UN PASSO INDIETRO
di Antonio Caminiti
Uomini camminano lenti, corpi che si trascinano appesantiti dalle pene dell’umanità vagano senza meta per strade che portano al nulla, nelle loro menti nemmeno l’ansia di un perché.
Arida è la terra, il colore del cielo è di un giallo “criminale”, l’acqua ha il sapore acre del fiele e gli alberi e le piante ancora in vita sono cimeli da venerare, il simbolo del rimpianto mondiale.
Fortunatamente, scenari apocalittici di questa portata sembrano ancora lontani, ma quale visione futuristica potremmo elaborare se anche gli esperti,ormai, non parlano più di prevenzione, ma di cura dei mali del nostro pianeta?
Abbiamo visto ed ascoltato e per tanto tempo ancora ne sentiremo l’eco di discorsi e proposte sciorinati in bella mostra durante convegni, interviste, campagne pubblicitarie “politiche” e quant’altro, ma l’azione, il decidere, l’imposizione di determinati comportamenti, a quando?
Quanto dovremo aspettare affinché si decida di intervenire seriamente e fattibilmente per tamponare il collasso degli ecosistemi, il degrado ambientale e l’inasprirsi della competizione per il petrolio e per altre risorse che sono alla base di un malessere ambientale e politico?
Mikhail S. Gorbaciov nell'introduzione allo State of the World 2005 diceva: "….siamo ospiti e non padroni della natura e dobbiamo sviluppare un nuovo modello per lo sviluppo e per la risoluzione dei conflitti, basato su costi e benefici per tutte le popolazioni e limitato dagli stessi limiti della natura piuttosto che da quelli della tecnologia e del consumismo solo con la partecipazione attiva della società civile avremo successo nel costruire un mondo sostenibile e pacifico per il ventunesimo secolo e oltre".
Non sto qui ad elencare tutti i mali che ormai minacciano il nostro pianeta né a riportare dati statistici messi a confronto con quelli di alcuni decenni fa, dati che non fanno altro che evidenziare che stiamo percorrendo una via biologicamente sbagliata. Piuttosto vorrei dire: Siamo pronti?
Siamo pronti a tornare indietro, siamo pronti a rinunciare a tutte quelle comodità “apparenti” che la società ci ha imposto e di cui adesso pensiamo di non poterne fare a meno?
La cruda verità è che al punto in cui siamo, se vogliamo tentare di ristabilire certi equilibri ambientali e sociali, se vogliamo lasciare ai nostri figli un mondo più vivibile, dobbiamo rinunciare!!
Ad esempio, io distruggerei tutte le automobili, potenzierei tutti i servizi pubblici (autobus, metropolitane, tram, treni) rendendoli efficienti al 100% nelle strutture, nei collegamenti e nella puntualità, tanto da non generare nel cittadino l’esigenza di un veicolo privato; il trasporto aereo lo porterei alla stregua degli altri mezzi di trasporto terrestre e con l’aiuto di finanziamenti statali alle compagnie aumenterei l’affidabilità dei velivoli e la sicurezza dei voli, diminuendo così il prezzo dei biglietti; abolirei la produzione dei sacchetti di plastica e soprattutto il loro uso nei supermercati, solo ed esclusivamente quelli di carta; vieterei la produzione di frutti e ortaggi fuori stagione (es. i pomodori in vendita sui banconi da giugno a settembre e non tutto l’anno), anche gustare i prodotti della terra nei periodi in cui la natura stessa ha deciso che devono generare è sintomo di coerenza, di rispetto e razionalità..
Mi fermo qui, ma quanti accorgimenti e soluzioni sarebbero possibili ed invece vengono preclusi o nascosti per perorare la causa del progresso e del Dio Denaro?
L’idea di fare un passo indietro, la sensazione di tornare ad un’era leggermente più rurale può per certi versi sembrare incomprensibile e impercorribile, ma, per me, questa è l’unica soluzione per“ uscire a riveder le stelle”.