SULLE RIVE DEL LAGO D'ALABASTRO di Rosario Sicari
è stato pubblicato da Pellegrini Editore
“Sulla
riva del lago d’alabastro”, edito da Pellegrini, è l’ultima fatica di Rosario
Sicari, noto negli ambienti letterari per avere scritto, in gioventù per la
“Frusta di Torino” ed in seguito per “Calabria Letteraria” e “La Voce di
Calabria” e per aver pubblicato nel 2000 il romanzo “La collina sul lago di
pietra” per i tipi di Pacini Fazzi, ottenendo grandi consensi di critica. Ha
scritto, inoltre, molti articoli
dedicati alla questione meridionale ed ha pubblicato numerosi racconti su
riviste e giornali.
Lo sfondo del romanzo è l’emigrazione con tutto quanto si porta dietro e dentro
“emozioni, sacrifici e ricordi ed in cui la storia di una famiglia diventa
quella di tante accomunate da una
scelta
difficile: prendere una nave e partire in cerca di fortuna per assicurare ai
propri figli un futuro negato ai padri”.
Rosario Sicari è nato a Sant’Agata del Bianco, come Saverio Strati, ma vive a
Bovalino dove è stato docente di lettere fino al raggiungimento dell’età
pensionistica. Il romanzo, come ha
scritto nella introduzione la critica
letteraria Alessia Antonucci, è scritto con “le dolci noti della nostalgia, del
ricordo che esula dai finti moralismi, ma penetra nell’animo del lettore e di
chi, come il protagonista, ha vissuto la sofferenza della partenza dal paese
natio. Valige e pacchi chiusi con lo spago, speranze riposte nel cassetto, e la
consapevolezza di dover sacrificare una vita per poter dare ai propri figli
quello che ai padri è stato negato: lo studio, come forma di liberazione da ogni
abuso, da ogni forma di sopruso che da sempre divide gli uomini in padroni e
servi, o, i datori di lavoro e dipendenti. E l’America, con la sua Statua della
Libertà, fa da cornice a questo scritto, come un ideale cui protendere, come le
ali che si dispiegano verso l’orizzonte”. I protagonisti sono Ioro e Sara. Ioro
figlio dell’emigrante che riesce a laurearsi (medicina e non avvocato o
ingegnere come vorrebbe il padre che sogna di vedere il figlio difendere le
classi subalterne, i poveri, chi ha bisogno). I giovanissimi che frequentano la
scuola media, così immersi nel presente tra digitale e globabilizzazione che
stritola tutto e appiattisce tutto in un relativismo che incute paura, tra
spaccati profondi: ricchezze enormi e povertà morenti, dovrebbero leggere
questo romanzo non tanto per conoscere gli stenti del passato quanto per
meditare il presente, viverlo con la consapevolezza che i valori trasmessi dai
padri necessitano di riflessione per l’affermazione del proprio “io” in un mondo
dove la libertà è essenziale per sentirsi parte determinante della società. Il
libro scorre lieve “scava nei ricordi, portando il lettore ad osservare il
quadro che si delinea, pagina dopo pagina, sotto i suoi occhi. Lo stile segue
l’alternarsi dei sentimenti nell’animo dei personaggi e delle
vicende… ed il
dolore non è vissuto solo dall’emigrante ma anche da chi rimane in quelle terre,
come le mogli, le madri, le donne che con i loro sogni infranti, fanno i conti
con la dura realtà: sudori sulla fronte, schiene piegate ad arare i campi, pezzi
di pane conservati per le grandi occasioni, mozziconi di vita serbata nei
ricordi”.