20 agosto
2010
Articolo Gianni Carteri

21 agosto
2010
Articolo Vito Teti


22 agosto 2010
Articolo Franco Crinò

25 agosto 2010
Articolo Florindo Rubbetino

26 agosto
2010

Domenico Agostini

1 settembre 2010
Articolo Domenico Talia

1 settembre 2010
Articolo Annibale Foresta

1 settembre
2010 Articolo Domenico Malara
2 settembre 2010
Articolo di Gianni Carteri in risposta ad Annibale Foresta
4 settembre 2010
articolo
Enzo Stranieri

6 settembre
2010
La storia vissuta da Nicola La Barbera

E SE NON TI CHIAMI CARTERI CHE SUCCEDE?
Annibale Foresta

 

Ho letto la denuncia di Carteri e i sei interventi di Teti, Macrì e Rubbettino che non sono della Locride e di Crinò, Stranieri e Agostino che nella zona vivono, apparsi su Il Quotidiano dal 20 al 28 agosto. Anche lui e io - come i succitati- ci conosciamo sin dal 1989 allorquando, vincitore di concorso per preside di scuola media, scelsi Platì, dove Carteri svolgeva le mansioni di segretario, come sede del mio lavoro. Erano anni bui, quelli. Tutti ricorderanno i sequestri del tempo!

Sin dalle prime battute della mia attività mi convinsi che per la gente del luogo e del circondario lo Stato non esisteva e,  laddove era rappresento doveva essere combattuto perché disinteressato e patrigno nei confronti di chi cercava di lavorare e vivere onestamente senza che gli venisse data l’opportunità se non dietro aggregazione e asservimento ai “don”, ai politicanti e loro leccapiedi di turno, nella zona. Espressione in voga che ricordo era “ cca a cumandamu”. Di tale espressione, per me incomprensibile, chiesi spiegazione nell’ ambito della scuola. Mi chiarirono che in alcuni uffici oppresso alcune persone si poteva chiedere qualunque cosa e sarebbe stata fatta. Tale affermazione mi indusse a pensare: e quelli che non potevano rivolgersi ad alcuno, dove avrebbero potuto comandare? Come avrebbero potuto far valere le proprie ragioni e rivendicare i propri diritti?

E’ così che, sostanzialmente, diverse persone di quei luoghi, sulla scia del modello pubblico, hanno organizzato i loro settori, in proprio.

 In quella scuola, come si suol dire, c’era di tutto e di più e da chi vi lavorava, salvo qualche insegnante e un paio di bidelli, mai ricevetti sostegno e incoraggiamento nemmeno quando mi attivai a fare rispettare, in egual misura per tutti, gli orari di lavoro, l’ adempimento del proprio dovere, a combattere il vergognoso assenteismo e quando, dopo avere emanato in autotutela il decreto di annullamento e revisioni delle graduatorie esistenti d’ istituto per il conferimento di supplenze, fui letteralmente preso dall’ assalto da diversi genitori di aspiranti ( a supplenze) che personalmente protestavano per aver visto perdere posizioni ai loro figli. Qualcuno li aveva avvertiti. Le proteste e le minaccie, curiosamente, non ebbero alcun seguito.

Se tutto ciò, fortunatamente, non passò inosservato all’ esterno ( da cui ebbi apprezzamento e sostegno per aver agito allo stesso modo con alunni, genitori e lavoratori della scuola), all’ interno mi valse l’ espressione di “ cu v’a faci fari” e, per due volte, ebbi i cristalli della mia auto frantumati; ricevetti ingiurie e minacce da parte di mariti e di mogli dei dipendenti, a cui reagii con querela alla quale seguì condanna mai concretizzata ritengo, per infedele patrocinio di un mio legale. Potrei continuare all’ infinito ma non ritengo sia questa la sede idonea per farlo, per cui vorrei chiedere a Carteri:

o dove era in quel periodo per non accorgersi dei paraninfi?

O di quale trasparenza amministrativa parla che le scuole non avessero e, caso mai, perché non ha denunciato chi lo aveva preceduto e i presidi pro-tempore?

