UN CASO SIMILE A QUELLO DENUNCIATO DA GIANNI CARTERI. IL RACCONTO DI NICOLA LA BARBERA
Bovalino, 6 settembre 2010
Ho seguito sui giornali, in questi giorni, la disavventura del nostro
concittadino Gianni Carteri e ritengo sia mio dovere esprimere il disappunto e i
sensi della mia solidarietà.
Quanto a lui accaduto mi ha molto addolorato, riportandomi alla memoria una
simile disavventura e per questo mi fa sentire a lui vicino con tutto il mio
spirito.
Nel 2001 mi sono ammalato di Leucemia Miloide Acuta, malattia non curabile se
non con il trapianto del midollo osseo, pratica a cui sono stato successivamente
sottoposto nell'eccellente Centro trapianti degli Ospedali Riuniti di Reggio
Calabria.
Mentre ero in terapia chemioterapica, ho presentato domanda di invalidità
all'INPS. Sono stato un giorno convocato a visita presso la sede INPS di Locri
e mi sono presentato armato di cartelle cliniche e della relazione medica
dell'ottima dott.ssa Ronco.
Il "medichicchio" che mi ha visitato, simile ad un personaggio di uno dei miei
libri il quale aveva conseguito la laura a forza di capretti, olio e
formaggi, dopo avere guardato le mie cartelle e la relazione medica, invece di
chiedermi notizie sulla mia salute, mi ha guardato in viso e accortosi che ero
senza capelli - li avevo persi a causa della chemio - mi ha chiesto,
umiliandomi e offendendomi, come mai avessi tagliato i capelli a zero.
- Perchè vanno di moda - ho risposto
- e adesso che volete? - mi ha chiesto ancora.
- Niente - ho risposto.
Mi sono alzato, ho raccolto le mie carte e, senza nemmeno degnarlo di un saluto,
sono uscito e sono andato a piangere nella stanza di un mio carissimo amico che
lavora all'INPS e che non voleva credere a quanto mi era successo.
E' inutile dire che quel "medichicchhio" ha rigettato la mia domanda.
Forse se mi fossi presentato accompagnato da qualche "potente amico", che per
mia fortuna non ho e non ho mai cercato, si sarebbe comportato in maniera ben
diversa.
Voglio, comunque, dire che la Commissione Provinciale, a cui ho fatto ricorso,
non mi ha nemmeno convocato e basandosi sulla documentazione presentata, mi ha
riconosciuto l'invalidità e concesso la pensione.
Come vede, caro Gianni, e mi scusi se la chiamo per nome, ma la sento come un
fratello, la nostra terra è, purtroppo, abitata anche da gentaglia come questa.
Per questo la invito ad andare avanti nella sua battaglia con la certezza che la
gente onesta, la gente perbene è al suo fianco.