Aspettando il turismo dell’orrore
di Filippo Todaro

11 maggio 2011

Qualche mese fa a Siderno, nei giorni scorsi a Marina di Gioiosa Jonica. “E non è finita qui”, si sussurra a bassa voce ovunque si vada e chiunque si incontri. Saranno pure voci di popolo, senza alcun provato fondamento e senza riscontri, ma gli antichi Romani affermavano “vox populi, vox dei”, dando per l’appunto alla diceria popolare valore di verità quasi assoluta. E si rimane sospesi e interdetti, in attesa del prosieguo delle varie operazioni di polizia. Staremo a vedere.

Il fatto è che al momento due sindaci e alcuni amministratori, sospesi, sono in carcere sotto la grave accusa di essere mafiosi. I due centri interessati al provvedimento nei confronti dei loro amministratori sono in ginocchio. Tutta la Locride è costernata e in sofferenza per questo stato che ne pregiudica l’immagine e sicuramente ne compromette l’avvenire turistico, già in caduta libera per tutta una serie di altre motivazioni.

Insomma, nonostante gli sforzi degli operatori del settore, è assai probabile che da queste parti non venga più nessuno a fare vacanza. A meno che non si ricorra ad una versione particolare di turismo dell’orrore, oggi molto di moda, quello che abbina alla permanenza in un luogo la visita al teatro di un qualche episodio delittuoso, meglio se di estrema efferatezza e non ancora risolto. Per toccare con mano e provare un brivido nuovo. Come è successo ad Avetrana, a Brembate e più recentemente nel bosco dove è stato trovato il cadavere di Melania Rea, e le famiglie sono andate a farci la Pasquetta.

Anni fa, al tempo dei sequestri di persona, i turisti che arrivavano nella nostra provincia volevano vedere l’Aspromonte. Oggi li si potrebbe portare nelle aule dei consigli comunali della zona e magari far loro toccare con mano la poltrona o il telefono che furono in uso di un qualche sindaco o di un qualche assessore. Che tristezza!

Ma la cosa più triste sta nel fatto che su queste vicende emerge una preoccupante abulia generale da parte di tutta la popolazione. Come se tutto accadesse o dovesse accadere in modo ineluttabile, senza che si abbia alcuna facoltà per cambiare il senso e l’evoluzione delle cose. Mi pare affiori una mentalità stagnante, assuefatta ad un certo andamento degli accadimenti, come fosse naturale, con qualche scossone di coscienza ogni tanto, per ritornare ad essere la stessa di prima, uguale a se stessa. Sembra che si sia rassegnati e convinti che i nostri problemi non verranno risolti mai e invano ci si arrovelli ad affrontarli e a cercarne un qualche soluzione possibile. Nessuno che preveda e metta in conto una radicale rivoluzione di pensiero e di azione.

E questo modo di fare stanco e scoraggiante, immutabile come l’umidità dello scirocco, invisibile e fastidiosa, pervade tutti i nostri atteggiamenti, in qualsiasi campo: politico, sociale, amministrativo, burocratico, delinquenziale. E ne paghiamo le conseguenze: abbiamo i peggiori servizi del Paese, siamo i più distanti dagli standard di benessere economico dell’Occidente, siamo i più lontani dall’avere serie e immediate prospettive di benessere e di rilancio economico e sociale. Nonostante ciò, tacciamo.

Un esempio banale? Il Federalismo acuirà sicuramente tutti i nostri già gravi problemi. E sull’argomento, che potrebbe segnare il nostro definitivo tracollo, nessuno parla. Ci cadrà addosso presto senza che nessuno abbia avuto la prontezza e la lucidità di fermare, e magari rimandare a tempi migliori, un provvedimento che con la crisi economica in atto sarà sicuramente scellerato per il Sud.

A quando una seria presa di coscienza meridionale, un risveglio di pensiero e di azione, un volere pretendere che la Calabria, e il Sud in generale, facciano considerare nazionali  i loro problemi, tutti i loro problemi, e ne pretendano l’immediata soluzione?