Appunti su Boccioni artista reggino.
Luisa Nucera
10 dicembre 2008
La natura offre ai nostri sensi, in ogni momento della vita, aspetti spettacolari di incontaminata bellezza che noi non sempre sappiamo cogliere. Il profumo dei fiori, la limpidezza del cielo, il calore del sole, la luminosità della volta celeste, il fragore delle onde, lo scroscio di un temporale, ci pongono in uno stato di perenne contemplazione e riflessione facendoci prendere coscienza che altro non siamo se non frammenti della materia universale, un’infinitesima parte di eternità. La natura è dotata di forza, una forza selvaggia che spesso si esprime attraverso fenomeni fortemente suggestivi quanto inquietanti come quello della colata incessante della lava dei vulcani di fronte alla quale l’uomo si oppone per cercare di difendersi; il vulcano esprime la sua forza naturale con un flusso enorme e sconvolgente, e nel suo atavico cammino, travolge l’uomo e le sue opere. In natura tutto è bello purché non rovinato dallo sfruttamento perpetrato dall’uomo che non la rispetta e che pretende di dominarla brutalmente; tuttavia sarebbe erroneo credere che la natura esista solo laddove manca la mano dell’uomo.
Alcuni esteti, che hanno creduto di poter trasferire la loro sensibilità nella concezione dinamica dell’esistenza, preferiscono, alla pace dei boschi, il frastuono delle macchine, al mormorio di un ruscello, le grandi costruzioni cittadine; alle passeggiate immerse nel silenzio, il ruggito dell’uomo sconvolto dall’istinto o da una passione travolgente. Esistono aspetti paesaggistici dove la natura si manifesta persino nei marmi dei palazzi, nei cementi levigati dei grattacieli, negli interminabili asfalti delle strade, negli innumerevoli spazi verdi o nelle aree gioco appositamente costruite dall’uomo e destinati agli usi più disparati….. Non è affatto estranea ai nostri giorni la capacità di emozionarsi di fronte all’esplosione vitalistica di forme e colori o all’immagine confusa di ciò che esalta la forza e il movimento, la tensione e l’energia. Stiamo parlando degli artisti, più precisamente di quei pittori futuristi che inneggiano al rumore metallico e alle corse folli alla ricerca di traguardi impossibili, spinti da una divina inquietudine, espressione di una entusiastica adesione umana alla forma di civiltà nuova che gradualmente va ad innestarsi e a progredire irrefrenabile nella sua avanzata. L’estasi per la modernità avvince il massimo rappresentante artistico futurista, Umberto Boccioni, nato a Reggio Calabria il 19 ottobre del 1882 e scomparso il 17 agosto del 1916 in seguito ad una caduta da cavallo. Il mito della macchina e della tecnologia hanno sull’artista, almeno sul piano visivo, un peso determinante, alla pari del clima culturale del tempo, improntato al fervore delle scoperte e delle invenzioni, al configurarsi progressivo della società industriale e alle teorie più specifiche sull’accelerazione dei tempi di lavoro per mezzo di un’organizzazione tecnico-scientifica basata sullo studio dei movimenti del lavoratore. Ne è testimonianza artistica l’opera pittorica La città che sale, importante dipinto ad olio su tela realizzato nel 1910 e il cui titolo originale era Il lavoro così come apparve alla mostra d’arte libera di Milano del 1911. E’ considerata la prima opera veramente futurista del pittore reggino nonostante la presenza di elementi realistici come il cantiere, i palazzi in costruzione in una periferia urbana e, nella parte superiore, le ciminiere e alcune impalcature. La maggior parte dello spazio è occupato da uomini e da cavalli fusi esasperatamente in uno sforzo dinamico. Evidente l’esaltazione del lavoro dell’uomo e l’importanza della città moderna plasmata sulle esigenze del nuovo concetto di uomo, come se l’artista avesse voluto intenzionalmente dare vita al frutto del tempo industriale. Da un istante qualunque, che può essere quello di un particolare momento di lavoro in un cantiere, si passa alla celebrazione dell’idea del progresso nella sua avanzata inarrestabile. Il dinamismo nel movimento per Boccioni è riconoscibile nel momento in cui egli vuole rendere un movimento universale contrapponendolo, perciò, a quello relativo. Nel dipinto, infatti, Boccioni dissolve i contorni della forma nel tentativo di evocare sensazioni astratte di emozioni e memoria. Il dinamismo diventa motivo lirico di carattere metafisico, astrazione di tipo spirituale, tensione verso l’assoluto