NICOLA LA BARBERA SI CLASSIFICA AL TERZO POSTO AL PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONE "GAETANO CINGARI"
Bovalino 22 ottobre 2008
Vive
a Bovalino da trent’anni, è stato imprenditore nel comparto della distribuzione
farmaceutica, punto di riferimento di tutto il Meridione, attualmente è il
segretario politico del Circolo bovalinese del Nuovo PSI. Parliamo di Nicola La
Barbera, laureato in Biologia, terzo classificato alla III edizione del Premio
Letterario Internazionale “Gaetano Cingari”.
Un percorso di vita costruito e vissuto
per e con la famiglia alla quale è profondamente legato. Il merito di farlo
conoscere al mondo della letteratura è della figlia Annarita, giovane laureanda
in giurisprudenza, che avendo letto i racconti scritti dal padre, ha insistito
perché li presentasse al pubblico e non li tenesse nel cassetto della sua
scrivania. L’occasione si presenta quando viene bandito il prestigioso Premio
dedicato all'indimenticato professore Gaetano Cingari, dedicato alle opere
inedite. E’ così che Annarita, all’insaputa del padre, invia il dattiloscritto
alla giuria. Dalla meraviglia, quando viene invitato per ritirare il Premio,
alla soddisfazione di essere contattato dall’Editrice Leonida, il passo è breve.
Nicola La Barbera presenta racconti scritti nel periodo del servizio militare,
allorquando pubblicava regolarmente i suoi “pezzi” sul giornale “Tedoforo” edito
dalla Scuola Allievi Ufficiali di Complemento di Artiglieria.. “La maschera del
barone”, questo il titolo del romanzo, sono racconti che il neo romanziere ha
“trasferito” nell’ambiente locrideo e della
Sicilia,
dove è nato e dove forti vengono mantenute le proprie radici. Teresa Neri nella
recensione scrive che si tratta di “scenari di Calabria e Sicilia, “nei quali si
ritrovano le radici di un’antica famiglia, sentimenti forti quali amore ed
odio”. La maschera, alla quale l’autore si riferisce, scrive sempre Teresa Neri
“viene intesa come «disonore», vergogna»: è quella che indossava la figlia del
Barone, Rosalia, per paura del padre e che portò la stessa a concludere
tragicamente la sua vita”. “La vecchia e la nuova mafia, la mafia del latifondo,
la modernizzazione della mafia, sono da sfondo alle vicende narrate”. Il
lait-motive è quello ricondotto alla famiglia che “quando si fonda sulla
«paura», può generare conflitti, lacerazioni e ferite difficili da rimarginare”.
Un romanzo del quale attendiamo ansiosi la pubblicazione per poterlo presentare
al pubblico della Locride, mentre ci congratuliamo con l’autore per il
significativo Premio.
Domenico Agostini