Non si può essere rigorosi con chi sta male
22 agosto 2010
di Franco Crinò
Negli stessi giorni in cui viene reso noto dal ministero dell’Economia che la
spesa per le pensioni d’invalidità è aumentata in maniera preoccupante, specie
al Sud, leggiamo la denuncia di Gianni Carteri, ammalato gravemente di
Policitemia, che non viene messo nelle condizioni di curarsi. Non sta scritto da
nessuna parte che la giusta stretta che deve esserci su questa partita debba
penalizzare i soggetti realmente ammalati. Anche questo è da considerare come un
caso di malasanità, una urgenza vitale a cui non si è data risposta. D’altronde
le commissioni per il riconoscimento delle invalidità, integrate da gennaio dal
rappresentante dell’INPS, sono le stesse del 2009, anno della “impennata” della
spesa. Vito Teti è intervenuto sulla vicenda di Gianni Carteri, mio concittadino
e amico, una persona perbene, uno studioso: l’ha identificato quale vittima
emblematicamente vera di una ridicola inflessibilità. Abbiamo soccorso Saverio
Strati ormai stanco di esprimere la propria grandezza. In questa regione siamo
stati sorpassati da gente refrattaria al cambiamento e al rispetto delle regole
che annullerebbero i loro vantaggi illegittimi, gente che tira fuori al momento
la maschera che serve, dura o lasciva, gente che interpreta il sistema a
memoria, che quando esagera deve flagellare chi è nel giusto Ma non c’è un
blocco sociale con uno scarso livello morale che ha una sola direzione politica
e progettuale: non dovremo consumare (?) un’altra Repubblica per ri-scoprire che
gente disinvolta, spregiudicata, che commette reati, si trova dappertutto.
Torniamo al punto, anche a me serviva il riconoscimento dell’art. 3 della legge
104/92 per essere parzialmente assistito: i forti dolori crampiformi, dovuti
agli effetti collaterali del farmaco salvavita, non consigliano, per esempio,
lunghi tratti alla guida delle auto. Ben più di tre volte al mese qualcuno dei
miei familiari è costretto a utilizzare le ferie per aiutarmi nelle incombenze.
Alla convocazione della Commissione dell’Asl di Locri c’ero andato per le
insistenze di mia moglie.
Mi hanno riservato qualche
convenevole in più rispetto a Gianni Carteri ma, lo stesso, non è stata
rispettata l’evidenza. Anch’io alle sorprendenti domande ho risposto con calma
“lo sapete voi medici per quanto tempo dovrò usare il farmaco salvavita. quando
l’ho chiesto io alla dottoressa Falzetti, dell’Ematologia dell’Università di
Perugia, mi ha risposto, sinceramente affettuosa e professionale, ‘ speriamo a
lungo, senatore.’ ”. “mi chiedete altre relazioni ma è già tutto scritto nella
documentazione, è leucemia mieloide cronica”. Niente da fare, non li ho
convinti. Nella visita successivamente programmata, la dottoressa ha scritto,
pur considerandola ovviamente superflua, un’altra relazione e nessuna battuta”
su questa nostra sanità riusciva comunque a far superare lo sconforto,
risvegliato, che una crisi blastica è possibile in qualsiasi momento. Per di più
a distanza di oltre un anno – la convocazione a visita mi fu fatta dietro
diffida dell’assessorato - non ho ancora l’esito formale della decisione che,
però, già conosco: niente comma 3 della legge 104. La sanità calabrese e quella
di Locri presentano tanti difetti. Il commissario Rosanna Squillaccioti, ma più
realisticamente il commissario Scopelliti, devono rimuovere almeno quelli più
vistosi. Le montagne che hanno tanti crepacci sono quelle che si affrontano con
maggiore difficoltà, ma è possibile superarle, non si debbono fare errori
durante il percorso, tutta la cordata deve collaborare in modo che le guide
possano essere aiutate nella loro azione. Nella pubblica amministrazione se si
vogliono evitare le magagne si deve stare con gli occhi aperti per evitare di
sprecare risorse per doppioni di programmi informatici, consulenze inutili,
incarichi clientelari. Come la Fiat, che ha preso tanti soldi dal pubblico ma
che pubblica non è , non si ottempera alle sentenze della giustizia
amministrativa. Nell’ex Azienda di Locri esiste un gran numero di contenziosi
che distraggono i fondi destinati all’assistenza e alle applicazioni
contrattuali e, addirittura, ai dettami di leggi regionali ad hoc, come nel caso
dei medici interessati da gravi patologie. A Locri una delle prime cose che
serve è conoscere “i corvi che rimproverano il color nero”, per dirla con
William Shakespeare. Specie poi quando nero non è. Finiamo sul punto, in questo
spensierato mondo della sanità si pensa di recuperare rigore e credibilità con
quelli che si trovano nelle condizioni di Gianni Carteri. Che dramma!