Tutto come sempre
Filippo Todaro

17 aprile 2011
Elezioni. Ancora elezioni. Come succede ad ogni primavera per una cosa o per l’altra. Schieramenti, candidati, alleanze, proclami. Centrodestra, centrosinistra, terzo polo, liste civiche. Ex comunisti, ex socialisti, ex democristiani, ex missini, ex qualunquisti, ancora tali. Ex sindaci, ex consiglieri, ex assessori, ex capigruppo. Ex di destra, ex di sinistra…

Giovani di belle speranze (e nient’altro, purtroppo, se non un discreto pacchetto di voti sicuri su cui contare) che tentano la via della politica (non si sa mai, ci si potrebbe sistemare per la vita), e vecchi marpioni che della politica hanno fatto il loro hobby preferito, la loro seconda attività dalla quale ricavano assai di più che non dalla prima.

Anche alcuni idealisti, irriducibili? Che si sentano davvero al servizio della comunità? Ma sì, ammetto che ce ne sia qualcuno… Cerco di non essere pessimista al massimo!

In ogni caso tanti. Troppi! Tutti in un vortice, in una sorta di impietoso tritatutto, tra accuse, ingiurie e sberleffi vicendevoli, “non senso” a gogò e paurosi (in generale) vuoti di idee e di programmi.

Slogan quasi sempre solo retorici, che non dicono nulla, e pure, scommetto, scelti con somma cura e attenzione maniacale, studiati a tavolino privilegiando solo ciò che colpisce e che appare originale e sensazionale, foto da posa artistica, e rassicurante al tempo stesso, anch’essa non lasciata al caso, le mani ben in vista e rilassate, come suggeriscono i professionisti della comunicazione, il sorriso appena accennato, tipo Gioconda, lo sguardo vivo e rassicurante, che appaia soprattutto intelligente e non tanto furbo (più aquila che volpe, per intenderci). Le quote rosa, le donne per le donne, il territorio, l’avvenire, la disoccupazione, i giovani, la vocazione turistica, l’acqua, i rifiuti, le tasse, il bilancio, la sanità, l’ospedale, i servizi, i beni culturali…

Insomma niente di nuovo. Assolutamente niente di nuovo.

E pure qualche sprazzo di novità mi ero convinto di intravederlo questo inverno. O, per lo meno così mi era sembrato seguendo, sia pure alla lontana e in verità molto scettico, il dibattito che si andava dipanando, a Siderno, intorno alla costituzione di un rinnovato movimento che accogliesse al suo interno persone di buona volontà, di qualsivoglia passato politico, purché senza macchia e senza infamia, d’alcun genere. L’obbiettivo era quello di mettersi insieme, ognuno col proprio bagaglio di idee e di esperienza, al servizio della comunità, discutere, individuare i problemi e cercare di elaborare progetti e programmi in grado di risolverli. Niente di più necessario e nobile.

Ma è tutto finito. Il movimento si è sciolto.

Perché? Perché nonostante le parole e le bune intenzioni, rimaste solo slogan e belle frasi, a mio giudizio, portava con sé, ben defilato nelle menti di tutti i componenti (ma forse è meglio dire di moltissimi di loro), il virus della esigenza di affermazione personale immediata, magari, per qualcuno, anche di rivalsa, e forse anche di rivincita

Fosse stato solo puro movimento di opinione, in grado di superare, finalmente, barriere antiche ed antiche contrapposizioni di schieramento partitico sarebbe stato più paziente. E alla possibilità eventuale di non ricevere immediata e sonante gratificazione elettorale, come era anche facile prevedere, gli aderenti al movimento avrebbero contrapposto il fine ammirevole della propria nascita ed esistenza, un modo nuovo e più nobile di fare politica, e su di esso, solo su di esso, avrebbero dovuto trovare le motivazioni per andare avanti.

E invece…