LA CALABRIA DIVERSA CHE CARTERI CI INDICA
di Florindo Rubbettino
Conosco Gianni Carteri da più di vent’ anni. Io ero poco più che un ragazzino e lui giovane autore della Rubbettino. Carteri appartiene a quella razza di calabresi onesti, seri, operosi e colti che rendono onore alla nostra regione.
La sua denuncia sulle pagine di questo quotidiano non è solo il racconto di una triste vicenda personale, che come tale merita il rispetto e la solidarietà di tutti. Ma è soprattutto una lucida e stringente analisi che chiama in causa la Calabria e tutti i calabresi.
Vito Teti ha commentato da par suo questa vicenda. Non saprei dire di più e meglio.
Una cosa però vorrei sottolineare. Gianni Carteri con il suo scritto che c’è una sola strada che i calabresi onesti e tutti gli ultimi e i vessati dovrebbero intraprendere: la via della denuncia, dell’ indignazione e della non negoziabilità dei diritti. La Calabria non ha più bisogno di padrini e di elargitori di favori, ma di legalità, trasparenza e normalità. Che non si trovano dietro l’ angolo, ma che sono il frutto di una battaglia dura quotidiana. Una battaglia immane, ma che va combattuta prima di tutto dai cittadini.
La politica ha responsabilità enormi, ma solo un moto collettivo può scardinare logiche feudali farsi che il sogno di fine estate di cui Vito Teti possa avverarsi.
Come ha scritto Ludwing von Mises “è impossibile invalidare la dimostrazione che ogni privilegio danneggia gli interessi della restante del paese o, per lo meno, di gran parte di esso, che coloro che sono vittime tollereramente l’ esistenza di tali privilegi solo se altri privilegi saranno loro garanti e che poi, quando ognuno privilegiato, nessuno vince, ma tutti perdono”.
Ecco, qui chi sta perdendo è l’ intera Calabria, oltreché tutti i cittadini onesti. La sanità è la più macroscopica ed evidente delle distorsioni. Più spese pubblica e più personale sanitario rispetto ad altre regioni corrispondono a più morti e più casi di malasanità. Più spesa pubblica e più personale sanitario corrispondono a più cittadini che devono farsi curare fuori regione. Come ha documentato il Censis nel rapporto sul condizionamento delle mafie in economia la Calabria è la regione che ha il maggior numero di medici ogni 10mila abitanti, le postazioni di Guardia medica sono il triplo del Piemonte.
Stesso discorso per quanto riguarda il personale negli ospedali pubblici. Fatta eccezione per i casi di eccellenza, di cui lo stesso Carteri parla, viene da chiedersi: in quale ambito funziona bene la sanità calabrese? La risposta è semplice: nel fare clientele e nell’ esercizio di un potere arbitrario e discrezionale come il caso Carteri dimostra. Un po’ poco, o troppo, a seconda di come si guardi al fenomeno.
A Gianni Carteri vorrei dire che la Calabria dovrebbe essere orgogliosa di avere figli come lui che combattono per la cultura, per la legalità e per i diritti e che con dignità non baciano le mani al potere e ai mafiosi. Io sono orgoglioso di essere suo amico.