ALLA BIBLIOTECA COMUNALE "R.SCORDA" PRESENTATO «LA MASCHERA DEL BARONE» DI NICOLA LA BARBERA
Ardore, 29 dicembre 2009
Il
romanzo di Nicola La Barbera “La maschera del barone” della Leonida Edizione, ha
avuto, come meritava, ampio consenso anche ad Ardore dove è stato proposto
dall’affabile Franco Romeo, con la collaborazione dell’Amministrazione comunale
del bel centro rivierasco locrideo. Presso la biblioteca comunale “R. Scorda”,
il giornalista Aristide Bava con la consueta professionalità, ha moderato
l’incontro, alla presenza di un vasto pubblico presente in sala. Dopo i saluti
del presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Grenci il quale, a nome della
civica amministrazione, ha saluto i presenti ed i relatori, sottolineando
l’importanza “di questi momenti di confronto e di dialogo, indispensabili per la
crescita civile e culturale della città, il presidente del movimento
Federalista
Europeo-Calabria, Franco Romeo, ha illustrato il percorso
culturale iniziato dal Movimento già da molti mesi e che si inserisce nella
visione di una Europa che deve accomunarci tutti. “Non una entità geografica
bensì una realtà da vivere insieme nel comune interesse al fine di partecipare
in comunione con gli altri Stati europei ad un progetto unitario di cittadinanza
consapevole e solidale”. La parola è passata quindi a Bruno Chinè il quale ha
tratteggiato le figure dei maggiori rappresentanti della letteratura calabrese
che onorano l’Italia e l’Europa, soffermandosi sui “figli della Locride”;
Corrado Alvaro, Mario La Cava, Saverio Strati, Francesco Perri, Saverio
Montalto, Vincenzo Guerrisi, annoverando Nicola La
Barbera,
di radici siciliane ma da trent’anni a Bovalino, tra “i nuovi scrittori di
terra calabra”. “Il romanzo, quasi un giallo, è la rappresentazione di una
società, quella siciliana e quella calabrese, dove mafia, ‘ndrangheta e Stato
si misurano nei “valori” che esprimono all’interno dei propri ruoli. Il “barone
don Fifì” personifica la cultura della mafia che è violenza ma è anche
giustizia, in una società, povera e perciò costantemente “bisognosa” e quindi
sottomessa. Non un inno alla mafia ma uno spaccato di quanto accade senza la
cultura, il sapere ed in assenza del lavoro certo e di interventi statali mirati
per una effettiva crescita delle nostre popolazioni”.
A dar forza e forma al romanzo, hanno contribuito le letture di alcuni brani de
“La maschera del barone” presentati con garbo e bravura da Loredana Marzano,
Annarita La Barbera, Katiuscia Denisi e Domenico Agostini, intercalate alle
osservazioni del critico letterario Bruno Chinè.
Nicola La Barbera, ha esposto la genesi del romanzo, sottolineando il filo
conduttore della sua opera prima (è stato dato alle stampe il secondo romanzo
che dovrebbe uscire a metà febbraio) che “ha inteso, raccontando di un sequestro
di persona, conclusosi con la liberazione dell’ostaggio ad opera del Commissario
Falconeri in servizio presso il Commissariato di Bovalino, nipote di Don Fifì,
mostrare la strada pericolosa e tortuosa e quindi senza vie di uscite di un
mondo, ancora presente, di chi vive di mafia e nella mafia, ma anche i tanti
ritardi di uno Stato in forte debito con il Sud, abbandonato al proprio destino
con i problemi di sempre ed in assenza di infrastrutture ed interventi mirati
per un effettivo riscatto sociale, economico e culturale.
Il giornalista Filippo Todaro nel suo intervento ha elogiato l’opera di La
Barbera attraverso un excursus storico della Sicilia e della Calabria collassate
da millenarie “occupazioni” e dominazioni straniere fino all’Unità d’Italia che
ha “unito” poco o niente, mancando invece gli steccati tra nord e sud.