ASPETTANDO LA RESURREZIONE…
di Francesca Pedullà

         

 

Mantelli rosso porpora ed elmi dorati, il pianto sommesso sotto un velo di lutto, l’imponenza di una croce di peccati e di dolori, un corpo denudato, ferito e oltraggiato: la passione di Cristo si dispiega davanti agli occhi del popolo che assiste e partecipa con la commozione sulla pelle e lo stupore della prima volta.

Un evento “nuovo” e “importante” quello vissuto ieri a Ferruzzano: nuove le emozioni, nuovo l’impegno di bambini e adulti, nuova l’attenzione della gente, nuova la sensibilità;  “importante”, l’evento importante, la storia vivificata importante, il senso della rappresentazione importante, oltre che impressionante.

Pensare di narrare col corpo e con la mente, col cuore e con la voce la “Storia” di colui che è nato in un “fazzoletto” di terra, morto su una croce spietata e risorto per il mondo intero, è qualcosa che desta nell’intimo l’indignità dell’uomo, il peso del peccato, il senso del Suo Amore, la Sua Misericordia. Ma non solo.

“Narrare” la Sua Storia è anche esprimere la volontà cristiana di inginocchiarsi con devozione e a capo chino ai suoi piedi, ancora una volta e per sempre, offrendo Lui il nostro pentimento, chiedendo Lui il Suo perdono, e saper prendere da “Quelle” piaghe il senso della nostra esistenza.

Un filo diretto con Roma: la musica di Frisina e le meditazioni di Benedetto XVI.

Un Venerdì Santo che apre il cuore e induce alla riflessione: la voce di gente che prega, la sofferenza di un malato che porta la sua croce, il cuore di una donna che ha perso il marito, gli occhi di una madre che piangono un figlio… aspettando la Resurrezione.