SULLE RIVE DEL LAGO D'ALABASTRO  di Rosario Sicari
è stato pubblicato da Pellegrini Editore

Bovalino, 10 luglio 2007 

Sulla riva del lago d’alabastro”, edito da Pellegrini, è l’ultima fatica di Rosario Sicari, noto negli ambienti letterari per avere scritto, in gioventù per la “Frusta di Torino” ed in seguito per “Calabria Letteraria” e  “La Voce di Calabria” e per aver pubblicato nel 2000 il romanzo “La collina sul lago di pietra” per i tipi di Pacini Fazzi, ottenendo grandi consensi di critica. Ha scritto, inoltre, molti articoli dedicati alla questione meridionale ed ha pubblicato numerosi racconti su riviste e giornali.
Lo sfondo del romanzo è l’emigrazione con tutto quanto si porta dietro e dentro “emozioni, sacrifici e ricordi ed in cui la storia di una famiglia diventa quella di tante accomunate da una
scelta difficile: prendere una nave e partire in cerca di fortuna per assicurare ai propri figli un futuro negato ai padri”.
Rosario Sicari è nato a Sant’Agata del Bianco, come Saverio Strati, ma vive a Bovalino dove è stato docente di lettere fino al raggiungimento dell’età pensionistica. Il romanzo, come ha
Copertinascritto nella introduzione la critica letteraria Alessia Antonucci, è scritto con “le dolci noti della nostalgia, del ricordo che esula dai finti moralismi, ma penetra nell’animo del lettore e di chi, come il protagonista, ha vissuto la sofferenza della partenza dal paese natio. Valige e pacchi chiusi con lo spago, speranze riposte nel cassetto, e la consapevolezza di dover sacrificare una vita per poter dare ai propri figli quello che ai padri è stato negato: lo studio, come forma di liberazione da ogni abuso, da ogni forma di sopruso che da sempre divide gli uomini in padroni e servi, o, i datori di lavoro e dipendenti. E l’America, con la sua Statua della Libertà, fa da cornice a questo scritto, come un ideale cui protendere, come le ali che si dispiegano  verso l’orizzonte”. I protagonisti sono Ioro e Sara. Ioro figlio dell’emigrante che riesce a laurearsi (medicina e non avvocato o ingegnere come vorrebbe il padre che sogna di vedere il figlio difendere le classi subalterne, i poveri, chi ha bisogno). I giovanissimi che frequentano la scuola media,  così immersi nel presente tra digitale e globabilizzazione che stritola tutto e appiattisce tutto in un relativismo che incute paura, tra spaccati   profondi: ricchezze enormi e povertà morenti, dovrebbero leggere questo romanzo non tanto per conoscere gli stenti del passato quanto per meditare il presente, viverlo con la consapevolezza che i valori trasmessi dai padri necessitano di riflessione per l’affermazione del proprio “io” in un mondo dove la libertà è essenziale per sentirsi parte determinante della società. Il libro scorre lieve “scava nei ricordi, portando il lettore ad osservare il quadro che si delinea, pagina dopo pagina, sotto i suoi occhi. Lo stile segue l’alternarsi dei sentimenti nell’animo dei personaggi e delle vicende… ed il dolore non è vissuto solo dall’emigrante ma anche da chi rimane in quelle terre, come le mogli, le madri, le donne che con i loro sogni infranti, fanno i conti con la dura realtà: sudori sulla fronte, schiene piegate ad arare i campi, pezzi di pane conservati per le grandi occasioni, mozziconi di vita serbata nei ricordi”.