Fidèg: Premio Campiello Opera Prima 2007!

di Francesca Pedullà

17 luglio 2007 

“Fidèg, perché scrivere di eroi irriverenti e banali già fin troppo elogiati alla nausea, di gente arrivata che abusa del potere di fama…!” E’ da quest’intuizione reale e crudele che nasce, in Bisi, giornalista freelance, protagonista del libro, l’idea di riscrivere il suo romanzo sugli eroi da Garibaldi ai nostri giorni, smarrito in una Punton Van finita all’autolavaggio, ma questa volta vien fuori una “Sagra degli eroi”, nell’assenza di un tono celebrativo bensì pungente, scomodo, ironico e dissacrante. Ecco allora dispiegarsi davanti ai vostri occhi, cari lettori critici o distratti, la Storia dell’antieroe dei nostri giorni, vivificato, appunto da Bisi, bizzarro intellettuale che denuncia a voce aperta il suo sentirsi inadeguato alla contemporaneità, che tanto sente scomoda fino a percepirsi sfigato…, verrebbe da dire,…”sfidèg!” parafrasando il termine proveniente dal gergo emiliano che letteralmente significa Fegato, e qui sta per “Caspita!” che Paolo Colagrande ha eletto a titolo del suo primo capolavoro divenuto  Premio Campiello Opera Prima 2007.

Latente ma non tanto la chiave dell’”autobiografia deviata”, ovvero di un perfetto trasferimento, nel protagonista, ‘di pensieri e parole’ dell’autore che, in Fidèg, coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e prendersi la rivincita sulla “Tubatura”, metafora del mercato editoriale, e termine che nel romanzo diventa il titolo della rivista letteraria pensata da Bisi insieme ad altri pochi amici intellettuali.

Brillante e originale, efficace e scanzonato il linguaggio usato da Colagrande sembra proprio partorito dall’oralità emiliana e diventa anch’esso una metafora, del personaggio come dell’autore, tanto da dipingere la risata di un Colagrande divertito!