Una Locride irredimibile in mano a paraninfi

 di Gianni Carteri

COMMENTI ALL'ARTICOLO DI GIANNI CARTERI

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1 settembre
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6 settembre
La storia vissuta da Nicola La Barbera

 

Non avrei mai voluto scrivere questi appunti personali perché ho amato e amo molto questa terra. Rientrai dal Nord nel giro di qualche anno, convinto, come tanti, che dovevamo lottare per cambiare questo Paradiso abitato da diavoli.

Con alcuni amici siamo stati in prima linea per ridare trasparenza amministrativa nelle scuole ubicate in realtà difficili dove il vero avamposto dello Stato era proprio la scuola prima della caserma dei Carabinieri. Anni indimenticabili di grande utopie, di intensa tensione morale.

Per me tutto precipitò venticinque anni  fa. Ero in servizio nella scuola media di Platì, dove nel giro di due anni dovetti sanare una situazione contabile amministrativa disastrosa.

Stavo rientrando a casa dopo una giornata faticosissima di lavoro ed avvertii forti capogiri e forti dolori al braccio sinistro. La sera mentre guardavo la prima puntata di un nuovo programma di Enzo Biagi  mi si appannò la vista e strane scintille saettavano nei miei occhi stanchi.

Chiamai Paolo Ientile che mi fece una visita accurata e mi pregò di non andare a scuola l’indomani. Gli disobbedii perché scadevano i termini per inoltrare le domande di trasferimento dei docenti e l’unica applicata da qualche mese mancava. Paolo, che è uno di migliori medici dell’Ospedale (finalmente dopo quindici anni di reggenza è stato nominato primario del reparto medicina con il rischio di essere boicottato all’ultimo momento dai poteri forti della Locride) mi fece fare due volte gli esami del sangue (la seconda volta a suo nome)  perché aveva intuito la patologia  che mi aveva aggredito: policitemia vera.

Andai agli ospedali Riuniti di Reggio, dove il reparto di ematologia era diretto da uno straordinario Alberto Neri, che indossava il camice bianco con la solennità di un sacerdote. La diagnosi fu la stessa: Policitemia vera. Fui affidato alle cure di Francesca Ronco che ancora oggi mi segue (dirige la corsia) con grande professionalità e affetto. Nella sfortuna fui fortunato: l’ematologia reggina è un grande centro di eccellenza. Lo posso gridare forte dopo venticinque anni.  Non mi demoralizzai e continuai imperterrito il mio impegno amministrativo, scoprendo l’amore per la letteratura e soprattutto per due grandi scrittori: Cesare Pavese e Corrado Alvaro. Scrittura e sofferenza si vampirizzavano, generando pagine intense. La letteratura finiva per diventare racconto anche di me stesso.

Dopo più di quindici anni non bastarono più i salassi, iniziarono le cure chemioterapiche. Resistetti fino al 2002 e nel 2004 ebbi il riconoscimento dell’invalidità permanente dalla commissione medica dell’Ospedale militare di Messina, ai sensi della legge 335/95.

Come ogni buon medico sa la policitemia a lungo andare si trasforma in mielofibrosi con rischio di leucemia acuta. Negli ultimi due anni la situazione è andata peggiorando: una grossa splenomegalia mi crea difficoltà di respirazione, ho perso molto peso (sono alto 1,80 e peso 58 chili) e non mi reggo all’impiedi per più di cinque minuti. Sto seduto con difficoltà, data la magrezza. Sono costretto a mettermi spesso a letto, visto che la milza non può essere tolta. Un calvario giornaliero che ho accettato con serenità, sorretto dall’affetto dei miei famigliari e dalla Fede che non è mai venuta meno.

Per l’evoluzione della malattia non riesco più a guidare (soprattutto per l’intorpidimento continuo dei muscoli delle gambe), in ospedale devo sempre essere accompagnato, ma non mi sono mai sognato di chiedere i benefici dell’accompagnatore. Ho chiesto l’aggravamento della legge 104/92 per le cure cui dovrò sottopormi in ospedale a Reggio. Mia moglie è insegnante e i tre giorni mensili servirebbero per i miei spostamenti. In trentasette anni ha preso pochissimi giorni di  congedo  amando molto il suo lavoro.

Lo scorso 12 luglio sono stato convocato dalla Commissione che mi è parsa presieduta da  un mio vecchio compagno al Classico di Locri, ma ogni volta fa finta  di non riconoscermi. Anche quel pomeriggio non alzò lo sguardo dal suo computer dove esercita il suo potere più politico che medico. Fui visitato da un medico scrupoloso. Mille domande, relazioni mediche particolareggiate. Provavo un grande disagio perché mi accorsi che qualche suo collega intervenendo non conosceva  gli esiti della mielofibrosi: in bilico sempre tra la vita e la morte. Alle domande senza senso io con calma facevo notare che le relazioni della dottoressa Ronco erano particolareggiate (se ancora scrivo lo devo soprattutto a lei).

Lasciai quella stanza buia, oltre che sofferente per il caldo che mi impediva di respirare, con l’impressione amara che mi trovavo davanti a  tanti paraninfi del potere clientelare della Locride. Lo stesso medico fisiatra che mi aveva fatto il certificato per le mie difficoltà di deambulazione fece finta anche lui di non riconoscermi.

Stamane sono passato per conoscere l’esito di quella visita. In via del tutto informale ho saputo che la gravità della patologia mi è stata negata e dovrò sottopormi a nuova visita nel 2012.

Non so se vivrò a quella data. Certamente  i membri della commissione, si!!

Sarei felice se il Procuratore della Repubblica  o il Capitano delle fiamme gialle di Locri leggesse queste righe ed entrambi andassero a rivedere le cartelle di quei soggetti ai quali è stato riconosciuto il comma 3 dell’articolo 3 della legge 104 / 92: forse sono ancora  illuso che la legalità possa essere ripristinata in questa terra irredimibile.