Al Consiglio regionale della Calabria si discute di diagnostica e terapia
Luisa Nucera
25 maggio 2009
Che i giovani d’oggi esprimano le loro emozioni attraverso i mezzi virtuali del
mondo della comunicazione, è ormai un fatto assodato. Coloro che fanno parte di
un’altra generazione, parzialmente accettano tale realtà e rimpiangono la bella
abitudine adolescenziale di tenere diari, comporre poesie e scrivere
autobiografie. Questo non significa che la sensibilità individuale sia
cancellata da un rigido schermo o che l’insieme delle emozioni sia ridotto a
lapidari sms corredati da melodie musicali, le più varie o da segni
ortografici simpatici ma altrettanto discutibili. Lo ha dimostrato Domenico
Modafferi nel corso di un convegno svoltosi nella sala Giuditta Levato
attraverso la presentazione di un suo cortometraggio dal titolo “Diagnostica e
terapia”. Il giovane, studente presso la facoltà di lettere di Messina, ha
subito manifestato la sua passione per il cinema che considera uno dei mezzi
espressivi più significativi dell’epoca attuale. La dott. Caridi, dopo aver
presentato i relatori, ha sottolineato che il corto evidenzia la caduta
degli ideali e la decadenza dei costumi coinvolgendo il mondo giovanile confuso
e disorientato. Il film, attraverso una ricca e curata scenografia, traccia un
disturbo psicologico del protagonista che cerca di trovare una causa
concretamente dimostrabile alla sua malattia. Al termine della proiezione ha
preso la parola il prof. Glauco Morabito, presidente della Società italiana di
filosofia applicata, dichiarandosi, grazie alla proposta di Modafferi, suo ex
alunno di Liceo, “un divulgatore di conoscenze altrimenti esoteriche”. Morabito
pone subito l’accento sul titolo del cortomeraggio sollevando un problema di
tipo epistemologico e ponendo l’interrogativo in base al quale bisognerebbe
riflettere se, e in che misura, sia possibile separare la diagnostica dalla
terapia. Viene infatti messo in discussione il fatto che l’eventualità di
trovare la causa di un dolore offra finalmente una terapia mirata. Da qui nasce
il rifiuto della scienza ufficiale e una critica contro la maggior parte dei
principi meccanicistici che governano la moderna psichiatria. Inoltre “è
palese”, aggiunge Morabito, “che la società attuale, complessa nelle sue
problematiche esistenziali, rifiuti di accettare la dimensione irrazionale
ostinandosi a cercare, in modo sommario, le cause di un malessere ben più
profondo ed articolato”. E’ stata poi la volta dell’altro relatore intervenuto
al convegno, lo psichiatra dott.Pasquale Romeo che ha parlato dello stretto
legame tra cinema e psichiatria. “Il cinema ha la funzione di trasmettere
emozioni ed aiuta la psichiatria a sviscerare alcuni aspetti prettamente
psicanalitici che possono essere di natura gestuale o conflittuale.”. La
dimensione fisica dell’uomo è strettamente legata alla sfera psichica e il mondo
intero è popolato da milioni di persone che soffrono di un disturbo somatizzato
laddove si esclude ogni intervento irrazionale che invece, per dirla con Jung, è
parte di ognuno. Il cortometraggio “diagnostica e terapia” è stato pensato e
realizzato con grande cura dei dettagli che altro non sono che simboli come, ad
esempio le porte degli ambienti tetri sempre chiuse, espressione di una società
incapace di comunicare e confinata ad una solitudine incomprensibile o il
silenzio dominante, metafora di un’incertezza collettiva che non trova più
gratificazioni in austeri paradigmi razionalistici. Il focus dell’intera
vicenda del protagonista è centrato sulle sue azioni ripetitive sintomatiche di
un disturbo ossessivo-compulsivo; i rituali che egli compie sembrano dargli
delle certezze alle quali si affida, anche per un momento, illudendosi che,
scappando dal problema principale, il malessere si estingua, quasi per magia o
per una fede mai realmente trovata. Il cinema può essere di supporto alla
psichiatria nel ricercare ed individuare il malessere dell’uomo moderno. Ma il
pubblico dovrebbe capire che una serena accettazione della complessità umana
comprende anche l’elaborazione del dolore che, molto spesso, può aiutare a
crescere. La tensione dell’uomo può essere infatti considerata positiva e
dinamica solo se proiettata alla ricerca di valori vecchi e nuovi ma sempre
validi. Speriamo di acquisirne consapevolezza. Se ciò accade, però, non
chiediamoci il perché……………….