Ciccio Pelle, sanluchese con la passione del cinema
di Nicola La Barbera
Fra
molte decine di bambini, che avevano partecipato ai provini, il regista Elio
Ruffo, scelse per affidargli la parte di protagonista nel film Tempo di Amarsi
proprio il piccolo Ciccio Pelle. Un ragazzino di San Luca, privo di esperienza
ma molto spigliato e voglioso di apprendere. Ciccio Pelle, stiamo parlando degli
anni '54, aveva appena dieci anni, era nato il 4 dicembre del 1944 a San Luca,
quando entrò nel mondo del cinema.
Per lui, ragazzo di campagna, fu un sogno poter stare accanto ad attori famosi come Sandro Moretti e, soprattutto, accanto ad una bellissima donna, oltre che bravissima attrice, come Loretta Capitol.
Il film venne girato interamente fra i paesi di San Luca e Bovalino e il regista Elio Ruffo, narra la storia di una famiglia di poveri operai - il padre faceva il taglialegna in montagna - composta da quattro figli, tre uomini, di cui Ciccio era il più grande, e una donna, la figlia maggiore, sulle cui spalle era caduta la responsabilità di allevare i tre fratellini alla morte della madre. E ancora più pesante diventa il compito di questa donna quando viene a mancare anche il padre, morto durante un incidente sul lavoro.
Il piccolo Ciccio, a questo punto, pur nella sua giovane età, si sente responsabile della famiglia e, all'insaputa della sorella, decide di scendere in marina a cercare lavoro.
Ed
è narrando la storia di questa povera e disgraziata famiglia che il regista Elio
Ruffo, primo in Italia, mette in evidenza la nefandezza della politica e dei
politicanti e la crudeltà della 'ndrangheta, facendo uno spaccato delle sue
atrocità e delineando il futuro della società calabrese schiava di essa e di
politici corrotti suoi alleati.
Ciccio Pelle in questa sua prima esperienza cinematografica dimostra di essere un attore nato, dando dei punti a chi di mestiere faceva l'attore, dimostrando saggezza e professionalità, e riuscendo, addirittura, quando la troupe s'è trasferita a Roma per il doppiaggio, a non aver bisogno di ripetizioni se non per quelle frasi in italiano, dato che per lui, allora, l'italiano era un “optional”.
Ciccio racconta che la visita di Roma per lui fu un sogno. Lui, che non era mai andato più lontano di Bovalino, rimase ammaliato dalle bellezze di quella città e decise che avrebbe girato il mondo.
E il mondo lo girò più tardi. Entrò, infatti, a lavorare in circo, prima come tutto fare, poi come trapezista, quindi come aiuto domatore, per divenire domatore col nome d'arte di Manolo: - Ed ecco a voi, direttamente da Madrid, Manolo, il più grande e insuperabile signore dei leoni! - annunciava il presentatore tutte le sere.
Finita l'esperienza del circo non abbandonò il mondo dello spettacolo e andò a gestire una discoteca, in Germania, dove oltre che il gestore faceva anche il DJ.
Più tardi, stanco di girovagare, decise di ritornare con la famiglia, nel frattempo s'era sposato con una sua compaesana, in Italia e venne a vivere a Bovalino.
Oggi non fa più l'attore, ma è sempre bello passare una serata con lui e ascoltare le sue storie.