Finché c’è musica…
Un tempo i Gabbiani cantavano e i Ragazzi erano di fuoco, oggi invece… le misure aumentano!

di Tommaso Cavallo 

 

Gli anni Sessanta sono stati anni di memorabile musica. Musica rimasta nella memoria collettiva ed entrata nella leggenda, ogni giorno era un fiorire di gruppi e cantanti in ogni parte della penisola. I testi delle canzoni erano spesso melodiosi, le musiche e gli arrangiamenti erano semplici ed essenziali, i temi ricorrenti erano l’amore o le proteste contro la guerra in Vietnam.
Anche a Bovalino fiorì in quegli anni, e continua anche adesso, una certa voglia di musica.
Perdonatemi se dimenticherò qualcuno, ma avviandomi “nel mezzo del cammin della mia vita”, sono migrato da Bovalino da circa venticinque anni e andando a memoria potrei omettere nomi o persone.
Tra i “solisti” ricordo che sul finire degli anni ’60 il più famoso tra noi ragazzi (del tempo!) era Ninì Racco: cantava alle feste di paese ed era molto apprezzato per la sua voce e la sua dizione. Interpretava le canzoni di Celentano, Tenco e tanti altri; oggi Ninì è diventato un cantastorie dei nostri giorni e si è dato al teatro riscuotendo successi proponendo il suo “Piccolo Teatro Umano”, ma è rimasto il semplice ragazzo che era allora ed è amico di tutti.

Il complesso “storico” nacque dalla passione per la musica di alcuni giovani della contrada Pozzo: Mimmo Agostini, Peppe Platani e Paolo Cacia, che dallo strimpellare a orecchio si sono riuniti in un vero e proprio gruppo musicale affiancati da un appassionato manager, il compianto ragioniere Totò Mittiga e nel 1966 nacquero “The New Sea Gulls” ribattezzati dopo l'incisione del disco per la Fonit-Cetra "I Nuovi Gabbiani". La loro storia si può leggere nella sezione a loro dedicata nel nostro sito.
Ero un bambino e giocavo nella piazzetta a Pozzo e a una certa ora del pomeriggio il gruppo si ritrovava per le prove e immancabilmente, in schiera, tutti i ragazzini facevamo da cornice alla vecchia casa sita al lato del lavatoio pubblico per ascoltare le musiche e le loro canzoni. La musica si diffondeva per la contrada e l’eco oltrepassava la valle, poiché allora pochi rumori si sentivano in quelle campagne. Ancora oggi riecheggiano quelle melodie nella memoria dei residenti, ricordi di gioventù, di visi cari e profumo di sapone di Marsiglia!

I successi erano le serate ai dancing della zona, ai concorsi canori regionali o nazionali e la soddisfazione di aver inciso un 45 giri, ma poi dopo poco più di un lustro “I Gabbiani” presero il volo verso altre destinazioni; quelle destinazioni dove ti porta la vita o il lavoro e i superstiti fecero da chioccia al gruppo nascente.

Quando hai la musica nel sangue cerchi sempre o di suonarla o di insegnarla ad altri e fu così che alcuni membri del disciolto complesso si prodigarono a far nascere uno nuovo: erano giovani, inesperti, ma con voglia di musica dentro, stavano nascendo… “I Ragazzi di Fuoco”.

Antonio de Fiores alle tastiere, Totò Cartisano alla chitarra elettrica, Nino Italiano era la voce, Mimmo Latella al basso e Tony Gurnari, un bambino prodigio (poiché aveva circa nove anni!) alla batteria; questo era il gruppo agli esordi poi alcuni elementi cambiarono, ma Bovalino ebbe ancora circa un decennio di musica…

Dei “Ragazzi di Fuoco” resta sempre vivo il ricordo nella mente di molta gente. L’estate scorsa incontrai Toto’, il chitarrista, in piazza davanti alla chiesa a Bovalino, parlando insieme un velo di nostalgia scese tra noi quando ripercorrevamo il tempo trascorso, gli amici e la musica di quegli anni, gli ricordai anche che cantava una delle versioni più belle in assoluto di “Tuttifrutti”, suonata dal complesso a ogni debutto.

Il rock’n roll, il rock moderno, le canzoni dei cantautori e altri generi avevano sostituito le melodie anni ’60.

Le esibizioni erano sempre ai lidi d’estate o alle feste patronali della zona, ma del nuovo gruppo non rimase traccia su vinile e agli inizi degli anni ’80 il gruppo, nel frattempo migrato a Roma e cambiato il nome in “Quasar”, si sciolse.

Sembrava tutto finito ma a metà di quegli anni si forma il gruppo degli “Invece” che s’ispirano alla musica reggae unita ai ritmi folk “made in Calabria”, tutt’oggi capitanati dall’eclettico e carismatico Peppe De Luca, sempre più cittadino del mondo e grande appassionato di musiche afro-caraibiche.

Insieme agli “Invece” iniziano il loro cammino “The Bronx” con la loro musica alternativa e il loro personale tocco musicale.

Nel 1998 nasce il gruppo, tuttora il più in auge del momento: i “Quartaumentata”.
Ritmi coinvolgenti, la riscoperta e l’esaltazione della tradizionale musica calabrese, i testi alternati in dialetto e in italiano, la continua ricerca di detti e modi di dire riportati in musica: con loro nacque “l’etnofolk made in Calabria”.

Assistere a un loro concerto si è proiettati in una dimensione nuova ma allo stesso tempo antica. Riescono con la loro capacità e il loro intelletto musicale a coinvolgere centinaia di persone e a farle divenire parte del concerto stesso non appena accennano a suonare la tarantella… Avete inteso bene, il ballo che fino a pochi decenni fa era roba da vecchi e da rimpatriata in montagna. Il ritmo ossessionante della taranta riproposto dai Quartaumentata ha fatto breccia nell’animo della gente del Sud, perché il gruppo è ormai famoso in tutto il meridione d’Italia e qualche anno fa è stato anche protagonista in America a un festival per gruppi di musica folk. Sei album, sei successi. Ultimamente hanno proposto e tradotto in calabrese alcuni dei successi di Fabrizio de Andrè. La gente impazzisce per loro, per la loro musica, sono ragazzi conosciuti e stimati da tutti.
Paolo, il più giovane del gruppo, lo conosco da quando era bambino; Peppe invece mi conosce da quando bambino ero io e mi sia concesso finire questo mio “amarcord” parlando di lui che stimo come uomo e come artista.
Credo, ma è verità, che la sua mano e il suo talento siano presenti in tutti i brani interpretati dai complessi bovalinesi già citati. Il suo nome, infatti, è sempre presente nelle copertine degli album sia dei “Quarta” sia degli “Invece”, riesce con la sua umiltà a tradurre in musica ogni sua sensazione e ogni suo stato d’animo. Un talento, semplice e puro, dimostrato fin da ragazzo, una passione continua, senza soste, una presenza costante e un aiuto dato, sempre, a chi aveva voglia di fare musica.
Il tempo passa ma non per lui, eterno ragazzo con sempre più passione per la musica e nuove esperienze, con l’eterna voglia di volare…
La voglia di un instancabile… gabbiano!

(Foto cronogolia: I nuovi gabbiani; I ragazzi di fuoco; Quartaumentata; Peppe Platani