Campioni finalmente!
Euforia per un successo che mancava da quarantacinque anni.
Tommaso Cavallo
Sarti,
Burghich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Mazzola, Suarez, Jair, Peirò,
Corso.
Questa è una delle formazioni tipo di quella che, nel cuore dei tifosi interisti, fu la Grande Inter di Helenio Herrera. Questa formazione fu una sorta di scioglilingua per generazioni d’interisti.
Iniziò tutto nel maggio del 1955 quando Angelo Moratti, imprenditore nel settore petrolifero, divenne presidente e patron del F.C. Internazionale Milano, ma furono anni di assestamento fino al 1960. Con il termine Grande Inter invece s’identifica, grossomodo, il periodo in cui la guida tecnica fu affidata a Helenio Herrera, argentino di Buenos Aires, detto “il Mago” che dopo una buona carriera di calciatore, militando in squadre francesi, intraprese quella di allenatore di club spagnoli e italiani. Herrera è tuttora ricordato come abile stratega, per lui era la difesa… il miglior attacco e poi rapide ripartenze, a lui poco importava se la vittoria era per uno a zero.
In quegli anni Angelo Moratti mise a disposizione del “Mago” il meglio degli atleti reperibili sul mercato; dal vivaio dell’Inter furono aggregati alla prima squadra tre giovani emergenti: Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola e Gianfranco Bedin e dal Real Madrid fu acquistato, per l’astronomica cifra (per quei tempi!) di 250 milioni di lire, Luis Suarez, premiato col pallone d’oro.
Fu l’inizio di un ciclo divenuto epico, negli anni dal 1962 al 1966 la Grande Inter di Moratti e Herrera, con l’indimenticato Italo Allodi come consulente di mercato, vinse tre scudetti, due coppe dei Campioni e due Intercontinentali. Nelle finali di coppa dei Campioni l’Inter sconfisse il Real Madrid e il Benfica, mentre in coppa Intercontinentale sconfisse, per due finali consecutive, l’Independiente.
Altri anni, altri atleti. Erano gli anni del boom economico, la gente andava in delirio per i successi delle squadre italiane poiché il calcio stava prendendo il sopravvento sul ciclismo, allora, considerato sport nazionale. In quegli anni si alternarono nelle vittorie il Milan, la Juventus, la Fiorentina, il Cagliari di Gigi Riva e si terminò il ciclo dell’Inter di Herrera.
Per l’Inter furono anni di delusione dal 1970 in poi, intervallati da pochi scudetti, da coppe Italia e di Lega, da tre coppe UEFA, fino al 2005… infatti, da allora cinque campionati italiani consecutivi e il coronamento del sogno inseguito ben quarantacinque anni: il 22 maggio 2010 arriva la terza coppa dei Campioni, conosciuta oggi come Champions League.
Dai tempi della Grande Inter sono cambiate generazioni di tifosi, decine di calciatori e allenatori, alcuni presidenti, ma non è cambiato un nome: Moratti!
Al posto di Angelo Moratti c’è il figlio Massimo, anche lui imprenditore nel settore petrolifero. Dal padre ha ereditato la passione e l’amore per quella figlia prediletta che è l’Inter e ha provato e riprovato, anche lui come suo padre, a cambiare le guide tecniche fino a quando non ha ottenuto i tanti sospirati successi.
Dopo vari allenatori anche Massimo Moratti ha trovato il suo “mago” in Josè Mourinho, tecnico portoghese proveniente (da vincente!), prima dal Porto e poi dal Chelsea. Tecnico carismatico, grande calcolatore, capace di inventare formazioni offensive e all’occorrenza trasformare l’attacco in difesa. Vincente per natura, ma bersagliato al punto di essere bollato come antipatico, capace di metterci la faccia in ogni occasione di critica da parte della stampa e bravo a focalizzare ogni “tiro” su di se pur di salvaguardare la concentrazione dei suoi calciatori; si può dire che Josè Mourinho nei due anni di permanenza sulla panchina interista ha riscosso in proporzione più successi del “Mago” Herrera.
L’odierna formazione non è ancora lo scioglilingua come quella degli anni ’60 ma, credo, resterà a lungo nella mente e nel cuore delle migliaia di tifosi interisti.
Non
è un caso che la squadra porta il nome di Internazionale, infatti, militano
pochi atleti di nazionalità italiana e il gruppo è formato da calciatori
argentini, brasiliani e da altre nazioni europee, tutti fanno parte delle
rispettive nazionali.
Non riesco a dire chi in questi anni è stato il più bravo di tutti, ma vorrei spendere, in particolare, qualche parola di elogio, sul calciatore che da quindici anni è la bandiera della squadra: Javier Adelmar Zanetti.
Nazionale argentino, atleta e professionista esemplare, esempio per compagni e avversari, all’Inter dal 1995 Zanetti (uno dei primi acquisti del presidente Massimo Moratti) ha saputo distinguersi e farsi amare dalla tifoseria per impegno e attaccamento ai colori sociali, non a caso, è il capitano da quindici anni e conta (a oggi) settecento presenze in impegni ufficiali con l’Inter.
Mai come quest’anno è stato così ricco di successi per l’Inter: coppa Italia vinta in finale con la Roma, vittoria in campionato all’ultima giornata e coronamento del sogno Champions a spese della coriacea formazione del Bayern Monaco nella finale disputata al Santiago Bernabeu di Madrid.
Naturalmente c’era molta tensione tra i tifosi, nessuno osava esporsi più di tanto, onde evitare cocenti delusioni e poi si sa… ogni tifoso a modo suo ha i suoi riti scaramantici, anch’io… ho aspettato il che l’arbitro fischiasse la fine della finale per scrivere le mie sensazioni sulla mia squadra del cuore.
Il cielo è neroazzurro sopra Milano, ma stavolta l’inquinamento non c’entra! I campioni dell’Inter hanno riportato in Italia la coppa dalle grandi orecchie e pazienza se noi interisti abbiamo atteso quarantacinque anni.