INTERVENTO DELLO SCRITTORE PIETRO SERGI SU ARTICOLO DI BRUNO CHINE'

18 giugno 2009

Carissimo prof. Chinè,

ho letto con interesse il suo articolo sul Santuario di Polsi, luogo a me molto caro, come credo alla gran parte dei nostri corregionali. Mi ha fatto rivivere tanti pellegrinaggi fatti a piedi, spesso di notte, con amici e parenti. Ricordo di persone che raggiungevano il santuario scalze, con bambini portati in braccio. Ricordo il pane coi peperoni mangiato “retu e funtaneddi”, con Pietra Cappa che svettava imperiosa dalla valle, i maiali neri incrociati con i cinghiali che accorrevano attirati dall’odore del pane e delle bucce di frutta da noi consumata. Ricordo le baracche ai lati del torrente, le mandrie di grosse capre dalle lunghe corna a spirale chiuse nei recinti, i canti, le messe, la sacralità della chiesa e la gioia che la tarantella trasmetteva. La voglia di arrivare, la convinzione che dietro quella montagna, dopo la curva del torrente, ci fosse già il santuario, che diventava davvero meta ambita e che destava gioia quando, girato l’ultimo ostacolo, si intravedevano finalmente le sue luci fioche.
Quel che non posso ricordare è l’atmosfera creata dall’importanza delle consultazioni elettorali per le quali si era votati alla Madonna. Ho soltanto letto qua e là della laicità che contraddistinse la lotta di liberazione sostenuta dai Partigiani, che lottarono e morirono per tutti, e che credo non si votarono alla Madonna ma attinsero da quello spirito di libertà senza il quale la Democrazia Cristiana semplicemente non sarebbe nata.
E mi chiedo, caro Professore, perché a quella stessa la Madonna, che io venero, non ci si era votati per chiedere un aiuto per la liberazione dalla dittatura fascista, con la stessa fede per la quale ci si rivolse a lei, alla Madonna, per scongiurare la vittoria di quel “Fronte Popolare”, pericolo rosso che ci assilla tutt’oggi, a sentire un nostro illustre condottiero fino a qualche tempo fa alleato di quella parte di Democrazia Cristiana più “ortodossa” e dei nipoti e pronipoti di quei dittatori contro i quali si dovette combattere e morire tutti insieme.
Mischiare il culto alla politica è chiedere quasi un “voto di scambio” alla Madonna, che vorrei sentir parlare oggi, alla luce dell’esperienza per la quale sembra sia dovuta intervenire anche lei; mi piacerebbe sapere cosa pensa di quei “Democratici Cristiani” incappati in tangentopoli e poi in “divorziopoli”, che andavano, e vanno, cianciando di sacralità della famiglia e di Family Day, con tutte e quattro le loro famiglie al seguito; mi pare che non sia un buon biglietto da visita per quel santuario e per la sua Regina.
Polsi è la fede! Ma per viverla fino in fondo, bisogna essere in grado di staccarsi dall’altra fede, quella politica e quella in voga in questi ultimi anni, cioè dello sfruttamento dell’immagine della Madonna a scopo di lucro!
Allora sì che si riesce a vivere fino in fondo la fede, magari facendosi aiutare da quei ricordi che, almeno in parte, ci accomunano. Sono d’accordo con lei quando menziona don Pino Strangio come persona intelligente, sulla quale io depongo molta speranza per la conservazione del fascino unico di quel luogo, così come sono d’accordo con Monsignor Bregantini quando sostiene che Polsi dovrebbe continuare ad essere raggiunta a piedi, attraversando quelle vallate che conducono al santuario; quelle sono le vallate della Madonna, lì si respira la fede, ci si prepara spiritualmente all’incontro con lei. Soltanto le persone meno fortunate di noi dovrebbero raggiungere il santuario sulle macchine. Camminando a piedi si conosce la montagna, e non si va al santuario per sfoggiare il SUV di ultima generazione, facendo diventare il pellegrinaggio la meta di un’altra sfilata, quella del proprio ego; si va invece per vivere momenti di raccoglimento.
Sarebbe bello riuscire nell’impresa di non mischiare il sacro e il profano, i ricordi belli e le lotte politiche.
Con stima, da un laico che ama Polsi, la Madonna, la montagna e la politica. Non comunista.
Pietro Sergi