“Scrittori di Calabria”: 25 volumi di Ilisso e Rubbettino in coedizione
UNA
COLLANA REGIONALE DI LETTERATURA NAZIONALE
Elemento variegato della globalità, valido contributo alla generale
cultura italiana
di Giuseppe Italiano
È stato un accadimento storico in ambito letterario: per la
prima volta in Calabria si è registra una iniziativa editoriale, già prestigiosa
sin dal suo annuncio. Si tratta della collana “Scrittori di Calabria”,
costituita da venticinque volumi: ventitrè di autori calabresi, due di autori
stranieri, uno di autore piemontese. E che nel 2007, dal 21 febbraio, avrà
un’appendice di altri cinque titoli: Figurinajo, Dopo il presidente,
Cinque novelle calabresi, Teatro, Racconti popolari calabresi;
rispettivamente di Mantica, Altomonte, Miraglia, Alvaro e Martire.
A ideare e sostenere l’interessante progetto sono stati il
direttore della collana, Aldo Maria Morace, e due serie case editrici
meridionali in coedizione: la sarda Ilisso e la calabrese Rubbettino. Un
considerevole esempio di come debba esplicarsi il lavoro editoriale, in un mondo
di pubblicazioni a stampa che facilmente tende a consumarsi nell’ambito di
prestazioni tipografiche.
La veste editoriale di pregio risponde degnamente alla qualità di ogni libro, che è arricchito da puntuale prefazione e nota bio-bibliografica: i prefatori sono studiosi di tutto rispetto.
La collana vuole costituire tessera pregevole di quel mosaico di culture regionali che è la letteratura italiana. Tale aspetto, basilare per comprendere pienamente l’iniziativa e quanto essa sia affrancata da tentazioni municipalistiche, è spiegato in una pagina riportata a corredo di ogni volume e titolata “Biblioteca delle Regioni”. Non è firmata, ma è ascrivibile ad Aldo Maria Morace, proprio come l’editoriale anonimo di un quotidiano al suo direttore. Vi si legge: «“Biblioteca delle Regioni” nasce come naturale evoluzione dei principi su cui si fonda la moderna storiografia letteraria: supera la tradizionale visione nazionalistica e forzosamente unitaria e conferisce dignità ai corpus letterari regionali, un tempo ritenuti “minori” e ora finalmente assunti come componenti irrinunciabili della letteratura nazionale.
Ridare dignità alla produzione locale non significa rifiutare […] il dialogo con l’ “esterno”; rappresenta invece un modo nuovo di comprendere lo sviluppo dei fenomeni letterari in rapporto alle realtà regionali e, dunque, di valutare il contributo dato dalle singole esperienze locali alla più generale storia della cultura, sia nazionale sia soprannazionale.
“Biblioteca delle Regioni” vuole ovviare alle non poche (e spesso insormontabili) difficoltà dovute all’assenza di riedizioni moderne o alla scarsa fruibilità di ristampe anastatiche, dal costo elevato e prive di apparati scientifici e di consultazione.
Le opere della collana sono indirizzate […] ad un pubblico di lettori differenziato […] e si propongono […] come strumenti interpretativi di quel patrimonio d’idee, norme, comportamenti che sono a fondamento dei processi identitari di ogni comunità».
Carlo Dionisotti, in un memorabile saggio del 1951 (pubblicato in volume nel 1961)1, nel tracciare l’evolversi della letteratura italiana, evidenzia come da sempre essa abbia avuto peculiarità localistica (regionale, interregionale); e non trascura di indicare esempi di quel processo osmotico tra periferia e centro che sostanzia la tradizione letteraria italiana. A tal proposito, per il capolavoro boccacciano così si esprime: «[…] il Decameron del Boccaccio, nasce, sí, a Firenze […] e tuttavia nasce anche da un impeto narrativo, da un prodigo abbandono all’avventura amorosa e fortunata e geniale, che […] sono nel Boccaccio i segni e i risultati insieme della sua educazione e giovinezza napoletana […]»2.
