INSIEME
PER SAVERIO STRATI
Encomiabile l'iniziativa de IL
QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
La vicenda di Saverio
Strati, grande scrittore, figlio della nostra terra
locridea, calabrese eccellente, ci rattrista tutti e ci
mostra tutta la nostra fragilità. Il più grande
scrittore calabrese vivente, conduce una vita di stenti, a
Scandicci, vicino Firenze. E' provato fisicamente, umiliato
moralmente, ma da uomo grande qual'è, ha avuto il
coraggio di confessare la sua
condizione di povertà.
L'ho conosciuto in occasione di uno dei tanti incontri culturali che
ho organizzato a Taurianova negli anni della mia
attività di operatore culturale e di Direttore del
Centro di Servizi Culturali. Lo ospitai nel 1981 (Nella
foto, assieme a Saverio Strati ed al preside
dell'Istituto Tecnico Vincenzo Gatto). Erano, le
attività del Centro di Taurianova, occasioni di
confronto e di crescita, con grandi personaggi della
letteratura, dell'arte, della musica, del giornalismo: Mario La Cava, Carlo Carlino,
Saverio Strati, Bruno Naso e poi Nantas Salvalaggio,
Luca di Schiena, Fulvio Tomizza, Giorgio Saviane,
Alessandro Quasimodo, e poi ancora il trio Albanese,
Cuoghi e Kluzanskij, il Trio di Roma, Antonio Valenti. Gli incontri, settimanali
o quindicinali, si
organizzavano nei vari Club, nei saloni delle
Associazioni, dei Circoli ricreativi proprio per
coinvolgere la gente comune, quelli che giocavano a
carte, parlavano di politica. Quello con Saverio
Strati fu un pomeriggio indimenticabile. Avevo chiamato
a presentarlo la dottoressa Angela Amuso Maccarrone, una
studiosa che insegnava al Tecnico "Gemelli" di
Taurianova. Angela Amuso introdusse "Il Selvaggio
di Santa Venere", premio Campiello 1977, una narrazione
intensa che parlava di una Calabria arcaica, selvaggia e
brutale come "Il selvaggio" Dominic, emarginato e
rifiutato dalla scuola, che si lascia in giovane età
coinvolgere dalla 'ndrangheta, ma dopo varie azioni
quali le esecuzioni a sangue freddo dopo processi che
hanno il sapore di antichi rituali pastorali, incomincia
a rifiutare le regole rigide di un codice che
punisce con la morte ogni "sgarro".
L'intervento di Saverio Strati ci affascinò. Egli
parlò delle sue opere ma assai più della sua terra, della sua Sant'Agata del
Bianco, dei suoi studi, delle
difficoltà incontrate nel suo cammino per essere un "calabrese"
e ci incitò a rispettare le regole, ad amare la Calabria
ma a lottare contro ogni ingiustizia ed a riaffermare il
diritto di essere nati in questa terra e liberarla dal
bisogno, attraverso la cultura.
L’appello del Quotidiano
della Calabria per sostenere Saverio Strati è giunto a
Roma. a palazzo Chigi, dove, un gruppo di parlamentari
ha chiesto che gli venisse assegnato il sussidio
economico che prevede la legge Bacchelliù. Saverio
Strati vive in stato di indigenza. Strati ha scritto al
Quotidiano e si è annunciato "povero". A promuovere
l’iniziativa è stato il Quotidiano della Calabria, che
ha pubbliato una sua lettera, che pubblichiamo anche
noi, invitando il parlamento a sostemnerlo come è stato
fatto per la poetessa Alda Merini e il cantante Umberto
Bindi, l’attrice Alida Valli, scomparsa nel 2006.
Questa richiesta porta la firma anche oltre
che di Laratta e Minniti, anche da Maria Grazia Laganà
Fortugno, Doris Lo Moro, Cesare Marini ( Pd),
Angela Napoli (Pdl), Mario Tassone (Udc) e Rosa Villecco
Calipari (Pd). A Scandicci, dove vive con la
moglie, lo scrittore è andato avanti dal 1991 con i risparmi delle pubblicazioni e dei premi
letterari di una bibliografia oggi caduta nell’oblio.
