CULTURA & SPETTACOLO
3 GENNAIO 2007
Nel
mondo greco–romano le donne hanno occupato un ruolo secondario nelle lettere e
nelle arti.
Dall’antichità ci è pervenuto, infatti, scarso materiale artistico e culturale
prodotto dalle donne, a fronte di una ricca produzione maschile, e ciò è da
collegare ad una concezione socio-culturale della donna che la relegava nel
gineceo o la poneva come custode dei domestici Lari. Le donne, quindi, vivevano
tra le pareti domestiche e non avevano libero accesso alla cultura. Non potevano
farsi un’idea reale del mondo esterno essendo loro vietato l’accesso all’agorà,
nella quale si ribaltavano i temi quotidiani della polis, né estrinsecare la
loro sensibilità, specialmente in tema d’amore. Si può dire, insomma, che la
paideia greca escludeva le donne. Eppure, da sempre, l’amore viene concepito al
femminile, grazie alla particolare natura dell’animo delle donne, alla loro
grazia innata e ad una loro maggiore spiritualità. Da quello che è stato salvato
della ricca produzione della cultura della grecità classica, la poesia prodotta
dalle donne si racchiude nel solo nome della grande Saffo. Accanto ad essa,
però, la letteratura greca annovera quella di Nosside di Locri, che si ispira
alla scuola dorica, e va collocata tra le nove più grandi poetesse della Grecia
antica. Come di Zaleuco, considerato il primo legislatore dell’Occidente, e di
altri illustri artisti dell’antica Locri, anche di Nosside si sa ben poco.
Certo nacque a Locri Epizefiria ed operò intorno al 300 a. C., nel momento in
cui i locresi, una volta sottomessi i Siculi e respinti nell’interno i Bruzzi,
vivevano una fase tranquilla. Nosside resta famosa nella storia della poesia per
i suoi epigrammi amorosi dei quali ci è pervenuto un nucleo modesto, tuttavia
sufficiente a farci conoscere la sua personalità dotata d’un animo appassionato
con una forte carica sensuale.Discendeva da famiglia nobile, e nella sua poesia
sono riscontrabili affinità, probabilmente cercate, con Saffo, con la quale ha
in comune la sensibilità per le ragioni del cuore. Esaminando, però, l’unico
epigramma considerato erotico della poetessa di Locri, contenuto nell’Antologia
Palatina, notiamo che, di fatto, ella si distacca dalla mitica Saffo poiché il
suo culto dell’eros non conosce i tormenti, le angosce, le gelosia della
poetessa di Lesbo: “Scorre un sudore e un tremito mi prende/ tutta, e sono più
pallida dell’erba/ è come se mancasse tanto poco/ a essere morta.. Quello di
Nosside appare, invece, un amore soddisfatto, appagante e appagato, lontano
dalle inquietudini e dalle turbolenze affettive dell’altra. “Non c’è nulla
più dolce d’amore: ogni altra fortuna è men dolce. Anche il miele la mia bocca
rifiuta…”Così dice nell’epigramma più conosciuto, da sempre collocato in una
posizione eccentrica rispetto agli altri pervenutici.
La poetessa ci offre, attraverso questi versi, un’immagine lirica, realistica e
serena dell’amore, concepito come la cosa più dolce che all’uomo sia dato
assaporare, al cui confronto è amaro persino il miele. Nessuna fortuna, nessun
piacere mondano o ebbrezza della mente è paragonabile alla dolcezza di cui ci
parla Nosside, apparentemente ignara delle amarezze e dei tormenti a cui l’amore
quasi sempre s’accompagna. I critici spesso sono rimasti colpiti da questi versi
amorosi così realistici, delicati e sereni, tanto che alcuni hanno persino
voluto vedere in essi un certo manierismo, ed una palese freddezza attribuita ai
facili costumi della poetessa, e agli amori soddisfatti a buon mercato. Alcuni
hanno ipotizzato anche che fosse un’etera. A Locri, infatti, gli scavi
archeologici hanno rinvenuto la stanze ed i letti dove avveniva la sacra
prostituzione. Molto diffuso era, altresì, il culto di Afrodite e lo stile di
vita di Nosside ha fatto ipotizzare l’esistenza, a Locri, di un “ tiaso”,
simile a quello di Saffo . “lo dice Nosside; e a chi non arrise Afrodite non
conosce, costei, che fiori sian le rose.” Ciò che traspare con certezza dai
suoi versi è l’esaltazione della forza dell’amore. Lo fa con una sicurezza degna
della grande Saffo alla quale amava paragonarsi. La maggior parte dei suoi
epigrammi sono rivolti a donne, colte nella grazia dei loro lineamenti e nella
loro spiritualità, e si chiudono con una certa arguzia e sana ironia, a volte
persino spregiudicata, tale da far supporre la leggerezza dei suoi costumi.
Tuttavia è molto più credibile che la vivacità dei suoi componimenti sia dovuta
al desiderio autentico di gareggiare con Saffo ed al tipico brio che le veniva
offerto dalle Muse italiote, e non invece ad un presunto illecito ambiente da
lei frequentato.
Queste supposizioni sono avvalorate anche dal contenuto di altri epigrammi nei
quali la poetessa elogia la virtù, la famiglia e la sana quotidianità, e ciò
fuga ogni dubbio sui suoi principi morali.”La cagnolina di guardia alla casa
scodinzolerebbe, al vederti, credendoti la sua padrona di casa..”Tutti gli
epigrammi di Nosside sono pervasi da una sottile sensualità che si estende anche
in altri contesti, dando piena voce alle corde delicate dell’animo femminile,
alla sua capacità d’introspezione e di osservazione della realtà. Nosside coglie
con pregnanza tutta femminile i battiti del vivere quotidiano, la nascita e
l’evolversi dei sentimenti e delle sensazioni, nonché i rituali dell’esistenza
che accompagnano la vita degli uomini. Con Nosside di Locri si affaccia nel
mondo letterario l’immagine di una donna finalmente libera, autonoma,
indipendente, in tutte le sue scelte, a cominciare da quelle del cuore.Una donna
che sa lasciarsi vincere dalla passione, che per lei è vita. E se questo vuol
dire peccare e andare contro la morale corrente possiamo affermare che, a volte,
commettere determinate azioni senza passione e senza sentimento è di gran lunga
più grave.