In tempi e luoghi a noi più vicini, Giovanni Verga non sarebbe stato grande se si fosse mantenuto entro i limiti della scrittura e della fabula stereotipata del feuilleton; lo diventa quando, ritornando alla periferia, costruisce la sua poetica con un linguaggio letterario originale che è ricalco della parlata del contado catanese di fine Ottocento; e con la “filosofia” di vita che ad esso sottende.
Corrado Alvaro, pur avendo espletato la sua attività lontano dalla Calabria, è esempio emblematico dello spirito della collana. Egli ha raggiunto gli orizzonti letterari più ampi, mantenendosi calabrese nel “sentire” e nell’esprimersi: un uomo probo e misurato, consapevole della valenza delle proprie radici; uno scrittore di “poche parole”.
Questa iniziativa, «che resterà nella storia della Calabria»3 , nel costituire elemento variegato di una globalità, assume indubbiamente valore di contributo alla generale letteratura italiana.
Il mare di Corrado Alvaro ha la prefazione di Aldo Maria Morace. Quattro lunghi racconti scritti nel decennio 1921/1931: L’uomo nel labirinto, Il mare, Solitudine, L’ultima delle mille e una notte. È considerato il suo capolavoro. Dello scrittore di San Luca viene riproposto inoltre L’uomo è forte, con prefazione di Nino Borsellino: avvilimento dell’uomo in tempi di dittatura.
Anche Leonida Répaci è presente con due opere. Il deserto del sesso ha la prefazione di Ottavio Rossani: ossessione del sesso sullo sfondo del regime fascista. Monica Lanzillotta ha prefato I fratelli Rupe: prima parte della storia di una famiglia calabrese del Novecento.
E due sono le opere di Mario La Cava presenti in collana. Mimì Cafiero (prefazione di Giancarlo Bertoncini) è la storia di un uomo consumato dai vizi, che arriva all’omicidio e al suicidio, in una Reggio Calabria chiusa e sonnolenta dei primi anni del fascismo. Vita di Stefano (prefazione di Francesca Tuscano) è lo svolgersi di un destino crudele che avvolge la vita di un uomo perdente e che si conclude con la prematura e tragica morte del medesimo.
Città delle Corti è il titolo del quarto romanzo, del poco conosciuto Natalino Lanucara. Prefazione di Pasquino Crupi. Un microcosmo narrativo nella Reggio del dopoterremoto.
Nicola Merola firma la prefazione de La peste a Urana, di Raul Maria De Angelis: la notte della peste e gli espedienti per superarla. Spinge al confronto con La peste di Albert Camus e ad una rivisitazione delle accuse di plagio di De Angelis a Camus.
Storie dolorose di emigranti costituiscono il libro I germanesi, di Carmine Abate e Meike Behermann. Prefazione di Giuseppe Colangelo.
Francesca Tuscano è la prefatrice di Capitan Bavastro – Fra Diavolo, di Francesco Perri: narrazione avventurosa sulla base del “vero storico”.
Con Viaggio in Calabria di Alexandre Dumas si arriva all’ottavo volume. Traduzione di Antonio Coltellaro. Prefazione di Agazio Trombetta. Un illustre viaggiatore attratto da una regione ancora incontaminata.
Il cavallo Ungaretti, di Domenico Zappone, è una raccolta di undici racconti. Il prefatore Santino Salerno, che li ha curati, ha privilegiato nella scelta i “pezzi” meno giornalistici dello scrittore palmese.
Ricorda di dimenticarla, di Corrado Calabrò, è il decimo volume. Prefazione di Carlo A. Madrignani. Una lunga ossessione amorosa tra Alceo e Leda, i protagonisti, in un ambiente borghese tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta.