Tutti i collaboratori del
nostro giornale sono a fianco del grande
scrittore perché non vogliamo vergognarci di essere
chiamati calabresi!
La lettera di Saverio Strati
Io, Saverio Strati sono nato a Sant’Agata del Bianco il 16 agosto 1924. finite le scuole elementari, avrei voluto continuare gli studi ma era impossibile, perché la famiglia era povera. Mio padre, muratore, non aveva un lavoro fisso e per sopravvivere coltivava la quota presa in affitto. Io mi dovetti piegare a lavorare da contadino a seguire mio padre tutte le volte che aveva lavoro del suo mestiere. Piano piano imparai a lavorare da muratore. A 18 anni lavoravo da mastro muratore e percepivo quanto mio padre ma la passione di leggere e di sapere era forte. Nel 1945, a 21 anni, mi rivolsi a mio zio d’ America, fratello di mia madre, per un aiuto. Mi mandò subito dei soldi e la promessa di un aiuto mensile. Potei così andare a Catanzaro a prepararmi da esterno, prendendo lezioni da bravi professori, alla maturità classica. Fui promosso nel 1949, dopo quattro anni di studio massacrante. Mi iscrissi all’università diMessina alla facoltà di Lettere e Filosofia. Leggere e scrivere era per me vivere. Nel ‘50-’51 cominciai a scrivere come un impazzito. Ho avuto la fortuna di seguire le lezioni su Verga del grande critico letterario Giacomo De Benedetti. Dopo due anni circa di conoscenza, gli diedi da leggere, con poca speranza di un giudizio positivo, i racconti de “La Marchesina”. Con mia sorpresa e gioia il professore ne fu affascinato. Tanto che egli stesso portò il dattiloscritto ad Alberto Mondadori della cui Casa Editrice curava Il Saggiatore. Il libro “La Marchesina” ebbe il premio opera prima Villa San Giovanni. Alla “Marchesina” seguì il primo romanzo “La Teda”, 1957; alla “Teda” seguì il romanzo “Tibi e Tascia” che ricevette a Losanna il premio internazionale Vaillon, 1960. Ho sposato una ragazza svizzera e ho vissuto in quel paese per sei anni. Da questa esperienza è nato il romanzo “Noi lazzaroni” che affronta il grave tema dell’emigrazione. Il romanzo vinse il Premio Napoli. Nel 1972 tornato in Italia la voglia di scrivere è aumentata. Ho scritto “Il nodo”, ho messo in ordine racconti, apparsi col titolo “Gente in viaggio”con i quali vinsi il premio Sila. Negli anni 1975-76 scrissi “Il Selvaggio di Santa Venere” per il quale vinsi il Supercampiello, nel 1977. A questo libro assai complesso seguirono altri romanzi e altri premi. Il romanzo “I cari parenti” ricevette il premio Città di Enna; “La conca degli aranci” vinse il premio Cirò; “L’uomo in fondo al pozzo” ebbe il premio città di Catanzaro e il premio città di Caserta. Nel 1991 la Mondadori rifiutò, non so perché, di pubblicare “Melina” già in bozza e respinse l’ultimo mio romanzo “Tutta una vita” che è rimasto inedito. Con i premi di cui ho detto e la vendita dei libri avevo risparmiato del denaro che ho usato in questi anni di silenzio e di isolamento. Ora quel denaro è finito e io, insieme a mia moglie mi trovo in una grave situazione economica. Perciò chiedo che mi sia dato un aiuto tramite il Bacchelli, come è stato dato a tanti altri. Sono vecchio e stanco per il tanto lavoro. Sono sotto cura, per via della pressione alta. Esco raramente per via che le gambe a momenti mi danno segni di cedere. Nonostante questi guai porto avanti il mio diario cominciato nel 1956. Ho inediti, fra racconti e diario, per circa 5000 pagine. La mia residenza è a Scandicci.
Saverio Strati