CULTURA & SPETTACOLO

 

Francesco Origlia: poeta, legislatore dell'animo umano

di Luisa Nucera

La poesia è stata sempre ritenuta dono degli dei, e nell’antichità il poeta era invitato presso le corti e le famiglie ricche per allietare col suo canto la vita degli uomini. Era quasi un sacerdote, un mediatore tra il creato ed il Creatore, tra il relativo e l’assoluto del mondo. Nel tardo Romanticismo, si diffonde \la concezione del poeta vate, cioè sacerdote e profeta della verità che guida l’uomo sulla via del perfezionamento, nonché quella del poeta custode delle memorie e dispensatore di immortalità. Il poeta ha dunque funzione religiosa, sociale, nazionale giungendo persino ad essere investito di una missione patriottica; la poesia diventa una guida per il popolo in lotta per la conquista della libertà. Francesco Origlia, poeta locrese, dapprima giudice istruttore e poi pretore a Locri, incarna quasi il legislatore segreto del genere umano, mentre le sue poesie sono brecce aperte nei muraglioni turriti. Ha doti di grande equilibrio ed elevata dottrina giuridica alle quali affianca, dando sfogo alla sua vocazione naturale, un’intensa attività poetica affinando, specialmente nell’ultimo periodo della sua breve vita, un percorso interiore e stilistico originale. La funzione del poeta è sempre ben chiara in Lui benché più evidente nei versi appartenenti alla raccolta L’ultimo canto, e risalenti al periodo compreso tra il 1972 e il 1978. Per Origlia la poesia è altissimo impegno civico finalizzato alla crescita interiore dell’uomo e, al tempo stesso, purissima, autonoma attività dello spirito nella quale si può rintracciare il crisma dell’intuizione lirica. Prima di giungere ad una concezione poetica matura il poeta locrese fa vibrare il suo canto attraverso una fervida, giovanile immaginazione.” tersa sarà l’alba, fervida l’opra;…e frulleranno festosi i fringuelli sulle chiome ondeggianti del frumento agli occhi trasognati dei poeti…”. Si avverte nella sua poesia un bisogno di incitare le coscienze a cambiare un’Italia confusa e conformista, scialba e senza valori:”si colmerà il vuoto di potere che si è cronicizzato per colpa atavica della vostra inerzia…” Origlia mette in evidenza il pressappochismo del sapere giovanile di ieri e di oggi che consente solo una comunicazione superficiale e banale. Il malessere individuale di un uomo che svolge il mestiere difficile di giudice si tramuta in angoscia per le sorti dell’umanità; l’apatia dei giovani lo scuote sino allo sconforto più nero. Presi dalle distrazioni della vita e non abituati al lavoro e al sacrificio i giovani non hanno tempo e voglia di occuparsi del passato; una sorta di amnesia per la storia vissuta li governa inconsapevolmente. Ma il poeta Origlia, con la sua grande formazione umanistica riesce a coniugare razionale e irrazionale, fede e utopia.”Inneggiamo al domani; all’ora trascorsa ambiremo. Noi siamo! “. La poesia si trasforma in inno alla vita che non rinnega il passato e sa guardare al futuro con fiducia. In una raccolta intitolata Poesie d’amore, F. Origlia mostra notevole coinvolgimento emotivo e dà l’impressione di lasciarsi trasportare dall’oblio incantato delle gioie dell’amore: “appoggiato ad un vecchio muro finalmente ascoltai dalle tue labbra la magica parola che fa arrossire di gioia…ma il mio cuore era pieno di calore…” La raccolta finale e quindi più recente di F. Origlia porta un titolo significativo che lo stesso autore ha cercato di chiarire ai suoi lettori: L’Altro Canto. L’aggettivo “altro” si riferisce più che alle novità sostanziali al contenuto ricco di connotazioni spirituali attraverso le quali si intravede, incessante, un percorso purificatore di ascesa volto a richiamare l’uomo alla riscoperta dei valori di base per una maggiore, nobile convivenza e per restituire una più dignitosa qualità alla vita. In tal senso, per il nostro autore, è “altro” il suo canto, “altro” perché un uomo, che svolge una professione dominata da rigide regole, come quella del magistrato riesce a compenetrarsi nel dolore altrui con profonda ed intima partecipazione: “Ho indossato la toga nera per dare conforto alla tua anima lacerata da mille soprusi….” . La poesia di Origlia offre ancora spunti di meditazione sull’uomo e sul suo destino e nello stesso tempo spinge lo spirito verso l’assoluto andando incontro alla sete d’infinito che esiste in ogni uomo