Nostalgia Canaglia

(all’amicizia)
di Antonio Caminiti

Bovalino, 7 aprile 2007

Leggevo da qualche parte che: “Incontrare un vecchio amico  è come tornare giovani, insieme si rivivono le stesse emozioni”.  Nulla di più vero se guardo indietro, se penso alla mia infanzia, alla mia giovinezza, al mio paesello fermo lì sulla collina, immobile a guardare tutti dall’alto.

Mi basta chiudere gli occhi  per ritornare, come per magìa, ai giorni della spensieratezza; rivedo il viso di tutti i miei amici e ad ognuno di loro associo una particolarità, nel sorriso, nella voce: la furbizia o la bonarietà.  Mi rallegro e respiro aria serena. Sono ancora loro i miei amici; per sempre.

Ricordo che bastava un niente per creare un’emozione, poche parole per un’illusione, la cosa più importante per noi era stare sempre insieme; ricordo soprattutto quando la scuola finiva e l’estate era ormai alle porte che da ogni strada, da ogni vicolo, da ogni portone del nostro paese spuntavamo noi, sudati , sorridenti e soprattutto con il cuore sempre a posto.

I nostri giochi? .."guardia e ladri", "nascondino" e tante ma tante partite a pallone nel cortile della scuola: due pietre per delimitare le porte ed un “ Super Santos” rosso come pallone che se non ricordo male non è mai durato più di tre giorni, vuoi perché andava a finire nell’orto sbagliato e ci veniva restituito (quando!!) diviso in due, un taglio che per noi ogni volta era un colpo al cuore; vuoi perché le aiuole della scuola erano piene di rose e, le piante delle rose come si sa sono piene di spine e quando nella foga della partita non si riusciva ad evitare l’impatto tra le due cose, non ci rimaneva altro che continuare a dare calci a quel pallone sempre più floscio, fino a che l’aria all’interno non si fosse esaurita lasciando poi il caro “Santos” esausto al suolo, dopo, il nostro era un  mesto ritorno a casa.

La voglio dire tutta, l’alternativa, ogni tanto, era organizzare qualche scorribanda nelle campagne vicine per andare a ”degustare” la frutta di stagione direttamente sull’albero, il guaio era che ogni tanto (spesso!) il proprietario sembrava quasi che ci stesse aspettando ed allora via di corsa con la speranza che la notizia non giungesse a casa prima del nostro arrivo.

Sono passati gli anni, siamo cresciuti, ma abbiamo vissuto sempre tutti insieme i nostri cambiamenti ed il raggiungimento dei nostri obiettivi. Al momento mi viene in mente la tanto attesa patente di guida, gli esami per il diploma, le corse in motorino, le bellissime serate d’estate passate al lido “La Rocchetta”  di Bovalino Beach, così lo chiamavamo noi e, dulcis in fundo, le prime cotte. Le ragazze, che ormai avevano per noi un interesse primario, alla fine erano  proprio quelle che minavano la solidità del nostro gruppo.Immaginate che miscuglio di sentimenti ed emozioni si veniva a creare dentro di noi! Le «cose della vita» poi , come è giusto che sia, ci hanno portato a fare le nostre scelte ed ognuno di noi ha iniziato a percorrere la propria strada che, purtroppo,ci ha portati in luoghi diversi e lontani tra di loro, ma questo non è bastato ad allontanarci, almeno non così tanto, come purtroppo avviene. Si riesce comunque a trovare il tempo per una telefonata o per una mail, e poi  c’è sempre una cosa che ci unisce:  il nostro paese, la nostra "ruga", la nostra Bovalino e tutti i bellissimi ricordi che vivono ancora tra le onde del nostro mare, tra la sabbia della nostra spiaggia, è li che ci diamo appuntamento ogni anno.

Mia moglie ripete sempre che sono un inguaribile nostalgico, che a volte mi faccio del male da solo, ma io, oltre a dirle che ha ragione, ribatto sempre che non cambierei per nulla al mondo la mia infanzia e la mia giovinezza con quella di un bimbo o un ragazzo di oggi; io non potrei mai stare giornate intere da solo davanti alla play station, perché sicuramente la notte avrei gli incubi . Guardo i ragazzini del mio condominio e mi viene tanta tristezza, li vedo scendere nel giardino la domenica mattina accompagnati dai genitori  per la consueta “ora d’aria”, guardati a vista, a volte senza nessuno per giocarci insieme e  fare amicizia. No, assolutamente no, il profumo dell’erba della campagna, l’odore del mare ed anche il silenzio che regnava attorno casa mia nelle serate d’inverno, quelle trascorse a riflettere e sognare,  non le baratterei mai con il più tecnologico dei telefonini cellulari, con un magnifico gioco interattivo, con un televisore “lcd” ad alta definizione , con uno scooter bello e velocissimo o con un guardaroba pieno di capi firmati, insomma, con tutto quello che fa la felicità ( ? ) dei giovani d’oggi.

Chi leggerà queste righe sicuramente e giustamente dirà che parlo di tempi lontani, che adesso c’è più benessere, che la linea di demarcazione tra il ricco ed il povero oggi è molto più sottile di qualche decennio fa, che le comodità, oggi, sono quasi per tutti e non per pochi come invece era un tempo .

Non potrei mai dire che tutto ciò non è vero, lo dice la storia, lo dicono i fatti, ma io mi chiedo: siamo sicuri che i nostri figli o meglio i nostri giovani siano veramente felici;  siamo sicuri che tutto questo decantato benessere alla fine basta a colorare le loro giornate ed a metterli davanti alle loro responsabilità?

Ritorniamo ai miei amici, ci confrontiamo spesso, mi dicono che secondo loro siamo tutti o quasi tutti proiettati nel futuro, il lavoro, i programmi ed il risparmio sono tutti per il domani, sembra quasi che ci prepariamo per una seconda vita e non ci accorgiamo che il presente è già passato sulla via del non ritorno. E’ pur vero che il coraggio di scegliere di vivere in un certo modo, di andare avanti sempre e comunque è qualcosa che dobbiamo trovare dentro di noi, qualcosa che la maggior parte di noi sa di avere o riesce a tirar fuori solo quando sente che il sogno sta per finire, quando sente che sta per perdere qualcosa o qualcuno d’importante e l’impotenza ti mette con le spalle al muro, solo allora viene fuori il coraggio, la razionalità ed a volte la pazzia di fare certe scelte.

Allora ci diciamo, quasi sussurrandolo, che non conteremo mai i nostri anni con il tempo che va, ma solo con tutti gli attimi in cui sapremo ancora emozionarci, con tutti quei momenti in cui saremo ancora in grado di regalare un sorriso, con la gioia che avremo di cercare sempre un bene profondo e  faremo di tutto per difenderlo con l’anima tra denti sino alla fine.

Se un giorno poi, in un tempo più lontano, quando la nostalgia ci chiederà di cercare nella giungla dei ricordi tutti quegli attimi già vissuti, se nel contemplare una fotografia ormai sbiadita il nostro cuore avrà ancora un sussulto, solo allora potremo dire, Noi abbiamo vissuto.

 “Strano come rimaniamo colpiti quando un amico si allontana, e lascia dietro di se solo il silenzio.” ( P. Brown )