TOGLITI IL
CAPPELLO DAVANTI AL CAPO
di padre Oliviero Ferro, saveriano
Questo è quello che mi diceva un servitore, quando sono andato a visitare il capo Bafoussam nella sua residenza. Mi spiegava che anche in tutto il recinto, solo il capo ha il diritto di portare il cappello. I Visitatori non possono. Nessun problema. L’importante era poter parlare con lui e visitare il museo. Mi ha accolto bene, naturalmente seguendo tutti i riti che bisogna fare davanti al capo. Parlare con la mano davanti alla bocca, al capo non si stringe la mano, si sta a debita distanza e così via. E’ una persona simpatica, ancora giovane, ma molto interessata alla storia del suo popolo. Gli spiego quello che stiamo facendo in parrocchia per dare importanza alle tante persone che, con diversi livelli di autorità, ci aiutano. E’ molto contento del nostro modo di rispettare la religione e la tradizione. Poi ci lascia andare a visitare il museo, dove tra maschere e oggetti della vita, entriamo in comunione con il tempo passato e quello che faticosamente continua a essere presente. Certo non si può visitare tutta la residenza, non si può andare nella foresta sacra,nel cimitero dei capi e in altri luoghi segreti. Noi non siamo iniziati, non abbiamo fatto il nyang nyang (iniziazione tradizionale), ma siamo accettati perché siamo una autorità religiosa.
In parrocchia siamo entrati in contatto con alcuni di loro che sono cristiani e cattolici. Ma che non possono ricevere i sacramenti, perché hanno dovuto rispettare la tradizione (accettare di prendere le mogli del capo precedente e averne altre, accettare i riti tradizionali, etc.).
Li abbiamo accolti con rispetto e simpatia e loro si sono sentiti bene. Sono presenti (certo non tutti) alla messa domenicale e si tolgono il cappello, perché riconoscono che in chiesa c’è un capo più grande di loro: Gesù Cristo.
Alla festa del raccolto, anche loro hanno portato il loro contributo alla vita della parrocchia e lo hanno fatto in modo originale. Sono venuti in processione, con i loro vestiti tradizionali accompagnati dalla fanfara tradizionale. E’ stata una cosa veramente emozionante.
L’ultimo giorno del mese di maggio siamo andati in pellegrinaggio e abbiamo terminato vicino a una delle residenze di questi capi. Abbiamo chiesto loro di accogliere Maria come una regina.
Hanno preparato un’accoglienza veramente speciale. Hanno fatto un recinto nel quale c’era un grande sgabello, come quello utilizzato dai capi più importanti, con i tessuti tradizionali e le code di cavallo. Insomma per accogliere una vera regina, anzi diremmo la regina madre. All’arrivo della statua di Maria l’hanno accolta veramente bene e nelle frasi di benvenuto si vedeva che si sentivano orgoglioso di averla tra di loro.
Questi sono piccoli gesti di Inculturazione, di rispetto e di conoscenza delle culture. Certo c’è ancora molto da fare. Ma quello che fa muovere tutto, già ce lo insegnava san Paolo nella prima lettera ai Corinti cap.9, è il farsi tutto a tutti, accettando tutti. Solo l’amore unisce le persone, anche se sono diverse. Se tu li rispetti, li valorizzi, gli dai importanza, non puoi che ricevere le medesime cose.