IL CORAGGIO DEL PERDONO
di Giuseppe Italiano
Il coraggio del perdono potrebbe portare alla risoluzione della faida di San Luca; proprio ora nella immediatezza del tragico episodio di Duisburg, forse risposta alle azioni delittuose dell’altra fazione.
E’ più difficile perdonare che ammazzare. E chi arriva al perdono è sicuramente più uomo di chi spara.
Il “sangue chiama sangue” dovrebbe trasformarsi in “perdono chiama perdono”.
Ma la speranza c’è. Un episodio l’ha alimentata: i genitori sanluchesi, che hanno dichiarato di perdonare gli assassini del proprio figlio, costituiscono l’emblema della fiammella di bene capace di incenerire il male.
Il perdono deve essere sincero pur nella coscienza della indignazione. E dovrebbe essere l’arma giusta della pace.
Io non credo che si possa arrivare alla concordia con le ingenti forze di polizia sul territorio, certamente necessarie; né che un capo carismatico super partes possa riordinare le cose. Sarebbe risoluzione effimera, qualora si arrivasse ad attuarla.
Santa Rita da Cascia, la santa degli impossibili, è riuscita ad incendiare di umanità il cuore dei componenti due famiglie nemiche perdonando gli assassini di suo marito; e, non riuscendo a far desistere i suoi due figli dal proposito di vendetta, ha pregato il Signore che li facesse morire prima di diventare assassini.
Il perdono ricevuto prepara il campo alla riflessione, ad altro perdono, ad opere di bene come espiazione del male compiuto. Nei Miserabili di Victor Hugo il galeotto Jean Valjean non avrebbe impiegato la parte finale della sua vita ad aiutare il prossimo, se non si fosse imbattuto nel perdono intelligente di monsignor Myriel, vescovo di Digne, al quale aveva rubato l’argenteria.