Natale finalmente!

Storie nell’attesa della notte più lunga dell’anno.

Di Tommaso Cavallo

 

9 dicembre 2008 - Si rinnova da ben 2008 anni. E’ il Natale!

E’ la festa-ricorrenza che arriva per ricordare a tutti gli uomini di buona volontà, la nascita di Gesù, festa, insieme alla Pasqua, più importante della cristianità, il ricordo della nascita del Dio fattosi uomo per portare la speranza, la pace, l’uguaglianza e la fraternità fra i popoli della terra.   

Cade in dicembre, mese tra i più freddi dell’anno: è “l’avvento” atteso dai popoli di fede cristiana.

Il mese che affascina e ci ricorda che si può e si deve essere più buoni.

Personalmente, non amando sciare e non essendo un amante del carnevale gennaio e febbraio li escluderei dai miei calendari; dicembre invece è un mese che preferisco e che attendo con trepidazione, amo, infatti, il congiungersi della famiglia per la cena natalizia, per la messa di mezzanotte e per quel fascino magico che rappresenta.

Detesto la frenesia consumistica dei giorni precedenti, quel continuo correre e ansimare per la scelta dei regali da fare… come se rappresentassero realmente la vera magia della festa. A Milano, come in tutte le grandi città, è già iniziata la corsa all’abbellimento delle vie cittadine con illuminazioni varie e colorate e l’allestimento dell’albero in piazza del Duomo.

In questo mese siamo continuamente bombardati da flashback pubblicitari, che ricordandoci l’imminenza della festa, ci propongono giochi, abiti, sfarzosi gioielli tempestati di pietre preziose, panettoni farciti, ogni genere di leccornia, salumi e formaggi... come se la cena dovesse essere necessariamente pantagruelica!

Uno dei momenti più teneri è invece il preparare l’albero, decorarlo e abbellirlo con luci e palline multicolori, allestire il presepe e adornare il balcone con l’illuminazione per esterno.

Il presepe, rappresentazione davvero magica e molto tenera del Natale, allestito per la prima volta da San Francesco d’Assisi… ne ricordo uno di tipo elettromeccanico, credo ancora in uso a Bovalino Superiore, costruito da un dimenticabile frate francescano dai grandi sandali… padre Domenico.

Questo per me è l’inizio della magia che culmina con la festa vera e propria. Quello che mi mancano sono i sapori e gli odori dei Natali vissuti a Bovalino.

Il Natale per me, non è rappresentato dalle luci o dai regali, dalle corse e dalle frenesie e dallo stress da festa. La festa è fatta da incontri, sapori, odori, profumi, e come ogni città, paese o borgo abbiamo anche noi un qualcosa che ci ritorna alla mente in questi giorni di festa. Saranno gli amici che non vedi da tanto, il sapore del baccalà fritto, odore di fritto di zeppole farcite con l’acciuga o il profumo dei mandarini e arance mature.

Un anno, forse il penultimo che ho trascorso al paese dopo molti anni, ho avvertito il bisogno di sentire qualcosa di particolare: era il profumo dell’olio appena fatto. Ricordo di essere uscito da casa e mi avviai in macchina verso una strada secondaria che ricordavo portava ad un vecchio frantoio. Sapevo che lì avrei trovato sicuramente il mio amico Filippo, intento nel suo lavoro, infatti, quando mi vide rimase stupito da questo mio desiderio al punto che mi permise di assaggiare quel nettare denso e verdastro che colava dalla spremitura delle olive e lasciandolo ancora incredulo lo salutai ringraziandolo.

Ecco perché credo in un’attesa meno snervante, magari con meno scintillii e più profumi, più amicizia e meno regali.

I tempi cambiano repentinamente e nel frattempo tutto è diventato più complicato. Sono padre di un bimbo ancora in età scolare e ogni anno assisto a feste scolastiche sempre più monche per non offendere i bimbi d’altre confessioni religiose, in un affanno di correttezze in cui ci si dimentica che la vera ospitalità non è nascondersi a se stessi. Con tutto il rispetto, non è escludendo gli altri dai propri valori, dagli usi e costumi che sì da esempio d’ospitalità e tolleranza, anzi mostrandoci così diamo un’immagine di noi stessi come se provassimo vergogna nel credere, dopo 2008 anni, a quel bimbo nato per la nostra salvezza. La vera tolleranza è rappresentata dal convivio e dall’invito proposto agli altri ad unirsi alle nostre tradizioni nel rispetto reciproco.

La magia si rinnova ogni anno e alla fine della festa s’iniziano i preparativi per il cenone di fine anno, la scelta dello spumante migliore e ogni forma di “esorcismo” per augurarsi un buon anno nuovo.  

Nelle frazioni del paese era usanza accendere dei falò per accogliere sotto i migliori auspici l’anno nuovo usi ormai tramontati.

A Pozzo, un anno, ricordo l’accensione dell’ultimo falò… lo accese Ciccillo.