materializzata da linee di dinamica e vitale tensione. Boccioni rappresenta sulla tela, non attimi di movimento, ma il movimento stesso nel suo esplicarsi nello spazio e nel suo impatto emozionale. Nella sua teoria della simultaneità nega infatti, il concetto di continuità spazio-tempo perseguendo la creazione di una sintesi di quello che si ricorda e di quello che vede fondendo, in tal modo, i dati reali e quelli del ricordo in una singola immagine. La dinamica del suo pensiero e della forza ricorda il meccanismo di selezione dei ricordi bergsoniano: la durata è per Boccioni sintesi di passato presente e futuro che si realizza nella dimensione della memoria e della coscienza. Prende corpo dai suoi quadri l’estetica della velocità che è quella del dinamismo dei treni, degli aeroplani, delle masse multicolori e polifoniche, nonché delle azioni quotidiane. I colori e le pennellate mettono poi in evidenza le spinte propulsive delle forme. A questo si aggiunge lo slancio vitale che gli osservatori colgono davanti alle sue opere, slancio dato dalla vibrazione universale della sensazione, dal principio di luce che si presenta corposa, densa, molecolare…quasi che Boccioni avesse voluto comporre artisticamente una metafora del progresso e della grande rivoluzione industriale che aveva interessato la società in tutti i suoi aspetti. Le invenzioni e le scoperte strabilianti avevano aperto la strada ad un’evoluzione derivata dalle conquiste dell’analisi scientifica, alla necessità dominante di una tecnica impeccabile da adottare nel mondo dell’arte senza alcun spazio per gli elementi soggettivi, alla tendenza a rappresentare la realtà nei suoi aspetti più realistici e quindi spesso anche ai più brutali. I vortici delle linee-forza e il dinamismo di un ambiente industriale sono ricostruiti con una tensione tipicamente futurista nell’opera Elasticità del 1912, dove il movimento e il divenire rappresentano il simbolo plastico della civiltà avvenirista. Movimento e velocità sono confusi, quasi riassorbiti da un ampio concetto dello spazio in Dinamismo di un foot-baller dove l’attenzione dell’artista si sofferma sui movimenti del corpo di un uomo mentre gioca una partita di calcio tra tagli obliqui di linee, colori vivaci e contrastanti, forme che sembrano rilievi plastici. Fusione tra uomo ed ambiente circostante, compenetrazione di piani, tagli diagonali, colori brillanti…sono il risultato di una complessa filosofia boccioniana del movimento che altro non è se non l’incarnazione di una energia di natura. L’esigenza dell’artista, in pittura e in scultura è quello di rendere il movimento in tutti i sensi in modo che possa ritrarre, per mezzo dei vortici di linee-forza, quella perenne energia che investe la sfera fisica e psichica e che si possa tradurre in eterna tensione vitale. Umberto Boccioni si colloca così a capo della corrente denominata dinamismo universale quasi in risposta ad un ordine evolutivo di tipo statico che vedeva il genere umano dominato dal senso della ricerca logica e definita. La rivoluzione industriale, l’età della ragione e le scienze positiviste avevano orientato l’uomo verso la sperimentazione metodologica lineare e precisa incanalando il percorso evolutivo verso un ordine monodirezionale dove poca considerazione avevano le improvvisazioni, mentre le emozioni restavano celate o sopite per sempre. Con Umberto Boccioni, l’emozione prende corpo dalle masse, dalle forme, dai colori, dalle linee vorticose, nonché dal movimento e dalla forza. La stessa emozione frena l’analisi senza tuttavia turbare l’ordine ma creando un dinamismo universale caratterizzato dalla cooperazione attiva che coinvolge tutti i sensi, che annulla spazio e tempo e che evoca coscienza e memoria. Ecco allora che le immagini pittoriche dell’artista reggino rappresentano efficaci strumenti di comunicazione e di ricerca spirituale poiché consentono di innalzarsi dalla particolarità del proprio vissuto e di allargare il proprio io. Boccioni ha voluto universalizzare l’accidentale attraverso la sua arte originale. Le immagini artistiche si rivelano feconde e cariche di significato nella misura in cui veicolano il flusso del nostro pensiero. Un pensiero che deve consentirci di soffermarci in estatica contemplazione dinanzi ad un dipinto ma anche di elevare lo sforzo nel suo più alto valore. Accanto alla meditazione, l’azione diventa bellezza, tassello fondamentale di crescita ed arricchimento.