“ U BARBERI”
Di Giorgio Richichi

 

Nel mio paese vive ancora oggi un signore che si avvicina ai novant’anni e che per generazioni è stato  “u barberi”.

Questo personaggio meraviglioso, con la sua prima professione, ha portato avanti onestamente la propria famigliola. Ma, mastru Peppi, ne aveva un’altra, di tutto rispetto, anche se non remunerativa, quella  di essere “redattore capo del quotidiano del paese”, un giornale parlato, s’intende, non tradizionale e nemmeno on line anche perché a quei tempi “on line” significava sì “in linea” ma era riferito ad altra cosa, “In linea”, appunto.  La sua bottega era, infatti,  anche il crocevia di tutti i fatti ed i pettegolezzi che accadevano nel paese e nei dintorni. ‘U barberi”,  personaggio simpatico, aveva sempre l’esclusiva, e come ogni giornalista satirico, ci metteva sempre qualcosa di suo per meglio condire il piatto e renderlo più saporito.

Ancora oggi vive e va in casa dei vecchietti a svolgere la sua professione di barbiere, non ci sono più i nuovi allievi al paese. Quello che mastru Peppi fa è rigorosamente gratis, in beneficenza, forse per il bisogno intimo di sentirsi ancora utile, di essere attivo, vivo,  insomma.

Gira sempre dalle cinque di mattina con la sua bici anni ‘20 , quella con i freni in ferro e che ha per ganasce i pezzettini di gomma ritagliati da non so quale pneumatico e trovato non si sa dove.

.Sei il caro e dolce  barberi «du paisi», personaggio illustre di quel cinema fatto in casa, quando non c’era la televisione, e tutti in piazza ascoltavamo e poi raccontavamo le notizie ricamate dal tuo spirito filosofico che ti ha sempre distinto dagli altri. ”Da nu pilu facivi ‘na travi”, dicevamo noi bambini di te che con il tuo giornalismo nostrano, hai “cresciuto” tre generazioni.

Noi,  bambini emigrati,  da grandi ritornando al paese ti veniamo a cercare a casa, dove vivi da solo e tu ci sorprendi sempre ripetendo il solito adagio:: “ragazzi i tempi sono cambiati”.

Hai ragione, ormai certe cose non esistono più,  come la piazza del paese regno del chiacchiericcio serale e qualche volta notturno,  migliore di una sala cinematografica, dove sfilavano  tutti i personaggi  illustri  e non;  ma erano parte integrante di quella società contadina dove non c’era distinzione di ceto sociale.

Ritornando al paese ti dò ragione caro amico, quei tempi non ci sono più e nemmeno quella educazione e rispetto  per voi “mitici personaggi” senza studi, ma che parlavate di Dante come foste dei docenti universitari.

“Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. Vedi, barberi io continuo a ricordare e la memoria di quei tempi mi fa crescere e con essa faccio crescere mia figlia.