NON E’ UN ESODO BIBLICO. SONO SEMPLICEMENTE AFFAMATI,

ALLA RICERCA DI LAVORO

Filippo Todaro

1 marzo 2011

“Un esodo biblico” affermano con enfasi i giornali. Una emigrazione mai vista  in questi ultimi anni. E l’Italia chiede aiuto all’Europa mentre continuano a  sbarcare a Lampedusa i barconi ricolmi di povera gente.  Dell’esodo biblico, comunque, non hanno niente. Forse solo la consistenza  numerica: sono tantissimi, sia pure scaglionati in gruppi e tempi diversi,  anche a distanza di poche ore gli uni dagli altri. Ma non hanno un capo, una  guida, e non seguono alcun disegno divino. Sono, semplicemente, affamati. Sono  alla ricerca di un lavoro qualsiasi e di un po’ di benessere occidentale di cui  hanno sentito parlare o solo intravisto, per caso, dallo schermo di un qualche  televisore satellitare.
Arrivano disidratati e stanchi, sporchi e, immaginiamo, maleodoranti,  allucinati e felici. Alcuni hanno ancora la forza di sorridere e di aprire l’ indice e il medio in segno di vittoria, alla Churchill. Biascicano qualche  parola di italiano imparata chissà dove e ci dicono delle tristezze che si sono
lasciate alle spalle. Si stendono docili sui materassini di gomma sintetica, sbrindellati in più  parti e ingialliti dagli usi precedenti, bevono avidamente dalle bottiglie di  plastica, da un litro e mezzo, dell’acqua minerale. Si coprono con involucri  scintillanti antifreddo, dai multicolori riverberi e si sdraiano al sole  cocente dello scirocco mediterraneo. Come ai bordi di una piscina. E  aspettano.
In Tunisia, in Egitto, in Iran, in Libia è rivoluzione. Il susseguirsi, quasi  metodico e ordinato degli sconvolgimenti popolari fa pensare che ne seguiranno  altri.
Il fatto è che l’Italia per prima, e poi l’Europa e tutto il mondo, devono  fare i conti con questa realtà che non è di facile e immediata soluzione.
Mi auguro che l’aiuto chiesto dal ministro Maroni al resto d’Europa non si  limiti solo ad un soccorso, magari pure armato, per respingere e scoraggiare le  immigrazioni. A parte la dubbia eticità dell’azione, non risolverebbe il  problema che si riproporrebbe di nuovo immediatamente.
Mi auguro solo che l’Italia, l’Europa e il mondo intero trovino in tempo,  quindi subito, (prima che sia irrimediabilmente tardi) soluzioni illuminate ed  adeguate al problema che è di proporzioni immense, che non è ancora esploso in  tutta la sua drammatica potenzialità, che costituirà il nodo principale delle  discussioni e dei progetti internazionali dei prossimi anni.