Chiude, a Torino, la storica libreria Agorà
di Francesca Pedullà

 

In una “Torino che non è New York”, prendendo in prestito una citazione dal testo che ha accompagnato una recente mostra dedicata a Marco Saroldi, la libreria Agorà, attiva da quasi trenta anni, a breve chiuderà. La notizia, inattesa e per tanti traumatica, è giunta ai più via e-mail, con l’annuncio di una campagna di “sconti per fine attività”.

E’ la fine di un importante impegno, (a livello nazionale tra i più importanti), dovuta a una profonda crisi del settore e, come nelle parole di Bruno Boveri, responsabile insieme a Rosalba Spitaleri della storica libreria torinese, riconducibile anche “…allo spirito del tempo…”, tratteggiato da una distrazione culturale preoccupante.

Tra le motivazioni vanno, non ultime, considerate anche le difficoltà legate agli oneri gestionali, purtroppo immani.

  “L’Agorà”, com’ era ormai divenuto usuale per tanti chiamare confidenzialmente la libreria, non è mai stata, però, una semplice “attività commerciale”, ma, piuttosto, una realtà composita che ha promosso e sostenuto anche un concreto e apprezzato percorso di iniziative culturali, formative e, più recentemente, “tecnologiche” grazie all’inizio di uno “scambio culturale on-line”, in uno spazio virtuale sempre aggiornato e attento alle esigenze dei tanti appassionati del mondo del visuale, consolidando, nel tempo, una realtà riconducibile a una vera e propria casa della fotografia, appunto.

Chicca, che dà il tratto distintivo della linea editoriale di Agorà, le tante e tutte importanti mostre fotografiche, realizzate con particolare attenzione e che testimonia la forte passione di chi vi ha lavorato per essa.

La chiusura di una tale imponente attività, imponente per spazio reale e nel senso di capitale intellettuale, fa credere ai più esperti del settore, purtroppo a ragione, che un’esperienza simile sarà improbabile realizzare in futuro prossimo come lontano. Salvo, come si spera, un’imprevista fortunata sorpresa!