Da il Quotidiano della Calabria del 02.04.2010
DISILLUSIONE E SPERANZA
Politica: tra mafie, trasformismi e uomini affidabili
MIMMO GANGEMI
“Barcaioli
siamo, dove batte il vento mettiamo la vela”, così il comico Angelo Musco a
Mussolini nel giustificarsi per la fede di sinistra poi dirottata su quella
fascista. Ma Muscolo era malizioso, come sanno esserlo i grandi comici, e
“barcaiolo” dovette essergli sembrato per primo il Duce che la vela l’aveva
messa sia al vento del socialismo e del pacifismo, sia a quello, più redditizio,
dell’interventismo e del fascismo.
Fossimo altrove, questo dovremmo definirlo riciclaggio. In Italia però il riciclaggio è sinonimo di una grande nefandezza, e allora ci siamo abituati a dirlo trasformismo. Succede più di prima, più di sempre. Sono i nuovi organismi geneticamente modificati della politica, suscettibili di cambiamenti di rotta a ogni tornata elettorale, pur di mantenere il posteriore su poltrone imbottite. Hanno facce più dure dei mostaccioli, non arrossiscono nemmeno se se la fanno nei pantaloni nel mezzo di una piazza affollata.
È che s’è perso il pudore. Si riciclano senza vergogna, portando al seguito, nella nuova fede che li ha illuminati sulla via di Damasco, quella sorta di corte dei miracoli che sta loro d’intorno, lecchini, servi e miracolati, parassiti che della bandiera conservano solo il bastone che la dovrà reggere. Tra i mali dell’Italia c’è pure questo. È successo tante di quelle volte. Politici nazionali che hanno fatto storia, stando di qua, di là, ancora di là, facendo cadere governi. Altri, regionali di terra di Calabria, che, più che storia, hanno fatto cronaca, di quella nera, uno, dopo aver saltato e risaltato più volte il fosso, ci è caduto dentro e s’è fatto male, sverna nelle patrie galere. Abbiamo assistito a balletti del genere anche in questa competizione elettorale. In Veneto, Galan, dopo quindici anni di inchini più profondi di quelli in uso con Sua Santità, non sarà candidato? Male per lui, si fotta. E lunga vita e gli stessi inchini a Zaia che lo va a sostituire e che, lo si sapeva da prima. sarebbe andato a vincere, come ha vinto, e come avrebbe vinto Galan. In Calabria, Scopelliti è dato vincente? Viva Scopelliti allora, e indice giù a Loiero. Per non dire della Campania. Insomma, ovunque un’emigrazione di massa, politici navigati e con posti a cassetta che si sono trascinati i sudditi sull’altro fronte – un esercito di sindaci, consiglieri comunali, funzionari e dirigenti che dispensano favori, più o meno leciti, traducibili in voti, portaborse, grandi elettori, amici, amici degli amici – a loro volta miracolosamente folgorati dalla stessa fede. I voti li hanno presi, in numero non molto inferiore a quando sventolavano un vessillo di diverso colore. Solo in pochi casi le migrazioni non sono bastate per farli eleggere. Uno di questi, in Calabria, terra di ‘ndrangheta. Novità da festeggiare. È un buon segno. Magari ci stiamo stropicciando gli occhi al risveglio.
Certo, nelle regioni sotto il giogo della malavita organizzata non tutti gli eletti godono di reputazione immacolata. Ma ce ne sono tanti, sui tre fronti, non appestati, non brutti, sporchi e cattivi, come ha invece sbandierato a pieni polmoni un parlamentare calabrese, invitando a disertare le urne – quasi che nelle liste non esistesse uno, che fosse uno, degno di voto – quando avrebbe dovuto essere il primo a esercitare il diritto/dovere e scegliere tra i migliori, piuttosto che piazzarsi da sé l’aureola dietro la testa, lui l’unico cavaliere senza macchia, “santo subito”, in vita, più e meglio del papa polacco.
E le mafie? La ‘ndrangheta, la camorra? Queste ci sono sempre, prezzemolo di ogni minestra. Votano anch’esse. E fanno votare. Si offrono al vincitore. Come Angelo Musco, espongono la vela al miglior impatto con il vento, venga esso da destra, da sinistra, dal centro.
La situazione mi fa tornare in mente un tale che non saltava Natale e Pasqua senza che portasse una cassetta di arance o di mandarini a quelli verso cui aveva obbligazione o che intendeva accattivarsi per favori futuri. Era di un garbo… Da ognuno si faceva dire la qualità preferita. “Li volete tarocchi, sanguinelle, Washington, marzoli?” chiedeva. Ed esaudiva con puntiglioso scrupolo, spuntando con i frutti migliori. Alla domanda di uno dei beneficiati su dove possedesse quell’aranceto benedetto dal cielo, “io non ho terra” rispose con candore. “E allora dove le prendete queste arance” chiese l’altro. “Dove ci sono” chiarì, in ladruncola innocenza. L’esempio è applicabile a molti nostri politici, di qualsiasi appartenenza. Finora, le loro arance le hanno raccolte ovunque ce ne fossero di disponibili, anche, e spesso, tra le fila della ‘ndrangheta, della camorra, di cosa nostra. In Calabria, ma credo pure nelle altre regioni “infette”, sul punto non vi è un solo partito che possa scagliare la prima pietra: l’unica differenza, che c’è chi lo ha saputo fare con discrezione e chi no. Oh, sia chiaro, i mafiosi è giusto che votino, visto che hanno il diritto. L’importante è che non siano scelti e cercati per un appoggio di cui poi chiederebbero un conto salato e non trattabile.
Si apre ora un’altra stagione. Nei nuovi consigli regionali del Sud non si avverte la puzza di prima. Non che profumino, personaggi discutibili ce ne sono ancora. E altri che, se discutibili oggi non appaiono, sono destinati a diventarlo, perché hanno sacrificato alla campagna elettorale centinaia di migliaia di euro, pur non nuotando nell’oro, ingenerando così il sospetto che intendano in qualche modo recuperarli – e per riuscirci non basta certo lo stipendio e le prebende connesse, quelle lecite. È comunque un’occasione che il Sud non può e non deve sprecare: siamo al capolinea, o s’inverte la rotta o si scompare dal mondo civile. Stavolta sembra esserci qualche premessa migliore. Cito, per par condicio, due governatori, Vendola, che è collaudato, e Scopelliti, che arriva con le carte in regola. Confidiamo in loro e in quelli come loro: quando la melma giunge a lambire la bocca, conta poco il credo politico, e molto l’uomo, la sua storia, i suoi valori. Qualunquismo? Evviva il qualunquismo una volta tanto.
mimmo gangemi