O cosa ha fatto concretamente di particolare e come per aiutare la scuola di Platì, di Gioiosa Marina (dove contemporaneamente alla scuola di Platì si recava a scavalco) e di Bovalino?

Tornando, invece, alla questione che lo riguarda e che ci espone in stili autocelebrativo e deamicisiano impregnato di “pavesiamo” piuttosto che in modo diretto, asciutto e stringato, rilavo quanto segue:

o non ci capisce bene con chi ed esattamente per cosa dovremmo prendercela e se la prende considerato che, a mio modesto avviso, dal suo argomentare non emerge un’ attenta analisi della situazione e una conseguente costruttiva proposta;

o la commissione non gli avrebbe riconosciuto l’ aggravamento della patologia da cui è affetto e non la gravità della stessa come egli scrive;

o mi sembra alquanto strano che egli (o chiunque) si lamenti di non essere stato riconosciuto, nei modi che forse si sarebbe aspettato, dal presidente di commissione, suo ex compagno di scuola;

o ancora più strano mi pare che si lamenti del fisiatra, che ha finto di non conoscerlo nonostante, componente della commissione, gli avesse certificato la difficoltà di deambulazione;

o qual è, per lui, l’ importanza di essere da loro riconosciuto e quale influenza possa avere esserlo per la definizione di una pratica? O è singolare o no che Carteri speri ce il procuratore della Repubblica o il capitano leggano il suo scritto al solo scopo che vadano a sbirciare nelle pratiche concessorie altrui piuttosto che, se ritiene che alcuno dei suoi inalienabili diritti sia stato violato, a loro si rivolga nelle forme giuridicamente prevista?

O non è scioccante l’ affermazione ne secondo ci, forse, egli ha sbagliato nel non esserci fatto accompagnare presso la Commissione da qualche reggente “ ‘ndranghetista”?

Conoscendo  Carteri non credo abbia tali entrature, per ora non utilizzate, per sua e nostra fortuna. Non si può pensare che la Locride sia irredimibile per questo e poi di questo pascersi!

Gianni, perdonami se ti do del tu ma quello che sto per scrivere quasi  me lo impone. Con la tua sobrietà culturale cerca di comprendere il senso del mio presente che non è assolutamente contro nessuno e tanto meno contro di te che ricordo come studioso ma esso tenta di essere la ricerca costante di una via d’ uscita ai nostri gravi problemi di vivere civile. E’ un volere a te indicare che non tutti portano il suo cognome – secondo me inopportunamente accostato a quello di Saverio Strati- per cui in nove giorni abbiamo letto sette articoli. E’ un volerti ricordare che le cose si scoprono e si dicono soprattutto quando non si è coinvolti. Che ci sono centinaia di migliaia di casi peggiori dei tuoi magari anche disperati per indisponibilità (Strati?). E’ un volere ricordare a te e a chi sull’ argomento è intervenuto, non solo tutte queste cose, ma anche che ci sono tantissimi casi di persone che, usque ad mortem, hanno lavorato nel silenzio della legalità, della giustizia e della democrazia nel nostro paese. Eppure di loro non ci si occupa così pressantemente fino a farci sembrare gli interventi su ciò che sta accadendo a te, rovinandolo nelle sua essenza,  come l’ inizio di un processo di beatificazione. Mi dispiace tanto che la tua salute sia malferma ma non abbatterti perché non è da te e non sentirti vittima di un sistema di paraninfi che esistevano già quando stavi bene. In fondo, nella commissione quanti ce ne possono essere? E tanto, è sufficiente per :

-         averti indotto a definire Locride, irredimibile?

-         Avere indotto qualcuno dei tuoi amici che ha scritto sulla questione a chiedere l’ intervento della Provincia, della Regione e del Parlamento?

-         Aver fatto decidere qualche altro a chiamare alle armi la “ Calabria diversa” (da chi o da cosa?). Perché si indigni battendo un colpo?.

Io, ritenendo di essere diverso dai calabresi di malaffare, l’ ho battuto, solo che l’ ho fatto con una visione differente delle cose ancorché convergente, nella loro sostanza, con la vostra.