Lo sfascio delle Istituzioni ed il costo della
politica
di Bruno Chinè
Giorni fa, Massimo D’Alema ha lanciato un allarme sulla situazione politica e sociale del Paese che, a suo dire, assomiglia tanto a quella del ’92, quando i cambiamenti, pur necessari, sono arrivati per via giudiziaria, considerato che la classe politica del tempo aveva perduto i raccordi con la realtà italiana e pensava solo a governare se stessa. Ma la sua voce, pur riportata fugacemente dai media, non ha avuto le necessarie ricadute perché, appunto, anche la classe politica d’oggi, ad ogni livello, è impegnata a tutelare se stessa, ignorando completamente il disagio che pervade tutte le classi sociali, dalle Alpi alla Sicilia e lo sfascio delle istituzioni, specialmente al Sud. Certo l’attuale situazione è frutto di tanti anni di malgoverno e di assenza dello Stato. Nel passato chi ha detenuto il potere, a qualunque livello, ha pensato solo al proprio partito, a se stesso, ai propri parenti e a quelle clientele necessarie a mantenere il consenso. Il debito pubblico è frutto di lunghi anni di politica dissennata. La spesa è sfuggita ad ogni controllo per decenni. Abbiamo costruito un sistema sociale avanzato sì ma fondato sui debiti che lasciamo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Oggi abbiamo davanti, ad ogni livello ed in ogni istituzione una situazione difficile e quasi comatosa frutto di tanti anni di non governo e di malgoverno. Manager di Stato, delle Regioni, dei Comuni hanno speso molto di più di quanto possedessero senza che qualcuno li richiamasse o li facesse pagare in proprio. Anzi sono stati pagati strapagati e promossi per i danni arrecati alla Pubblica Amministrazione. Ma la nostra classe politica, a causa del falso sistema bipolare non è in grado di dare, preoccupata di perdere consensi e di scomparire, le giuste risposte ed i problemi peggiorano di giorno in giorno. Siamo nella classica situazione in cui l’interesse di parte prevale su quello generale. I governi che si sono succeduti dal ’92 ad oggi, attraverso le manovre delle varie finanziarie, nel tentativo di tamponare la situazione, hanno aumentato le tasse facendo allargare la forbice tra i ricchi( pochi ) e i poveri(tanti). Il falso federalismo introdotto con un incauto cambiamento della nostra Costituzione e con le leggi Bassanini ha dilatato la spesa dei Comuni e delle Regioni. I costi della politica, che una volta veniva finanziata con le tangenti, oggi pesano sui cittadini. Le Regioni hanno aumentato a loro piacimento il numero dei loro consiglieri o deputati equiparando i loro stipendi a quelli dei deputati nazionali. Anzi alcune Regioni a statuto speciale si sono assegnate stipendi superiori a quelli dei deputati nazionali. Abbiamo assistito impotenti ad anni di vero scialo, tanto che oggi sui costi eccessivi della politica sono convinti in tanti. Che senso hanno oggi i nostri mille parlamentari nazionali quando il Congresso americano, che governa il Paese più importante e democratico del mondo ne ha circa quattrocento? Bisogna almeno dimezzare il numero dei parlamentari nazionali e regionali, sia per contenere la spesa pubblica sia per dare funzionalità alle istituzioni. Ma come? Il grosso problema della politica italiana d’oggi è quello della riduzione del debito pubblico perché solo così sarebbe possibile diminuire le tasse, cosa indispensabile per una ripresa economica reale. Ma di questo non si preoccupa nessun governo. Padoa Schioppa, tassando i soliti contribuenti, dice di avere accumulato un tesoretto, ma non lo impiega per pagare i debiti e diminuire il debito pubblico, ma per fare ancora demagogia, promettendo a destra e a manca. Le ferite inferte negli ultimi venti anni alle nostre Istituzioni sono tante e cosi profonde che non sembrano curabili se non con terapie serie che l’attuale sistema politico non è in grado di dare. Occorre un rinnovamento di mentalità ed una cultura politica nuova. Non mancano coloro che sembra siano convinti della necessità del cambiamento. Montezemolo ed il senatore Salvi, tra gli altri, pur nella diversità delle loro posizioni ed impostazioni, stanno parlando un linguaggio nuovo. A noi non resta che coltivare la speranza, ragionando al di fuori degli schemi tradizionali che non sono più idonei a risolvere i problemi d’oggi.