantità e i vari Biondi, Neri, Moro, Rossi, Lobianco, Zoppi, Guerci, Malfatti, Gambacorta, Allegri, Onesti, Malerba, Spinoso.

     Ma sono i cognomi strani, a volte vergognosi che attirano maggiormente l’attenzione dei più. Citiamo tra gli altri i signori Riccodipeli, Cadavere, Fossaceca, Puzzolente, Sciancato, Ammazzalamorte, Sventurato, Mortovivo, Moribondo, Finocchio, Bagnalasta, Tontodimamma, Carnemolla, Racchia, Bonazza, Sfortunato e altri di cui, per pudore, evitiamo la menzione.

      Ma un trofeo dovrebbero darlo a quei genitori che, pur consapevoli del loro spiacevole cognome, impongono ai propri figli un nome che rende nome e cognome un capolavoro spesso di ilarità, ma altre volte di vergogna, come nei signori Bocchino Generoso, Cappella Celeste, Vacca Vera, Troia Fortunata, Zoccola Felice. Accade pure, a volte, che il nome di battesimo crea un doppio imbarazzo, perché, vicino a un cognome stonato o sgradevole, crea una situazione disastrosa come quando vengono pronunciati i nomi di Fiocco Rosa, Manno Assunta, Vacca Innocente, Mangiapane Benedetto, Guido Di Rado, Papa Giovanni, La Barba Bianca, Guido Collauto, Campo Santo, Angelo Della Morte, Madonna Addolorata, Mai Vero.

        Come non dare ragione, perciò, a quelle persone che cercano disperatamente, ma con enormi difficoltà, di cambiare cognome quando si tratta effettivamente di cognomi proprio indicibili quali Favagrossa, Culetto, Del Cul, Larogna, Maiale, Scarafaggi, Piattola e tanti, tanti ancora?

     Certo, il cognome si può anche cambiare, ma a noi piace terminare queste nostre note, che sicuramente non hanno avuto l’ardire di essere esaustive del problema, menzionando il drammaturgo tedesco Hebbel che affermava: “Non ciò che l’uomo è, soltanto ciò che fa è il patrimonio che non potrà mai perdere!”

 

Locri 15 aprile 2009                                                                                                 

*Autore de: “Il cognome. Origine, evoluzione, curiosità”  Edizioni Laruffa