Tommaso Campanella è presente con La città del Sole – Scritti scelti, a cura e con prefazione di Pasquale Tuscano. Vi si coglie il nucleo della sua filosofia.
Il romanzo d’esordio di Mario Strati, Impallidisco le stelle e faccio giorno, è prefato da Patrizia Bertini Malgarini. È una riproposta: era stato pubblicato nel 1991 col titolo Tra Scilla e Cariddi. Storia di ’ndrangheta, di assassini, di ottusa violenza, in una terra, la Locride, dove è possibile il verificarsi e il ripetersi di gravi atti delinquenziali.
Sul settimanale “Il Bruzio”, Vincenzo Padula, unico redattore, scrisse articoli dal marzo 1864 al luglio 1865; Persone di Calabria è il volume che li contiene: sono una quarantina e sono divisi in nuclei tematici. La prefazione è di Domenico Scafoglio.
Il mondo universitario è l’argomento del quattordicesimo volume: Al Magnifico Rettore – Tesi di Laurea di Tonino Perna. La prefazione è di Aldo Maria Morace.
Nel 1881 escono i Racconti Calabresi di Nicola Misasi, autentico scrittore calabrese di fine Ottocento. Vengono qui riproposti con la prefazione di Giuseppe Rando.
L’altro libro di autore straniero è ancora racconto di viaggio: Sulla riva dello Jonio, di George Gissing: descrizione del popolo calabrese, nella sua gentilezza e nella sua dignità. La traduzione è di Margherita Guidacci, la prefazione di Domenico Nunnari.
Il posto numero 18 è occupato da Umberto Zanotti Bianco, il filantropo piemontese che “ha adottato” il Sud. Tra la perduta gente è il titolo del libro, che ha la prefazione di Aldo Maria Morace.
Giuseppe Occhiato è lo Stefano D’Arrigo calabrese, per la sperimentazione linguistica e per il lungo respiro narrativo. Di lui viene pubblicato Lo sdiregno e la prefazione è di Lia Fava Guzzetta.
Il romanzo autobiografico di Giovanna Gulli, Caterina Marasca, si avvale della prefazione di Antonio D’Elia: il proposito di una donna decisa a realizzarsi in una società piena di difficoltà.
Dieci racconti, già pubblicati nel 1974 e ora rivisti per la collana, costituiscono il libro Le ferie di un operaio di Vincenzo Guerrazzi: il duro lavoro di fabbrica confrontato con la vita sana a contatto con la natura. La prefazione è di Giorgio Cavallini.
Corrado Calabrò firma la prefazione al volume di Dante Maffia Il romanzo di Tommaso Campanella: il racconto della vita e del pensiero del grande filosofo stilese.
Con il libro di Fortunato Seminara, La fidanzata impiccata, si chiude la collana. La prima edizione risale al 1957 (Venezia, Sodalizio del libro). È costituito da due parti: la prima, eponima; la seconda, Il diario di Laura. La prefazione è di Marco Manotta. Una ragazza, dopo aver tradito il fidanzato, s’impicca, seguendo fredda logica, spietata e ineluttabile: tragedia paesana corroborata da fatalismo epico.
1 C. DIONISOTTI, Geografia e storia della letteratura italiana, “Italian Studies”, vol. VI, Cambridge, 1951, pp. 70-93. Poi come capitolo eponimo in: IDEM, Geografia e storia della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1961, pp. 25-54.
2 C. DIONISOTTI, Geografia…, 1961, p.39.
3 Sono parole di Florindo Rubbettino, pronunciate in occasione della presentazione della collana, il 7 luglio 2006, al “Museo del presente” di Rende, e riportate in: D. MARINO, In edicola “I più grandi scrittori di Calabria”, “Gazzetta del Sud”, 8 luglio 2006. Era presente Vanna Fois, della Ilisso edizioni, la quale «ha affondato la riflessione nel rapporto Calabria-Sardegna tra similitudini e differenze».