Ars gratia artis
Celebrazione della fatica quotidiana di umili e talentuose genti.

Di Tommaso Cavallo

 1 febbraio 2010

 

Tutto ciò che muove le cose, indipendentemente dalla loro grandezza, è formato da piccole parti. Che sia un comune orologio, un’automobile o una nave per funzionare necessitano che, tutte le loro parti, e sono molto più piccole delle stesse, funzionino perfettamente.

Proviamo adesso a pensare che uno di questi oggetti sia l’Italia, e le piccole parti che la fanno economicamente funzionare, siano gli artigiani.

L’Italia è un grande Paese che ha dato i natali a santi, navigatori, poeti e a tanta gente di talento, tra cui spiccano designer, stilisti, manager d’azienda.

Il “made in Italy” è da sempre apprezzato in tutto il mondo, non a caso i nostri architetti hanno disegnato edifici per ogni nazione. Le nostre aziende alimentari esportano dappertutto ogni genere di specialità, dal vino alla pasta, dal pomodoro alla mozzarella. Anche le automobili costruite in Italia, come la Ferrari o la Lamborghini (per esempio) sono apprezzate, anche se per una clientela di nicchia, nelle nazioni più ricche.

L’Italia soprattutto è ricca di tanta gente, che con l’ingegno e il talento è riuscita a essere, da sempre, il motore trainante di questa nazione.

Piccoli e laboriosi artigiani, nei più disparati campi, producono, sono specializzati o mettono a disposizione la loro opera, per ogni tipo di prodotto o costruzione.

Qualche giorno fa è stata presentata un’idea di legge che propone di destinare all’apprendistato l’ultimo anno delle scuole professionali.

A mio modesto modo di vedere credo sia un’eccellente proposta: incoraggia i giovani, forse, un po’ stufi dello studio e della scuola, a specializzarsi e di conseguenza inserirsi presto nel mondo del lavoro.

Credo sia professionalmente formativo, se alle future generazioni di specializzandi siano insegnate le norme e le procedure, per capire funzionamento e caratteristiche di ogni prodotto.

E’ mio personale pensiero quello che si continua, in modo quasi ossessivo e direi stupido, a considerare i lavori manuali professioni minori, correndo dietro a falsi stereotipi e sopratutto rincorrere prodotti scolastici che non hanno alcun fine. Così facendo siamo sorpassati dalle altre nazioni a scapito di un settore che solo lo scorso anno ha offerto solo centomila posti di lavoro, a fronte di una richiesta di cinquecento mila. Tutto questo perché non è sponsorizzata nel giusto modo una scuola di arti e mestieri e sarebbe un peccato che le varie organizzazioni di categoria si lascino sfuggire una simile occasione per formare i ragazzi, con l’ausilio dei migliori artigiani come docenti.        

Una volta gli oggetti erano costruiti per durare, nel presente invece sono costruiti per essere solo comprati e, dopo un breve uso, sostituiti. Siamo passati dall’essere “aggiustatori” a “sostitutori” di pezzi.     

A Milano si dice “andare a bottega”, a Bovalino “iri o mastru”. Cambia l’idioma, ma il concetto è uguale, si andava presso un artigiano esperto per imparare un mestiere, e ricordo tanti che iniziando così sono riusciti a inserirsi nel mondo del lavoro.

Il periodo coincideva con la fine dell’anno scolastico, ed erano le mamme che spesso raccomandavano ai “mastri” i loro figli affinché li istruissero alle varie arti. Non solo per imparare l’arte o per il mestiere, i ragazzi andavano nelle botteghe per non state in ozio o a bighellonare per strada.

Chi andava nel salone del barbiere, chi in officina dal meccanico, chi dal tipografo e chi, per essere stato bocciato a scuola o per punizione e per capire cos’è la fatica, nei cantieri edili a far da garzone ai muratori.

Durante quelle estati le botteghe artigiane si popolavano di schiere di ragazzini che aiutavano il mastro nello svolgimento della vita quotidiana fatta di fatica e allo stesso tempo imparavano l’arte… anche con qualche schiaffo!

Fu così che, grazie a quelle madri e a quei (tanti) mastri, nacquero schiere di ottimi barbieri, meccanici, muratori, tipografi, falegnami, fabbri, pasticceri… e poco importa se il migliore di questi nuovi artigiani era il più somaro della classe!

 

Ars gratia artis: l’arte solo per l’arte stessa… da portare avanti solo per il puro piacere da essa portato.

Adesso immaginate chi è il bambino nelle due foto…