Bronzi e immigrati
di Filippo Todaro
“Fuori dalle palle!” tuona Bossi, triviale, a proposito
degli immigrati del Nord Africa che hanno invaso Lampedusa. Peggio che se si
trattasse di lerci rifiuti o di schifosi insetti portatori di infezioni e
malattie. Le donne al Nord si incatenano davanti alle scuole e ai municipi
e fanno lo sciopero della fame: “Qui non li vogliamo” esclamano dure, tra i
denti. E hanno sul volto la fermezza tipica di certe popolazioni che
egoisticamente difendono a tutti i costi la propria roccaforte di
tranquillità e benessere e concedono nulla alla carità e alla solidarietà (salvo
che non siano di facciata e purché non intacchino le proprie futili certezze).
E’ di qualche giorno fa la sortita del capogruppo leghista al Consiglio
Regionale del Friuli: “Mandiamoli in Aspromonte. Facciamo là dei campi di
lavoro…”. La Francia a loro ha chiuso la
frontiera con l’Italia, li respinge e non li fa passare. Neanche lì li vogliono.
E si ammassano pericolosamente a Ventimiglia.Di contro la Calabria. “Li
ospitiamo noi” fanno sapere alcuni sindaci della Locride. E dello stesso parere
è anche il Governatore, Giuseppe Scopelliti: “Ne possiamo ricevere 1.800, li
distribuiremo per le cinque provincie… Faremo la nostra parte. Abbiamo già un
piano…”.Sapevamo di essere diversi, ne abbiamo la conferma! Ma sappiamo pure,
per esperienza, quali siano i nostri limiti in casi del genere… nonostante i
piani. E’ bello che in Calabria, a proposito del problema infinito (siamo ancora
agli inizi) degli immigrati dell’altra sponda del Mediterraneo, si abbiano
risposte diverse ed idee differenti, diametralmente opposte, da quelle di altre
regioni italiane e del resto d’Europa. Nonostante ci si accusi sovente di non
essere sempre coi piedi per terra e di soffrire di sterili romanticherie si è
data dimostrazione stavolta di avere il senso della proporzione del problema.
Non basteranno certo le volgari battute di Bossi, o le catene delle bigotte
casalinghe del Nord, né, tantomeno, i respingimenti alle frontiere per frenare
questa emigrazione di massa e pensare che questi sfortunati esseri umani vadano…
da un’altra parte. Dove? E hanno fatte bene i sindaci della Locride e il
Governatore ad evidenziare una possibilità, sia pure provvisoria, di alternativa
percorribile e rispettosa della dignità umana, senza mettere la testa sotto
l’ala, fare finta di non vedere e non sentirsi neanche sfiorati dal problema.
Ciò ci fa onore soprattutto perché lo hanno fatto con convinzione e con la
necessaria fermezza. La stessa convinzione e la stessa fermezza con le
quali, ad esempio, nei giorni scorsi il Governatore, a ventilate e subdole
possibilità che i Bronzi possano in futuro trovare altra residenza che non il
Museo di Reggio Calabria, aveva risposto categoricamente: “Da qui non si
muoveranno”. Ben detto!
Ma si vuole che tale lucidità di idee e tale fermezza ammirevole non si fermino
alle dichiarazioni, sia pure lodevoli e condivisibili. Sia che si tratti degli
immigrati che dei Bronzi. Li vogliamo in Calabria (gli immigrati e i Bronzi),
come è giusto e sacrosanto che sia, ma per farne cosa? Riferiscono le cronache
che i due guerrieri di Riace abbiano ogni anno un terzo dei visitatori paganti
dello zoo di Pistoia. Non è forse il caso di fare qualcosa perché almeno li
eguaglino?
E degli immigrati? Cosa fare? Cosa sarà di loro (1.800) una volta arrivati nella
nostra regione?