I racconti di Corrado Alvaro rivivono con la musica al Circolo Polimeni

 Luisa Nucera

Ancora una volta è il realismo magico di Corrado Alvaro, con la sua visione trasfigurata dell’arcaico mondo meridionale, ad essere rappresentato sulla scena dell’ampio spazio del Circolo del Tennis Rocco Polimeni. Artefice e regista è la Compagnia teatrale Scena Nuda, nata nel 2006, e già affermatasi per alcuni lavori teatrali fra cui spicca il recente laboratorio tenutosi nella nostra città nell’estate 2009  e che ha come titolo”Sulle tracce di Shakespeare”. Il teatro nasce dall’esigenza di esprimere con efficacia ciò che è importante raccontare, recita una frase riportata nella locandina predisposta per lo spettacolo dei racconti in musica, ideato e realizzato da Teresa Timpano. L’attrice reggina, accompagnata dal suo cast orchestrale, formato da Marinella Rodà, vocalista, Rodolfo Zagari alla fisarmonica ed Andrea Noce alla chitarra, ha cercato di riportare alla luce, attraverso la danza popolare, il canto, la musica dal vivo e gli strumenti, l’atmosfera contadina, gli usi e i costumi della Calabria dei primi anni del 900’. I racconti sono tratti, dopo uno studio accurato, dalla raccolta Gente in Aspromonte, del celebre autore calabrese, e due di questi sembrano rappresentare  una trasfigurazione della realtà, una specie di visione onirica, un sogno attraverso il quale si intravede il mistero dell’esistenza, il senso del dolore. Tuttavia, in entrambi i racconti, affiora un moto di nostalgia e di speranza nonché di forza e positività, data dalla presenza del fuoco, elemento fondamentale che si rivela simbolo di affermazione personale nonché di prorompente ed inesauribile energia. Il primo racconto è Coronata, la storia di una ragazza che si rifiuta di recarsi in pellegrinaggio al santuario per ringraziare la Madonna per la guarigione di una malattia;obbligata dai genitori, durante il tragitto, viene rapita dal suo amato. Il padre, da quel momento in poi, non l’accetterà più nella sua famiglia. Verrà considerata ormai morta perché ribelle alle regole imposte. Il pubblico ha avuto modo di ammirare la ballerina protagonista che incarnava il personaggio principale, i passi dapprima incerti e aggraziati ed in seguito decisi e grintosi. Il secondo racconto La Zingara è la storia di una ragazza di nome Crisolia che vuole, a tutti costi, andare via dalla sua terra. Per tale ragione si lega ad uno zingaro condividendo con lui la sua errabonda esistenza e divenendo perciò anche lei una zingara. La storia di due donne ribelli e che accettano le conseguenze della loro scelta, frutto di un desiderio di vivere autonomamente, di una sete di libertà che, in una terra come la Calabria, è difficile, se non impossibile ottenere. Simbolo di entrambi i racconti è il fuoco, quel fuoco che brillerà sulla montagna dopo che Coronata sarà stata rapita, il fuoco che verrà acceso in piazza per gridare a tutti la libertà conquistata. Un fuoco che il pensiero mitologico fa risalire al dio Efeso e alle sue maestranze, ai Ciclopi che, secondo la leggenda, con esso forgiavano le armi. Un elemento di imprescindibile energia che si mescola alla reazione della donna stanca di sopportare il dolore e di acquisirne per questo merito. La grinta e la musica, a volte irruenta che il cast ha dimostrato hanno messo in luce un passato indimenticabile fatto di tradizioni e usi ancora vigenti mentre il senso di ribellione e la forza hanno trasmesso anche un atteggiamento di fiducia e di speranza. Un connubio di passato e futuro quasi a voler presagire che la nostra terra, a dispetto di un’arretratezza socio-culturale, sa sviscerare una grande forza, sinonimo sì di ribellione alle regole, ma anche di creatività, energia e profonda esigenza di rinnovamento.