Ayrton
“Ci
sono rischi calcolati e altri che provocano situazioni inaspettate. E tu puoi
non esserci più, cosi, in una frazione di secondo”.
Di Tommaso Cavallo
Forse è
scritto nel destino di certe persone che devono lasciarci prima di ogni tempo
compiuto.
Ayrton Senna da Silva è stato tra queste, tante, persone.
Era nato a San Paolo del Brasile, il 21 marzo 1960.
Cattolico, credente e devoto e sempre pronto ad aiutare i più umili e bisognosi, sapeva di essere un “favorito dalla vita” rispetto alle numerose famiglie indigenti del suo Brasile, ma del suo benessere economico non faceva mai un vanto.
Era speciale Ayrton, unico in ogni genere, anche nella scelta di adottare il cognome della madre (Senna) poiché, diceva: “Sono già molti i da Silva”. Ayrton aveva un’unica grande passione: i motori e la velocità. Aveva appena quattro anni quando sedette per la prima volta su un go-kart, costruitogli dal padre, e quelli furono solo gli inizi di una carriera sportiva ineguagliabile che lo portò fino alla Formula Uno!
In Brasile c’erano già stati molti campioni e piloti automobilistici, due su tutti furono gli affermati campioni del mondo Emerson Fittipaldi e Nelson Piquet; dopo le gare con i go-kart, capì che era ora di tentare il grande salto, sapeva ciò che voleva: diventare il numero uno!
Amava dire che se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Ayrton non voleva solo sognare, ma esserci!
Lasciò il Brasile, la famiglia, gli amici e si trasferì in Inghilterra e iniziò la gavetta in Formula Ford per due anni per poi passare alla Formula Tre. Il suo talento lo portò dopo quattro anni in Formula Uno, approdando alla scuderia Toleman Hart. Naturalmente non tutto andava liscio al giovane Ayrton, i guasti condizionavano le prestazioni e le vetture non erano quelle che sperava di pilotare, ma non si perdeva d’animo. Caparbio com’era, curava ogni dettaglio, lavorava per perfezionare sempre più la vettura per le prove e la gara, non a caso è stato il pilota con maggior numero di pole position. Dopo la Toleman passò alla Lotus, scuderia con la quale vinse il suo primo gran premio in F1, ebbe molte più soddisfazioni ma non era ancora sufficiente, non riusciva a esprimere tutto il suo straordinario talento.
La svolta fu il passaggio dopo tre anni, era il 1988, alla McLaren - Honda: era l’ascesa verso la consacrazione.
In
carriera, come già detto, ottenne il maggior numero di pole, tre campionati del
mondo, 1988-1990-1991, piazzamenti, giri veloci e l’avvincente concorrenza con
il suo compagno-rivale Alain Prost.
In quegli anni, i ’90, le più titolate scuderie di F1 avevano piloti di prim’ordine: oltre ad Ayrton, c’erano Prost, Mansell, Berger, Nannini… e molti giovani promettenti come Hill, Hakkinen, Schumacher, Villeneuve (diventati tutti campioni del mondo almeno una volta!).
Tutti bravi piloti, come quelli odierni, ma senza togliere merito ad alcuno, penso, che da quel 1° maggio del 1994 la F1 non è più la stessa. In questi anni, in occasione del GP, davanti alla televisione, ho spesso ripetuto a chi mi stava accanto sempre la stessa frase: “…manca uno come Ayrton!”.
Quel primo maggio si portò via un campione ma ci lasciò un mito. Ayrton si schiantò a oltre trecento km orari contro un muretto, in quella maledetta curva rimasero tutti i suoi sogni e le sue ambizioni, la sua voglia di correre, il suo talento… tutto!
All’interno della sua monoposto (era da poco passato alla Williams) fu ritrovata
una bandiera austriaca, che
Ayrton
avrebbe sventolato in caso di vittoria per ricordare
Roland Ratzenberger, pilota austriaco deceduto il giorno prima per un altro
incidente. Sembrava davvero stregato quel GP di San Marino, persino l’emergente
Rubens Barrichello ebbe un pauroso incidente!
Ancora oggi Ayrton è ricordato in tutto il mondo e vive nel cuore di ogni appassionato di F1, di ogni sportivo e grazie alla fondazione che porta il suo nome tanti bambini del Brasile, hanno accesso all’istruzione e molte famiglie hanno un sussidio economico… “perche tutti abbiano una possibilità”, tutte cose che “il Mito” faceva già di nascosto.
Lucio Dalla gli dedicò qualche anno fa una canzone, evidenziando la forte devozione a Dio, le sue paure e la sua sensibilità: “…perché Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo rimbalzando nella curva insieme a me, mi ha detto ”chiudi gli occhi e riposa” e io ho chiuso gli occhi”.
Solo chi vive nei nostri ricordi e nei nostri cuori non muore mai!
Nelle foto: Ayrton Senna