Il ritorno della gente di mare
Ritorno nel posto più affascinante dell’universo: casa.
Di Tommaso Cavallo
La mia
collaborazione con il giornale on-line de “Il paese” ha avuto inizio con un
articolo dal titolo forse nostalgico e un po’ autobiografico, è stato il mio
primo articolo, era “Gente di mare”. Dalle manifestazioni di affetto che ho
ricevuto per quell’articolo, ho capito che da tanti è stato molto apprezzato e
ciò mi spinge ad avere sempre qualcosa in più da dirvi.
Si avvicinano le vacanze estive e, come ogni anno, tanti emigrati come me fanno ritorno al loro paese natio per trascorrere un periodo di meritato riposo. Che sia lungo o breve ha poca importanza, ciò che più importa è quella sana voglia e quella smania che ci prende nel far ritorno nei posti a noi familiari e cari.
Il viaggio è spesso lungo e con non poche insidie, inizia spesso all’alba o a notte inoltrata. Si snoda lungo un serpentone d’asfalto che molto spesso supera i mille chilometri, comodi fino a Salerno, inizia poi la parte, a volte, più lunga del viaggio, quella che per noi calabresi “del sud” vuol dire percorrere tutta la nostra regione.
E’ addirittura snervante, per via degli eterni cantieri sull’Autostrada del Sole, quel tratto, dove credi che il viaggio ti sembra infinito e la meta addirittura inarrivabile, cerchi di non far caso alle code o ai rallentamenti, ma hai una sola voglia: arrivare!
Mi capita sovente che in quei viaggi non vorrei essere io alla guida, ma avere un autista, per ammirare il paesaggio. Come se le regioni e quelle terre fossero a me sconosciute, come se ogni volta dovessi scoprire qualcosa di nuovo.
La sosta, al primo autogrill della Calabria, è per me una tappa obbligata; il caffè caldo e ritemprante bevuto tra le auto in sosta, in mezzo a vacanzieri come me che non vedono l’ora di arrivare. Il caldo afoso dell’asfalto, l’odore dei carburanti, il vociare delle persone, si fonde insieme ai profumi della natura: è facile distinguere il profumo dolce e inebriante della ginestra o il tenue odore di resina delle pinete lontane trasportato da lieve brezza e intanto mandi giù quel caffè caldo che ti ritempra fino alla prossima sosta, forse l’ultima prima dell’arrivo. E poi via ancora in viaggio… dopo il rabbocco di carburante, a rimirare ancora qualcosa che ti circonda e intanto scambio qualche parola con i miei compagni di viaggio. Ancora i cartelli si susseguono, indicano le località di montagna o di mare, insieme ai ricordi, ad aneddoti o pensieri che viaggiano liberi nella mia mente. Uno tra questi mi affascina particolarmente, è il primo in territorio calabrese, il cartello indica la galleria che ha per nome “Donna di Marco”… chissà cosa vorrà dire o chissà chi era colui che ha imposto il nome a quel luogo e a chi si riferiva.
Dopo le alture della Sila inizia la fase d’avvicinamento a Cosenza, città storica e allo stesso tempo moderna, capoluogo dei Bruzi, antichi abitanti del nord della regione, adagiata come Roma su sette colli tra le valli del Crati e del Busento.
Città prima romana e poi bizantina, longobarda, normanna, sveva, angioina… è forse la città della Calabria, dove si respira più storia in assoluto e avvolta in un alone di leggenda, in tanti conoscono quella d’Alarico re dei Visigoti, che dopo il sacco di Roma morì improvvisamente a Cosenza e i suoi guerrieri dopo aver deviato il corso del fiume lo seppellirono con tutti i tesori nell’alveo del Busento, per poi riportare le acque al loro naturale corso affinché nessuno potesse avere accesso alla sua tomba.
Inizia poi una discesa che porta ad ammirare uno dei panorami più belli: la montagna lascia il posto al mare Tirreno, s’inizia a costeggiare la parte di mare detta “Costa Viola” per i tenui colori violetto del tramonto e poi, dopo un tratto d’autostrada, la costiera di Pizzo Calabro è d’affascinante bellezza, con i suoi maestosi cavalcavia a strapiombo.
Ci siamo, il viaggio entra negli ultimi cento chilometri, è ora di uscire dall’autostrada e attraversare la Calabria, un salto di circa quaranta chilometri dal Tirreno allo Jonio, il monte Limina divide le due coste, con i suoi boschi simili a tanti mazzetti d’origano messi a essiccare.
La prima parte di viaggio è spesso celere, percorsa su strade veloci e larghe, spesso affiancata da ferrovie ad alta velocità, dove sfrecciano treni “rossi” che, per ora (ma non so se e quando) non raggiungeranno la Calabria. A noi, oriundi villeggianti, non resta che deliziarci del paesaggio e raggiungere i nostri luoghi natii con mezzi propri o con cambi treno a Roma o Napoli e, pazienti, aspetteremo che termini l’odissea del tratto autostradale che da Salerno arriva a Reggio Calabria.
Ma è forse l’ultima parte che mi affascina, ogni volta, penso che questa regione non sia unica ma molteplice, non una ma tante Calabrie. Sono molteplici gli usi e i costumi, i sapori dei piatti tipici, i panorami, la storia. Forse una storia “minore” rispetto al resto d’Italia, ma anche la Calabria ha dato i suoi figli per le cause nazionali, per il risorgimento, per l’unità del regno e per la liberazione; ha santi e poeti, forse non ha navigatori ma… abili marinai!
Il viaggio termina dopo molte ore, nell’abbraccio dei nostri cari che per un intero anno ci hanno atteso, e stanchi ma felici siamo consci che quando arrivi nel posto che ti ha dato i natali o ti ricorda la tua infanzia è il posto più affascinante dell’universo.
(Nella foto: Bovalino: la conca glauca)